I 12 del Patrimonio culturale immateriale in Italia

Il Patrimonio culturale immateriale è un patrimonio vivente fatto di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze ed abilità di persone che le hanno ereditate di generazione in generazione e che le hanno adattate al mondo in cui vivono. Queste pratiche danno un senso di identità e di continuità alle comunità. UNESCO ha riconosciuto in Italia ben 12 elementi culturali da salvaguardare. Vediamoli uno a uno.



OPERA DEI PUPI SICILIANI

L’Opera dei Pupi Siciliani è una forma di teatro dove sono protagoniste le marionette. L’espressione delle marionette, il fragore delle armature, i colori dei fondali, il linguaggio dei cantastorie rendono l’Opera dei Pupi Siciliani un Patrimonio culturale unico al mondo. Esistono due scuole di Pupi, una di Palermo e una di Catania.

I Pupi della scuola di Palermo sono alti 90 cm, si possono inginocchiare e la spada non è fissa (la possono prendere e posare in qualunque momento); i Pupi della scuola di Catania, invece, sono alti 140 cm, hanno le gambe rigide e sempre la spada in pugno.

E’ il Puparo che crea e trasmette questo Patrimonio culturale perché è lui che costruisce i suoi Pupi, scrive il copione, realizza le scenografie, cura la regia dello spettacolo, manovra le marionette sulla scena ed interpreta i personaggi.

Nel 2008, UNESCO ha inserito l’Opera dei Pupi Siciliani nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Nel teatro di Pupi Siciliani operano, oggi, circa 10 compagnie stabili e 3 compagnie di giro; gli spettacoli durano 50 minuti. A Palermo si trova il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino che espone una nutrita collezione di Pupi siciliani e non solo. Per la tua vacanza a Palermo, leggi anche Palermo e dintorni, cosa vedere.

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Collezione Pupi Siciliani al Museo Int.le delle Marionette

IL SAPER FARE LIUTAIO DI CREMONA

Quello del liutaio è un antico sapere che permette la creazione di un prezioso strumento: il violino. Attraverso un complesso assemblaggio di legni diversi, lo strumento acquisisce un suono unico.

Come si costruisce un violino. Da 5 secoli, a Cremona, i maestri liutai praticano l’arte tradizionale del violino. Ogni liutaio costruisce da 3 a 6 violini all’anno e sono tutti pezzi unici. Per costruire un violino servono due legni: acero per fondo, fasce e testa, mentre per la cassa armonica serve l’abete rosso della Val di Fiemme. Le fasce vengono piegate a caldo, il fondo e la tavola armonica vengono contornate ed incollate sulle fasce, all’interno viene inserita l’anima che è l’elemento più importante; l’anima del violino è un cilindretto di abete che viene posizionato dietro il piede del ponticello e conferisce il timbro al violino.

Un po’ di storia. La liuteria a Cremona compare alla metà del XVI secolo; il primo artefice fu Andrea Amati, ma dopo circa un secolo comparve Antonio Stradivari che riuscì a perfezionare le qualità acustiche del violino. Agli inizi del 1800, Paganini suonò il celebre violino Cannone (così chiamato per la sua potenza sonora) costruito da Giuseppe Guarneri del Gesù. Dopo un lungo periodo di declino, l’arte del liutaio ha ripreso vitalità ed in città si contano circa 150 botteghe. Nel 2012, UNESCO ha inserito il Saper fare Liutaio di Cremona nella lista del Patrimonio culturale immateriale.

A Cremona si trova la Scuola Internazionale di Liuteria frequentata per più del 50% da stranieri ed Museo del Violino.

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Cremona, Bottega di Liutaio



IL CANTO A TENORE SARDO

Il canto a tenore sardo è fatto di suoni gutturali, timbri vocali particolari, versi dialettali su 4 voci che si uniscono e formano un canto unico. Il solista canta i versi, gli altri tre lo accompagnano emettendo solo sillabe.

Il canto a tenore sardo è un canto a fortissimo valore identitario. E’ tipico di 60 comunità del centro-nord della Sardegna che danno vita a 60 modalità di canto specifiche di ciascuna comunità. Il canto a tenore sardo viene oggi eseguito da molti giovani in forma spontanea nei locali. Nel 2008, UNESCO ha inserito il Canto a tenore sardo nella lista dei Patrimoni culturali immateriali da salvaguardare.

