Le 5 principali cause di sofferenza

Deepak Chopra, eminente studioso e medico americano, ha identificato le 5 principali cause di sofferenza umana. Le sue analisi sono ad ampio raggio e di grande valore scientifico e spirituale. Le 5 principali cause della sofferenza umana sono il non sapere chi si è, l’accanirsi nel cercare di trattenere qualcosa che non esiste, la paura della provvisorietà, l’identificazione con l’ego e la paura della morte. Vediamole!



NON SAPERE CHI SI E’

La maggior parte della giornata la passiamo sotto l’influenza di condizionamenti, per lo più risalenti al periodo infantile quando ci facciamo un’idea del mondo osservando i comportamenti e gli atteggiamenti dei genitori e degli altri educatori (chiesa, scuola, amici, parenti). Questi condizionamenti si traducono in comportamenti automatici di cui, per lo più, non ci rendiamo nemmeno conto perché attivati dalla mente subconscia. Si può però riprendere la guida della propria vita.

Dobbiamo, allora, sapere due fatti incontrovertibili (al riguardo vi invito ad approfondire leggendo qualche testo del biologo cellulare statunitense Bruce Lipton):

  • ognuno costruisce la propria realtà attraverso atti selettivi di attenzione e di interpretazione, ossia gli eventi sono di per sé neutri, assumono le connotazioni secondo il corrente livello di consapevolezza (il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto).
  • sono i nostri pensieri a creare la nostra biologia, ossia gli stimoli sensoriali o ambientali vengono interpretati dalla nostra mente che attiva il cervello a produrre le sostanze bio-chimiche corrispondenti (dell’amore o della paura, della felicità o dello stress, dell’apertura o della chiusura alla vita).
  • non siamo vittime dei nostri geni, bensì comandanti, come dimostrano gli studi di epigenetica e la scoperta della telomerasi (un enzima che protegge il DNA dai danni della replicazione).

Nello specifico di ciascuno di noi, è poi importante mettersi al servizio, cioè contribuire a creare valore nel mondo, scoprire la propria missione, avere uno scopo nella vita. Comincia con l’osservare ciò che ti fa stare bene, ciò che fa cantare il tuo cuore, ciò che ti appassiona così tanto che passa il tempo che nemmeno te ne accorgi, ecco quello è il tuo scopo, riconoscilo, coltivalo ed esprimilo. La meditazione aiuta molto nello sviluppo delle proprie potenzialità perché ci riporta alla nostra interiorità, a domande su chi siamo? perché facciamo ciò che facciamo? cosa ha valore per noi? di cosa siamo grati? quali sono le nostre credenze?



AGGRAPPARSI MENTALMENTE, RIMUGINARE

La seconda causa di sofferenza umana è strettamente legata alla prima. La mancanza di conoscenza della realtà quale fonte di sofferenza è, infatti, esemplificata al massimo con la tendenza della mente umana ad aggrapparsi alle esperienze passate.

Ogni esperienza, in quanto tale, ha un inizio, un centro ed una fine, tuttavia cerchiamo di aggrapparci a qualcosa che non è permanente, trattenere qualcosa che non esiste e soffriamo per questo. Dobbiamo ricordarci che tutto nell’universo è attività, il nostro corpo è attività, niente resta fermo; il nostro corpo va avanti costantemente, non si ha mai lo stesso corpo di un attimo prima perché il ricambio cellulare, l’ambiente, il cibo, il metabolismo, le emozioni, i pensieri, l’aria, il movimento, le relazioni, ecc. cambiano continuamente, modificando la biologia del nostro corpo; pensa che il 98% del nostro corpo cambia ogni anno a livello cellulare.



PAURA DELLA PROVVISORIETA’

Il motivo per cui tendiamo ad aggrapparci a ciò che non è permanente trova origine nelle nostre paure, non ultima quella della provvisorietà. Dobbiamo imparare a fidarci della vita per superare la paura della provvisorietà.

IDENTIFICARE SE’ STESSI CON L’EGO

E’ causa di sofferenza anche identificarsi con l’ego, un’identità fittizia indotta dalla società. Il nostro vero sé è tutt’altro ed è collegato ad emozioni non indotte dal confronto o dal giudizio, bensì ad emozioni che ci collegano alla vita, quali l’amore (nelle sue varie forme, come la gentilezza, l’ascolto, l’aiuto), la gratitudine, l’equanimità, la gioia. La meditazione, soprattutto la meditazione trascendentale, è uno strumento determinante per trovare il proprio centro identitario, cioè per connettersi con la propria anima, il proprio vero sé.

PAURA DELLA MORTE

Se riusciamo a trovare il nostro centro identitario, anche la paura della morte scompare. Allora arriviamo a sapere che la morte accade ad un’esperienza, non a noi.

Buona vita!

Cinzia Malaguti