La propaganda elettorale ai tempi della Antica Roma

Ai tempi dell’Antica Roma si faceva propaganda elettorale scrivendo sui muri: il sito archeologico di Pompei ne è testimonianza. A Pompei sono stati ritrovati circa 2500 cartelli elettorali dipinti sui muri in nero o in rosso.

Pompei fu sepolta nel 79 d.C. sotto uno strato di cenere dall’eruzione del Vesuvio e ciò, pur seminando morte e distruzione, ha preservato importanti testimonianze storiche, riportate alla luce dal lavoro degli archeologi.

Una di queste testimonianze storiche è relativa ai cartelli elettorali che, a quel tempo, venivano scritti sui muri; essi contenevano non solo proclami scritti dal candidato, ma anche inviti di elettori (e non solo, come vedremo) a votare questo o quel candidato. Ogni muro poteva servire allo scopo e gli scritti su di essi rappresentavano manifestazioni di sostegno di singoli o di ordini professionali (panettieri, osti, parrucchieri, ecc.). Non mancava la contro propaganda, ossia annunci solitamente ironici con firme dichiaratamente false, tipo “i ladruncoli chiedono di eleggere Pinco Palla”.

Sui cartelli elettorali scritti sui muri nell’Antica Roma e a Pompei in particolare, non si esponeva il programma politico né promesse elettorali; ciò che si metteva in evidenza erano le qualità morali del candidato che lo facevano degno di occuparsi della cosa pubblica.

Nell’Antica Roma non tutti votavano e non tutti potevano essere votati; donne, schiavi e liberti (schiavi affrancati) non potevano né votare né essere votati, ma le donne potevano partecipare alla campagna elettorale, appoggiando un candidato attraverso i loro inviti murali, esattamente come gli uomini.

Cartello elettorale antica Pompei
Manifesto elettorale antica Pompei

Chi poteva essere eletto. Solo gli uomini ricchi potevano candidarsi ad una carica pubblica elettiva (duumviro o edile) perché solo loro potevano permettersi le spese elettorali e tutti gli obblighi successivi; le cariche elettive non erano remunerate ed il vincitore delle elezioni era tenuto ad utilizzare il patrimonio personale per organizzare spettacoli gratuiti, tra i quali i giochi gladiatori tanto amati dai cittadini; il patrimonio personale dell’eletto poteva poi servire alla realizzazione di opere o per rimpinzare l’erario. Oltre ad essere ricchi, i candidati dovevano essere nati uomini liberi, risiedere nella colonia o nelle immediate vicinanze, avere più di 25 anni e non praticare professioni infamanti come l’attore o il lenone (ruffiano, puttaniere).

Il ruolo delle lobbies professionali. Nella politica di Pompei, un ruolo importante avevano gli ordini professionali che, esprimendosi a favore di un candidato, convogliavano in un colpo solo i voti di interi gruppi verso quel candidato. I cartelli elettorali, pertanto, erano spesso inviti firmati da ordini professionali.

Come si votava. Il giorno delle votazioni tutti i cittadini che avevano diritto al voto si presentavano in un’unica convocazione; ogni cittadino avente diritto di voto depositava il proprio voto, per mezzo di una tavoletta, in un’urna o una cesta posta sul tavolo elettorale, collocato in un locale del foro, la piazza dell’Antica Roma.

I cartelli elettorali dell’Antica Roma e di Pompei in particolare potremmo definirli come forme di antica street art.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

Storica NG nr. 91

M. Beard, Prima del fuoco. Pompei, storie di ogni giorno, Roma-Bari, Laterza, 2012

R. Etienne, La vita quotidiana a Pompei, Milano, Mondadori, 1992

 

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