I benefici di una buona notte di sonno

Le ricerche degli ultimi venti anni cominciano a darci una spiegazione, pur in continua implementazione, del perché dobbiamo dormire. Il dato più chiaro è che il sonno non ha un unico scopo. Gli studi di questi ultimi venti anni hanno analizzato le correlazioni del sonno con le funzioni immunologiche, ormonali e del sistema nervoso centrale suggerendoci che, se non dormiamo a sufficienza, potremmo ritrovarci malati, sovrappeso, smemorati e depressi, oltre che stanchi.

Sonno e sistema immunitario

Gli effetti della deprivazione del sonno sul sistema immunitario sono marcati, è quanto suggeriscono due studi che hanno considerato la risposta dell’organismo all’immunizzazione con vaccini. La ricerca ha coinvolto due gruppi di volontari; dopo la vaccinazione, ai componenti del primo gruppo era stato permesso di dormire normalmente, agli altri era stato impedito di dormire per una notte intera. Dopo quattro settimane, i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue per misurare la quantità di anticorpi protettivi che il loro sistema immunitario aveva prodotto come risposta al virus nel vaccino. I risultati: il livello di anticorpi del gruppo che aveva beneficiato di una notte di sonno normale era più elevato del 97 per cento rispetto al livello del gruppo deprivato del sonno. Effetti negativi sono misurabili anche dopo una notte di sonno incompleta.

Sonno e sistema ormonale

Prove convincenti di un’alterazione della funzione ormonale a causa di sonno insufficiente derivano dagli studi condotti da Karine Spiegel. Durante la ricerca, ai volontari era stato permesso di dormire appena quattro ore per notte; dopo cinque notti di sonno limitato, la loro capacità di eliminare il glucosio dal sangue, processo controllato dall’ormone insulina, si era ridotta del 40 per cento. Un altro studio ha rilevato un aumento nella secrezione dell’ormone (grelina) che stimola il senso dell’appetito ed una diminuzione dell’ormone che inibisce il senso di fame. Queste ricerche mettono pertanto in relazione il sonno insufficiente con lo sviluppo del diabete e con l’aumento di peso.

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Sonno e sistema nervoso centrale

Una singola notte di deprivazione del sonno influisce sul deposito delle memorie emozionali, è questo il risultato di uno studio effettuato da Robert Stickgold e Matthew P. Walker. I risultati suggeriscono che, quando siamo deprivati del sonno, formiamo una quantità doppia di memorie di eventi negativi della nostra vita rispetto agli eventi positivi; “produciamo così una memoria distorta della nostra giornata, una potenziale causa di depressione“, afferma Robert Stickgold.

Il ruolo di una buona dormita nei processi di stabilizzazione selettiva, rinforzo, integrazione e analisi di nuove memorie è ormai riconosciuto da tutti i ricercatori come significativo. Agli inizi degli studi sul rapporto tra sonno e memoria, Avi Karni e colleghi in Israele dimostrarono che le prestazioni di alcuni soggetti, allenati per un compito di discriminazione visiva, erano migliorate durante una notte di sonno, ma a patto che fosse permesso loro di entrare nella fase di sonno REM, il sonno profondo durante la quale avviene buona parte dei sogni. Questo esperimento aveva dimostrato che il sonno, oltre a stabilizzare i ricordi impedendo che si deteriorino nel tempo, è in grado anche di perfezionarli.

Il sonno rinforza anche le capacità cognitive ed analitiche del cervello; grazie alla stabilizzazione selettiva delle informazioni, il sonno elimina “i rumori di sfondo” e trattiene gli elementi che considera preziosi. E’ per questa ragione che, se studiamo la sera prima di andare a letto, il nostro esame scolastico mattutino avrà risultati migliori che non se studiando la mattina con l’esame nel pomeriggio, a meno che tra lo studio e l’esame ci facciamo un bel pisolino.

Una possibile new entry nella lista dei benefici è l’eliminazione delle tossine dal cervello. A questo sembrano portare i risultati di una ricerca effettuata sui topi da Lulu Xie e colleghi dell’University of Rochester Medical Center. I ricercatori hanno iniettato nei topi la proteina beta-amiloide (precursore delle placche che determinano la malattia di Alzheimer) ed hanno scoperto che veniva eliminata dal cervello nel sonno con una velocità doppia rispetto a quella osservata negli animali svegli. Il maggior flusso del liquido cerebrospinale tra il cervello ed il midollo spinale che si verifica durante il sonno, probabilmente, ha contribuito a spazzare via la molecola potenzialmente dannosa.

Conclusioni

Dormire bene e a sufficienza influisce sulla nostra salute fisica e mentale e, pertanto, contribuisce al nostro benessere e in maniera maggiore di quanto potevamo pensare. L’elenco dei benefici non si esaurisce qui, man mano che la ricerca prosegue ed affonda la sperimentazione nei vari aspetti del funzionamento del nostro organismo, sono certa troverà altre correlazioni significative.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

R. Stickgold, Dormiamoci su!, Le Scienze, nr. 568

G. Tononi e C. Cirelli, La funzione del sonno, Le Scienze, n. 542

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