L’imperatore Teodosio a Costantinopoli, ora Istanbul

Quando andrete ad Istanbul, già Costantinopoli, ricordatevi di visitare l'area dell'Ippodromo in piazza Sultanahmet ed immaginare cosa vi succedeva 1700 anni fa, ai tempi dell'imperatore Teodosio, l'ultimo imperatore dell'Impero Romano a regnare su Oriente e Occidente. L'obelisco di Teodosio è una delle pochissime testimonianze superstiti dell'antica Costantinopoli romana.

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Ippodromo (circo romano) di Costantinopoli rappresentato da Jean Baptiste van Mour

Teodosio nacque in Spagna nel 347 e fu imperatore dal 379 fino alla sua morte, avvenuta nel 395. Teodosio è conosciuto per essere stato l’ultimo imperatore dell’Impero Romano a regnare sia su Oriente che su Occidente. Dopo di lui il comando dell’impero venne diviso tra i figli Onorio in Occidente ed Arcadio in Oriente.

A quei tempi, il potere si conquistava con le congiure di palazzo e con le armi; nemici interni e nemici esterni dell’impero venivano combattuti a volte con la diplomazia, ma quando non bastava si passava alle trame nascoste oppure alle battaglie militari. L’ascesa al potere di Teodosio non fu da meno.

Dopo la morte sul campo di battaglia dell’imperatore Valente, per mano dei goti, Teodosio ricevette il conferimento del titolo d’ imperatore d’Oriente. Sul cammino verso Costantinopoli, l’attuale Istanbul, inizialmente si stabilì a Tessalonica, l’attuale Salonicco, dove vinse i goti grazie soprattutto ad un’abile strategia diplomatica.

A Costantinopoli, Teodosio non godeva di legami personali, allora operò l’infiltrazione di uomini di sua fiducia, per ottenere quelle informazioni che gli permettessero il controllo dell’impero, la prevenzione di eventuali congiure e l’eliminazione di collaboratori infidi. Nel contempo, utilizzò la diplomazia per cercare il favore delle élite locali, sia disponendo mirati provvedimenti economici, sia stringendo rapporti con alcune personalità di riferimento.

Teodosio emise numerosi editti in materia religiosa, tra i quali il più famoso è l’editto di Tessalonica rivolto contro le confessioni cristiane definite eretiche, rispetto a quella nicea da lui abbracciata. A Costantinopoli tuttavia non tardò il giro di vite nei confronti del paganesimo, vietandone i rituali e invitando alla delazione.

Obelisco di Teodosio, particolare della base: Teodosio offre il lauro della vittoria
Obelisco di Teodosio, particolare della base: Teodosio offre il lauro della vittoria

Con l’imperatore Teodosio, Costantinopoli, l’odierna Istanbul, divenne la “seconda Roma”. Costantinopoli in quel periodo si arricchì di palazzi, chiese e monumenti, ma purtroppo poco è rimasto degli interventi urbanistici e decorativi di Teodosio a Costantinopoli. L’obelisco di Teodosio rappresenta una delle pochissime testimonianze superstiti; si trova nell’attuale piazza Sultanahmet e fu fatto trasportare dall’Egitto a Costantinopoli da Teodosio, così da erigerlo nell’ippodromo; l’ippodromo, progettato su modello del circo Massimo di Roma, fu il fulcro della vita cittadina per secoli, luogo dove avvenivano le corse con le bighe che tanto divertivano la popolazione. L’obelisco di Teodosio riporta alcune iscrizioni d’epoca romana e anche rappresentazioni di alcuni membri della famiglia dell’imperatore.

Nell’impero romano d’Occidente, intanto, c’erano delle spine sui fianchi. Sull’usurpatore Magno MassimoTeodosio ebbe la meglio presso Aquileia; dopo la morte dell’imperatore d’occidente Valentiniano II e la sconfitta dell’usurpatore Flavio Eugenio, Teodosio fu così libero di governare da solo tutto l’impero romano.

Dopo la sua morte avvenuta nel 395, l’Impero fu suddiviso tra i suoi due figli, Onorio e Arcadio.

Obelisco di Teodosio, Ippodromo Istanbul, Turchia
Obelisco di Teodosio, Ippodromo Istanbul, Turchia

Quando andrete ad Istanbul ricordatevi di visitare l’area dell’Ippodromo in piazza Sultanahmet ed immaginare cosa lì succedeva 1700 anni fa!

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

J. Mordenti, Teodosio, Storica NG nr. 82

H. Leppin, Teodosio il Grande, Roma, Salerno Editore, 2008

A. Cameron, Il tardo Impero romano, Bologna, Il Mulino, 1995