Giuseppe Ungaretti e la scarnificazione delle parole

Chi non conosce la poesia Mattina di Giuseppe Ungaretti? Sì dai, è quella con soli due versi, “M’illumino d’immenso“! Certo, tutti la conoscono perché Ungaretti è uno dei pochi autori del Novecento presenti nella memoria collettiva con le sue poesie. Il suo bisogno di scavare nelle parole, per arrivare al loro significato essenziale, è una caratteristica che contraddistingue la poesia di questo autore, da sempre alla ricerca della propria identità.

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori italiani. Nel 1912 si trasferì a Parigi dove si immerse nell’ambiente delle avanguardie; frequentò Guillaume Apollinaire ed altri artisti che lo ispirarono. Nel 1915 decise di arruolarsi come soldato semplice, in nome dell’Italia entrata in guerra; andò a combattere sul Carso e quell’esperienza a cui sopravvisse, nonostante fosse circondato dalla morte, lo segnò profondamente e fece sbocciare la sua poesia, in una sorta di slancio vitale quale reazione alla morte che così da vicino aveva visto; è del 1916 la pubblicazione di Il porto sepoltola sua prima raccolta di poesie. Dopo la fine della grande guerra, Ungaretti con la moglie Jeanne Dupoix si trasferì a Roma, poi aderì apertamente al regime fascista, ma con qualche riserva ed ingenuità. Nel 1931 pubblicò L’allegria e nel 1937 si trasferì in Brasile a seguito di un incarico universitario; la sua esperienza in Brasile fu rattristita dalla morte del figlioletto di 9 anni. Nel 1942, Ungaretti tornò in Italia dove ricevette dal regime fascista una cattedra universitaria e altri onori, per questo motivo nell’Italia repubblicana, per diverso tempo, non potette insegnare, ma continuò a scrivere poesie e raccolte, come Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Il taccuino del vecchio (1960). Morì a Milano nel 1970.

Le poesie di Giuseppe Ungaretti si riconoscono per i versi fatti di una sola parola, al massimo due, usate per indagare sul loro significato, per arrivare alla loro essenza; la poesia Fratelli, ad esempio, è un’indagine sulla parola “fratelli”, ci gira intorno, la smonta, le toglie tutta la sabbia che la ricopre, per trovare il mare.

Sono 4 gli elementi che caratterizzano la poesia di Giuseppe Ungaretti:

  • una particolare adesione alla vita,
  • uno straordinario potere di evocare immagini,
  • un bisogno di scavare nelle parole,
  • la necessità (che lo fece andare sul Carso) di definire la propria identità.

Con l’esperienza della seconda guerra mondiale, la sua poesia cambiò sfiorando l’ermetismo; non venne meno la sua passione per l’essenziale, ma le sue rime si appoggiarono di più alla tradizione letteraria classica. Non perse però il suo slancio vitale, nonostante tutto, così quando Eugenio Montale fu nominato senatore, Ungaretti affermò: “Montale senatore e Ungaretti fa l’amore“.

Personaggio curioso e poeta straordinario!

Cinzia Malaguti

Videografia: video documentario I grandi della letteratura italiana – Giuseppe Ungaretti su Rai Play

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