Il filo che lega il riscaldamento globale con il terrorismo islamico

Il problema di riscaldamento del pianeta, il conflitto in Siria ed il terrorismo dell’Isis sono legati da un filo comune, dove la siccità produce carestie, genera spostamenti umani e povertà, causa tensioni e ribellioni, alimenta esasperazioni e fanatismi.

Il progressivo riscaldamento del pianeta, a causa dell’eccesso di CO2 nell’aria, causato dall’utilizzo intensivo di combustibili fossili nel corso degli anni, ha due principali effetti: l’ innalzamento dei mari a causa dello scioglimento di ghiacciai con danni ai territori costieri e la grave siccità nelle zone aride, come sono quelle del Medio Oriente, con perdite di raccolti e conseguenti carestie.

Cosa è successo in Siria. Non ho la verità in tasca, naturalmente, ma mettendo insieme un po’ di informazioni, facendo due più due, mi sento di tracciare questa spiegazione sulle origini del conflitto in Siria. La Siria ha vissuto, nel periodo immediatamente precedente lo scoppio della guerra civile, la peggiore carestia di sempre; la siccità ha generato spostamenti di massa dalle campagne alle città, elevando al quadrato il malcontento politico che stava montando nella regione, a causa delle pratiche repressive del governo. Il malcontento per le repressioni e la carestia ha finito per alimentare l’affermarsi del fanatismo religioso, già latente e pronto ad emergere grazie alle guerre intraprese dall’Occidente in Iraq, dieci anni fa.

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I fattori che hanno contribuito all’instabilità della Siria e all’avanzata del terrorismo sono diversi, ma un ruolo non secondario l’ha avuto il problema del clima che richiede una risposta e per la quale si sta tenendo a Parigi la COP21 Conferenza sul clima.

Riuscirà la Conferenza sul clima a raggiungere un accordo fattivo e andare oltre le parole? Riuscirà la Conferenza sul clima a dare un sollecito impulso a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, il più rapidamente ed incisivamente possibile? Riuscirà la Conferenza sul clima a rendere praticabile l’esigenza di abbassare immediatamente i livelli di CO2 nell’atmosfera? Riuscirà la Conferenza sul clima a far assumere ai vari paesi impegni vincolanti ed esecutivi in materia di riduzione delle emissioni di gas serra? Riuscirà la Conferenza sul clima ad includere anche un programma per piantare un gran numero di alberi di specie native in Medio Oriente e nell’area del Mediterraneo, per assorbire un po’ di CO2 dell’atmosfera, diminuire la desertificazione e promuovere climi più freschi e più umidi? Riuscirà la Conferenza sul clima a promuovere investimenti e incentivazioni, arenati in molti paesi Italia compresa, per l’utilizzo delle fonti rinnovabili?

In gioco c’è tanto: la sicurezza e la serenità del nostro presente e del futuro nostro e dei nostri figli e nipoti. In gioco c’è la speranza di scongiurare un futuro nel quale ampie aree del Medio Oriente, entro la fine del secolo, “saranno interessate da temperature insostenibili per gli esseri umani”, come scrive la rivista Nature Climate Change in un recente rapporto sul clima.

Cinzia Malaguti

 

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