Neuroscienze, frutta e verdura per il cervello

Ho letto un interessante lavoro di Mark P. Mattson, capo del Laboratorio di Neuroscienze del National Institute of Aging  e professore di neuroscienze alla John Hopkins University School of Medicine, sul ruolo dell’ormesi, prodotta dall’assunzione di frutta e verdura, sulla salute del cervello.

L’ormesi è il risultato di una relazione di stimolo di una sostanza sulla funzione organica interessata che ha effetti benefici a basse dosi ed effetti dannosi ad alte dosi; in pratica, l’ormesi è una risposta adattogena allo stress. Ebbene, stando a questi studi e ricerche, non sono tanto gli antiossidanti contenuti in frutta e verdura ad essere benefici per la salute, ma i fitocomposti in esse contenuti. Sono fitocomposti quelle sostanze che le piante producono per difendersi dagli insetti (per loro corrispondono ad alti dosaggi) e che per noi esseri umani (per noi corrispondono a bassi dosaggi) diventano sostanze benefiche, così da innescare reazioni ormetiche.

Nel nostro organismo, queste sostanze stimolano le vie biochimiche che rafforzano la resistenza alle tossine vegetali stimolando le cellule neuronali a produrre antiossidanti e a distruggere i radicali liberi, regolando così l’efficienza energetica e, soprattutto, migliorando la cognizione nel suo complesso.

L’ormesi spiegherebbe anche perché i supplementi dietetici a base di antiossidanti spesso si rivelano inutili o addirittura dannosi: non sarebbero gli antiossidanti contenuti nei vegetali ad essere benefici, ma i fitocomponenti che stimolano le cellule, sottoposte a stress, a produrre antiossidanti endogeni, più efficaci per riequilibrarsi. In particolare, quest’azione risulta efficace con il sulforafano dei broccoli, la curcumina della curcuma e del curry e il resveratrolo dell’uva e del vino rosso.

La ricerca sui farmaci ormetici è importante perché le sostanze vegetali che inducono stress cellulare possono avere vantaggi rispetto ai farmaci tradizionali, di origine chimica, che provocano effetti collaterali sconvolgendo il normale funzionamento delle cellule nervose. I farmaci ormetici, in fase sperimentale, dovrebbero servire a curare malattie neurodegenerative come lAlzheimer e il Parkison, senza effetti collaterali, come spiega il Prof. Mark P. Mattson: “Le ricerche preliminari mostrano che le cellule nervose non muoiono: diventano semplicemente più capaci di resistere all’assalto dei radicali liberi e ai danni molecolari che sconvolgono il cervello“.

La ricerca continua.

Cinzia Malaguti

 

Fonte: Le Scienze, settembre 2015, edizione italiana di Scientific American

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