Cellule staminali per la cura del Parkinson

La mia mamma morì alla fine del lungo calvario della malattia di Parkinson e leggere delle nuove speranze di cura riposte dalla ricerca scientifica sulle cellule staminali, mi riempie di empatia per i malati che stanno soffrendo, me li fa sentire vicini nel loro dolore e nelle loro speranze. Facciamo il punto sulla ricerca scientifica sulle cellule staminali per la cura del morbo di Parkinson.

Alla base del Parkinson c’è la progressiva morte dei neuroni dopaminergici (che producono il neurotrasmettitore dopamina); i farmaci a base di dopamina controllano bene i sintomi iniziali, ma non frenano la progressione della malattia e con il tempo perdono efficacia, mentre crescono gli effetti collaterali come i movimenti involontari incontrollabili (discinesie). Ecco perché sono necessarie terapie più incisive, quali il trapianto di cellule, che rimpiazzino i neuroni morti.

Un uomo con la malattia di Parkinson, si noti la postura flessa
Un uomo con la malattia di Parkinson, si noti la postura flessa

Quella della terapia cellulare non è, tuttavia, una storia recente, ma è una storia difficile, segnata fin dagli inizi da intuizioni, tentativi, entusiasmi e delusioni. La ricerca scientifica sull’utilizzo delle cellule staminali però non si è mai fermata e, nel 2009, è nato un Consorzio finanziato dall’Unione Europea, Transeuro, per preparare un trial sulla base di quanto emerso dalla raccolta di tutti gli studi sull’argomento.

La ricerca sulle cellule staminali per la cura del Parkinson si è concentrata, alla fine, sull’utilizzo di due tipi di cellule staminali, ritenute più efficaci: quelle embrionali e quelle adulte ringiovanite a staminali pluripotenti.

Ricostruzione trattografica delle connessioni neurali ottenuta con la tecnica di imaging a spettro di diffusione
Ricostruzione trattografica delle connessioni neurali ottenuta con la tecnica di imaging a spettro di diffusione

Il principio su cui si basa la cura con cellule staminali nel Parkinson è quello della loro plasticità terapeutica, ma i benefici non sono immediati (si parla di 3-5 anni) perché i neuroni impiegano molto tempo ad integrarsi e a funzionare a dovere; inoltre, l’efficacia dipende molto dalla sede del trapianto, dal microambiente, quindi sono necessarie ulteriori ricerche. Verrebbero iniettate cellule staminali già avviate verso il differenziamento nel tipo di neuroni da rimpiazzare; nel cervello le cellule completano il differenziamento e riparano la lesione.

La terapia con le cellule staminali, ancora in fase di approfondimenti e sperimentazioni, potrebbe rivelarsi molto utile anche nella cura di altre patologie neurologiche, come sclerosi multipla, degenerazioni retiniche, malattia di Huntington, sclerosi laterale amiotrofica, malattia di Alzheimer, ma il Parkinson resta il banco di prova privilegiato.

Tanti auguri di un proficuo lavoro di ricerca scientifica sull’utilizzo delle cellule staminali per la cura del morbo di Parkinson e delle altre malattie neurologiche.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia e sitografia:

G. Sabato, Staminali per il cervello, su Le Scienze, nr. 573

Consorzio Transeuro per il trattamento della malattia di Parkinson

Il sito italiano sulla malattia di Parkinson

Consorzio Europeo NeuroStemcellRepair

Center for iPS Cell Research and Application della Kyoto University

 

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