Viaggio alla scoperta delle Alpi

Viaggio alla scoperta delle Alpi. Le Alpi, la catena montuosa tra Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania e Slovenia, ha molte storie da raccontare. Dalle immense scogliere coralline alle spettacolari cime innevate, dalla mummia ritrovata sulle Alpi Venoste alle scalate più drammatiche, dalle sue ricchezze naturali più ambite al disastro del Vajont, dal progressivo ritirarsi dei ghiacciai a territorio di conquista durante la guerra, da scenario sportivo al pericolo valanghe. Tutto ciò racconta di un ambiente ostile ed imprevedibile, ma affascinante e meraviglioso.



viaggio alla scoperta delle alpi
Paesaggio alpino

Dalle immense scogliere coralline alle spettacolari cime innevate

230 milioni di anni fa, le Alpi erano un ambiente completamente diverso dall’attuale, c’erano atolli al posto delle cime innevate, l’ambiente naturale ricordava quello dell’attuale Polinesia; complessi come quello della Marmolada non erano altro che immense scogliere coralline cresciute sopra dei vulcani sommersi. Le scogliere, nate grazie all’attività di spugne, alghe e coralli, le ritroviamo sotto forma di montagne nella medesima posizione di 200 milioni di anni fa. Boschi e valli separano oggi, come bracci di mare, le isole che si formarono nell’antico mare. In località Pesciara di Bolca, sui Monti Lessini (Verona), sono stati trovati molti fossili di pesci e piante di origine tropicale, custoditi al Museo dei Fossili di Bolca.

Fossile alpino al Museo dei Fossili di Bolca (Vr)
Fossile delle Alpi

Tutte questa lenta successione di eventi la ritroviamo scritta nelle rocce, nelle torri e nei paesaggi incantati delle Dolomiti. Ogni montagna che si è originata nelle Alpi, ha un suo proprio carattere e il Monte Cervino si distingue da tutte le altre. La cima del Monte Cervino è il prodotto della fusione delle placche continentali europea ed africana. Il primato del monte più alto lo detiene il Monte Bianco con i suoi 4810 mt di altezza.

Monte Bianco
Courmayeur ai piedi della catena del Monte Bianco

Sulle Alpi hanno trovato rifugio molti animali. Sulle Alpi vivono almeno 30.000 specie diverse di animali e piante, di cui 80 specie di mammiferi (linci, lupi, orsi, marmotte, daini, caprioli, per citarne alcuni) e 200 specie di uccelli (aquila reale e gipeti, per citarne alcuni). Tra le piante è rinomata la presenza della stella alpina, ma non è una pianta autoctona, in quanto proviene dalle alte steppe della Mongolia, trasportata sulle ali del vento.

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Stelle alpine

La mummia di Similaun o Otzi e le incisioni rupestri in Valcamonica

La mummia di Similaun, detta anche Otzi, è una delle mummie più famose al mondo; fu ritrovata nel 1991 sulle Alpi Venoste, in Val Senales ai piedi del ghiacciaio Similaun (Alto Adige), da una coppia di escursionisti tedeschi. Il corpo di un uomo primitivo è rimasto sotto il ghiaccio che l’ha protetto per oltre 5000 anni. Grazie allo straordinario stato di conservazione, è stato possibile ricostruire come e quando è morto, quanti anni aveva, cosa aveva mangiato prima di morire, dove era nato. Dunque, sappiamo che fu barbaramente ucciso con una freccia sulla schiena, dopo aver mangiato carne di stambecco, che era primavera (sono state trovate tracce di polline), che aveva circa 45-50 anni, che stava probabilmente combattendo e che era nato nella valle dell’Isarco. La mummia di Similaun è custodita al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano.

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Otzi, ricostruzione della mummia di Similaun

Anche le incisioni rupestri in Valcamonica testimoniano del fatto che le Alpi furono abitate anche durante la Preistoria. Gli antichi abitanti della Valcamonica, i Camuni, incisero su pietra le loro cronache quotidiane; sono incise scene di caccia, scene di vita quotidiana, riti religiosi, costumi e cultura di questi uomini vissuti nell’età del ferro. Il principale Parco delle Incisioni Rupestri si trova a Capo di Ponte, località Naquane (Brescia).