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Canto a tenore sardo (Tenores di Bitti, ft Sardegnabella)

LE FESTE DELLE GRANDI MACCHINE A SPALLA

Grandi e pesanti strutture di legno o di ferro vengono portate a spalla da centinaia di uomini in feste religiose dallo straordinario valore comunitario. Sono la Macchina di Santa Rosa a Viterbo, la Festa dei Gigli a Nola (Na), la Varia a Palmi (RC), la Faradda dei Candelieri a Sassari. Nel 2013 queste grandi macchine a spalla sono state inserite da UNESCO nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Il 3 settembre a Viterbo, la Macchina di Santa Rosa viene portata a spalla in processione da 100 uomini per 1200 metri, dalla Chiesa di S. Sisto fino al Santuario di Santa Rosa. La Macchina di Santa Rosa è alta 30 metri e pesa 2 quintali ed in cima porta la statua di Santa Rosa, la patrona della città.

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Viterbo, Macchina di Santa Rosa

La domenica successiva al 22 giugno, a Nola (Napoli), si svolge la Festa dei Gigli, in ricordo di un evento del V secolo, quando il patrono S. Paolino fece ritorno in città e fu accolto con dei gigli. Durante la festa, strutture a forma di giglio del peso di 25 quintali vengono portate a spalla da 128 persone che avanzano cullandole.

Nell’ultima domenica di agosto e con cadenza biennale, a Palmi, in Calabria, si svolge la Varia che rappresenta l’ascensione della Madonna in cielo. La macchina della Varia simboleggia la nuvola che porta in cielo la Madonna e, in cima a questa imponente struttura, siede una bambina che interpreta proprio la Madonna. Lungo i fianchi della struttura c’è un coro di 30 bambini, 20 bambole e meccanismi girevoli che simboleggiano il mondo. Il percorso processionale è lungo 700 metri.

La Varia di Palmi

La sera prima di ferragosto, a Sassari, sfilano 11 grandi ceri lignei del peso di 400 kg ognuno, portati da 8 uomini a passo danzante. E’ la Faradda dei Candelieri che rappresenta la discesa dei cieli, un omaggio alla Madonna per lo scampato pericolo della peste tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.



LA PRATICA AGRICOLA DELLA VITE AD ALBERELLO DI PANTELLERIA

A Pantelleria, l’isola italiana più a sud, si coltiva un’uva molto particolare, si chiama Zibibbo e da essa si ricava il Passito di Pantelleria. La particolarità di quest’uva è che viene coltivata su terreno vulcanico e su viti ad alberello, ossia a terra, senza tralci.

Pantelleria è la parte emersa di un vulcano profondo 2000 mt, battuta da forti venti; per evitare che la terra venisse trascinata via dai venti, gli abitanti hanno costruito dei muri a secco ed hanno formato terrazzamenti sui pendii, è su di essi che viene coltivata la vite dell’uva Zibibbo da cui si ricava il Passito di Pantelleria. La pianta viene inserita in una buca profonda 20 cm scavata nel terreno, in questo modo può trovare riparo dai venti che soffiano costanti ed i suoi grappoli possono crescere protetti dal fogliame.

L’uva Zibibbo assume un gusto caratteristico, grazie alla terra vulcanica, alla vicinanza del mare ed alla coltivazione ad alberello. La pratica agricola della vite ad alberello è tipica dell’isola di Pantelleria e solo su quest’isola viene così coltivata; per questa ragione, nel 2014 è stata inserita da UNESCO nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Vite ad alberello a Pantelleria

LA FALCONERIA

Sono 18 gli Stati nel mondo, tra di essi anche l’Italia, dove si pratica un’arte molto antica: la falconeria. Quella della falconeria è una pratica venatoria che nasce in tempi lontani ed accomuna culture diverse, oltre ad avvicinare l’uomo alla natura. Nel 2012 è stata inserita da UNESCO nella lista dei patrimoni culturali immateriali da salvaguardare.

Benché in passato siano stati addestrati rapaci a basso volo come l’aquila reale, sono i rapaci di alto volo, ossia i falchi, ad essere utilizzati per questa pratica venatoria; essi sono caratterizzati da ali lunghe ed appuntite con coda corta che gli conferiscono la capacità di volare a grandi altezze dal suolo per poi scendere in picchiata sulle prede a grandi velocità. Il falco pellegrino è il rapace più utilizzato in Italia. L’arte del falconiere, ossia di colui che addestra il falco nato in cattività, non s’impara sui libri, viene trasmessa per imitazione ed esperienza.

Origini della Falconeria. La falconeria nasce 4000 anni fa nelle steppe asiatiche in quanto i pastori locali, avendo molte greggi da gestire e difendere dai lupi, addestrarono allo scopo le aquile prese dai nidi. Da lì si diffuse nei paesi Arabi, mentre in Europa fu portata da Federico II di Svevia che imparò questa pratica in Sicilia dai suoi istruttori arabi. In Italia, la falconeria ebbe il suo apice durante il Rinascimento, alla corte dei Gonzaga a Mantova, degli Este a Ferrara e dei Visconti e Sforza a Milano.