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Parco incisioni rupestri Valcamonica



Le scalate più drammatiche

Sulle Alpi, ogni cima, ogni ghiacciaio e ogni vallata ha una sua storia da raccontare, spesso drammatica. Le cime alpine divennero luogo di sfida e di conquista per uomini arditi che le sfidarono, anche a costo della vita. Fu così che nel 1936, i tedeschi Andreas Hinterstoisser e Toni Kurz iniziarono la scalata della insidiosa parete nord del monte Eiger, nel gruppo Jungfrau, vicino a Berna, in Svizzera. La parete nord dello Eiger è particolarmente difficile da scalare perché quasi verticale, esposta ai venti gelidi del nord ed a frequenti frane in estate. I due scalatori tedeschi furono presto raggiunti da due scalatori austriaci, Willy Angerer e Edi Rainer; i 4 scalatori proseguirono insieme la scalata, ma Willy fu prima ferito da un masso, poi si spezzo una gamba ed alla fine tutti rinunciarono all’impresa, tentando di scendere da dove erano saliti; purtroppo, arrivò una bufera di neve, in tre morirono, rimase vivo solo Kurz all’arrivo dei soccorritori, ma era in condizioni di estremo assideramento e così finì per morire pure lui. 2 anni più tardi, la cima fu conquistata da una spedizione austriaca-tedesca.

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Eiger, parete nord
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Eiger, scalata parete nord

Anche la conquista del Monte Cervino ha avuto pagine drammatiche. Un gruppo di scalatori britannici riuscì a salire fino in cima, dal versante svizzero, per la prima volta, nel 1865, ma la competizione con una squadra di italiani, ascesa dal versante italiano, l’ambizione e l’eccitazione per l’impresa storica, nonché una certa impreparazione furono concause della morte di alcuni alpinisti in cordata. La rottura della corda di sicurezza causò, infatti, la caduta nel precipizio di 4 scalatori su 7, durante la discesa. Ancora oggi, comunque, rimangono dubbi sulla dinamica dell’incidente. La corda rotta ed altri reperti sono esposti al Museo del Cervino, a Zermatt, in Svizzera. Leggi anche La conquista del Cervino tra successo e tragedia.

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Monte Cervino

Cercatori di minerali

Tra 28 e 20 milioni di anni fa, le Alpi stavano esaurendo la loro spinta verso l’alto, nella roccia metamorfica si aprirono fratture, le acque calde ancora in circolazione lentamente depositarono sulle pareti delle fratture sostanze che cristallizzavano; si crearono così le le cosiddette fessure alpine, estese da pochi centimetri fino ad oltre 20 metri, al cui interno vennero trovate una grande varietà di cristalli, conservati al Museo di Storia Naturale di Milano. Il trasparentissimo quarzo ialino, detto anche cristallo di rocca, è il minerale più celebre e ricercato nelle Alpi sin dai tempi antichi; già i romani lo avevano considerato e lo chiamavano ghiaccio eterno, mentre in epoca più recente veniva utilizzato per costruire i lampadari a goccia. Altri minerali sono presenti nelle Alpi: l’ametista (quarzo violaceo), l’ematite che forma meravigliose rose di ferro, la fluorite, la pirite e anche l’oro. Nelle Alpi che dal Piemonte scendono verso la Liguria sono probabilmente presenti depositi auriferi, ma difficilmente possono essere utilizzati, a causa dei problemi ambientali legati all’estrazione.

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Cristallo di rocca
Ametista

Fra tutte le ricchezze naturali delle Alpi, c’è la più importante: l’acqua. Sulle Alpi, le sorgenti d’acqua sono tante, scendono e formano torrenti, poi fiumi, rendendo fertili le pianure, producendo energia elettrica ed alimentando le industrie, oltre a dissetare le persone. Austria e Svizzera ricavano la quasi totalità dell’energia elettrica di cui hanno bisogno dall’acqua. Le centrali idroelettriche sono una fonte di energia pulita, anche se la costruzione di dighe e paesi sacrificati al progresso (Lago di Resia) anche cambiato il paesaggio alpino in certe aree e, a volte, causato disastri.

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Alta Val Venosta, Lago di Resia

I ghiacciai alpini

Quando l’acqua si trasforma in ghiaccio si formano i ghiacciai. I ghiacciai sono normalmente in costante movimento, avanzano e si ritirano, poi ri-avanzano e si ritirano di nuovo, ma con il riscaldamento globale questo andamento naturale si è interrotto, così molti ghiacciai si ritirano molto più di quanto riescano ad avanzare nella stagione più fredda.

Ghiacciaio della Marmolada, Italia
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Ghiacciaio Aletsch, Svizzera

Il riscaldamento globale ha lasciato le sue tracce sulle Alpi. Il ghiacciaio Aletsch, in Svizzera, sul massiccio dello Jungfrau, è un fiume di ghiaccio lungo 22 km, il più grande ghiacciaio delle Alpi; ebbene, negli ultimi 150 anni, la temperatura è salita di 1° C. sulle Alpi, ma la riflessione del sole sui ghiacci ha fatto salire ancora di più la temperatura, provocando lo scioglimento di strati ghiacciati e la riduzione visibile del ghiacciaio. Per chi volesse raggiungere il ghiacciaio Aletsch, vi può arrivare da diversi punti; dal basso della valle partono tre teleferiche che portano fino a metà percorso, da lì si può salire con un’unica teleferica che raggiunge il ghiacciaio, oppure si può salire a piedi seguendo diversi sentieri.

Ghiacciaio Aletsch, Svizzera
Ghiacciaio Aletsch, Svizzera

Anche il ghiacciaio francese Mer de Glace è un esempio tangibile degli effetti del riscaldamento globale. La roccia liberata dal ghiaccio e dal permafrost è più franosa e il ghiaccio che si scioglie provoca a valle inondazioni. Si calcola che i ghiacciai alpini abbiano perso metà del loro spessore. Un vero problema!

Mer de Glace, Francia

Il disastro del Vajont

Il 9 ottobre 1963 una frana si staccà dal Monte Toc, al confine tra Veneto e Friuli, precipitando nell’invaso artificiale costruito lungo il torrente Vajont. La grande diga del Vajont, alta ben 261 metri, resse, ma l’onda provocata dalla caduta dell’enorme masso si riversò a valle, travolgendo il paese di Longarone ed altre località vicine. Morirono circa 2000 morti.

Diga del Vajont (ft Venet01 da wikipedia)

Le Alpi durante la Prima Guerra Mondiale

Durante la prima guerra mondiale, le Alpi divennero terra di conquista ed il fronte si estendeva da Bormio, in Lombardia, sino al Mare Adriatico. Sono ancora visibili le trincee, ma il maggior nemico qui era la montagna stessa; il gelo, la caduta massi, le lastre di neve ghiacciata, la fatica, hanno ucciso più soldati da queste parti che i fucili. A Col di Lana, nel bellunese, metà montagna fu fatta saltare in aria per avanzare di poche centinaia di metri.



Lo sci sportivo

Già 4000 anni fa, gli uomini della montagna portavano gli sci ai piedi per muoversi da un luogo all’altro, lo testimoniano le incisioni nella grotta di Rodoy in Norvegia. E’ solo di recente, però, che lo sci è diventato uno sport, uno sport seguito da milioni di telespettatori. Le gare di sci hanno contribuito a rendere affascinante lo sci sportivo, ma la montagna rimane sempre un luogo che richiede la massima attenzione. Sciare in montagna è piacevole, ma i rischi non mancano, uno di essi è il pericolo valanghe.

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Sci sportivo

Le valanghe

Le principali cause delle valanghe sono una variazione rapida delle temperature ed un cambiamento atmosferico improvviso. Le valanghe sono un pericolo serio in montagna. Un episodio drammatico avvenne in Val di Fassa il 26 dicembre 2009; il giorno di Natale pioveva, ma il giorno successivo un bellissimo sole ed un sensibile rialzo delle temperatura convinse molti sciatori a salire in quota; due escursionisti esperti vollero raggiungere una cascata, ma alla sera non fecero ritorno al rifugio, al ché gli amici allertarono i soccorsi. In caso di valanga, il fattore tempo è determinante, così – pur essendo già buio – partirono 7 soccorritori che fecero riattivare la funivia del Pordoi per poter raggiungere più velocemente il luogo del probabile incidente; la sfortuna volle che una valanga li travolse, poco dopo essersi messi in marcia con gli sci, 4 soccorritori morirono subito, uno venne estratto vivo dalla neve e si salvò, insieme con solo altri due illesi.

Valanga

Buona vita!

Cinzia Malaguti

Alcune informazioni contenute in questo articolo sono tratte dal documentario di Alberto Angelo Ulisse: il piacere della scoperta, 2016, Rai Play