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Falconeria

LA DIETA MEDITERRANEA

La dieta mediterranea è considerata uno dei regimi alimentari più salutari perché composta da cibi semplici e legati alle stagioni. Nella dieta mediterranea quello che non può mai mancare sono tre alimenti: l’olio d’oliva extra-vergine, i cereali e il vino. Nel 2010 UNESCO ha inserito la dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

La dieta mediterranea, naturalmente, non è un regime alimentare espresso solo in Italia. Sono ben 7 le comunità emblematiche della dieta mediterranea, luoghi in cui è espressa alla massima potenza: Italia, Marocco, Spagna, Grecia, Cipro, Croazia, Portogallo.

I pionieri della scoperta del valore della dieta mediterranea furono due scienziati americani che negli anni ’50 vennero a Napoli e scoprirono che non c’erano tante malattie cardiovascolari come negli Stati Uniti e che ciò era dovuto allo stile alimentare.

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Dieta mediterranea



L’ARTE DEL PIZZAIOLO NAPOLETANO

La pizza nasce a Napoli come cibo di strada, oggi lo chiameremmo street food, per poi divenire un’arte ed essere presente in tutto il mondo grazie all’emigrazione italiana dell’inizio del Novecento. La pizza napoletana ha bisogno di una lunga lievitazione, la si stende con la mani e la si farcisce con pomodoro San Marzano, mozzarella, basilico, una spolverata di formaggio, olio. La preparazione del pizzaiolo deve essere ben in vista nel locale, non in cucina.

Nel 2018, UNESCO ha inserito l’arte del pizzaiolo napoletano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

pizza napoletana

MURI A SECCO

La tecnica di fabbricazione dei muri a secco è uno dei primi esempi di manifattura umana, usata per fini abitativi ed agricoli, come i terrazzamenti di pendii scoscesi. Ne abbiamo già visto l’uso a Pantelleria dove servono a proteggere dal vento le coltivazioni agricole, come la vite dell’uva Zibello. Questa tecnica è presente in tutte le culture del pianeta, ma sono 8 i paesi che hanno conservato l’arte dei muri a secco e che, per tale motivo, sono stati inseriti nel 2018 da Unesco nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità: Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna, Svizzera.

Il muro a secco può essere realizzato in due tipologie: muro costruito con pietre grezze del posto, opportunamente selezionate e posate, oppure muro costruito con pietre semilavorate o lavorate di dimensioni notevoli.

Muro a secco di pietre grezze



TRANSUMANZA

La transumanza è la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che si spostano dai pascoli delle zone collinari o montane verso quelli delle pianure, al variare delle stagioni. Con il sopraggiungere dell’inverno, il pascolo scende in pianura, mentre con l’arrivo dell’estate, sale in montagna, percorrendo le vie naturali dei sentieri (tratturi) originatisi dal calpestio delle greggi (e non solo) nei vari secoli.

In Italia, al giorno d’oggi è praticata solo in limitate zone alpine ed appenniniche, ma anche in Sicilia e Sardegna. La transumanza è spesso accolta con sentite feste.

Nel 2019, la transumanza di Italia, Grecia ed Austria è stata inserita da UNESCO nella lista del patrimonio culturale immateriale da salvaguardare.

Transumanza

ALPINISMO

L’Alpinismo è una disciplina sportiva basata sul superamento delle difficoltà che si incontrano durante la scalata di una montagna, su roccia, neve, ghiaccio o percorsi misti, utilizzando anche tecniche di arrampicata. Da sempre, audaci scalatori hanno affrontato la montagna e le sue insidie, ma è dal 1786 che l’alpinismo è diventato una disciplina sportiva. Tradizionalmente, la data di nascita dell’alpinismo è l’8 agosto 1786, giorno della prima ascensione del Monte Bianco. Memorabile è stata la scalata del Cervino nel 1865.

Nel 2019, l’alpinismo di Italia, Francia e Svizzera è stato inserito da UNESCO nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Alpinisti

FESTA DELLA PERDONANZA CELESTIANA

La festa della perdonanza celestiana si tiene annualmente a L’Aquila il 28 e 29 agosto. Questa ricorrenza avviene in ricordo dell‘indulgenza plenaria concessa da papa Celestino V nel 1294, a chiunque fosse entrato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, in occasione dei vespri del 28 e 29 agosto.

Nel 2019, la festa della perdonanza celestiana è stata inserita da UNESCO nella lista del patrimonio culturale immateriale da salvaguardare.

Buona vita!

Cinzia Malaguti