Maternità surrogata, il modello inglese

Maternità surrogata è quando il ruolo di madre biologica, di madre gestante e di madre nel quotidiano non è in capo ad un’unica donna. In Italia la legge 40 punisce severamente chi realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione, ma anche l’Italia si trova e si troverà, comunque, ad avere a che fare con figli nati da madri surrogate all’estero dove tali pratiche sono ammesse legalmente. Non ha, quindi, senso porre divieti, mentre è molto più saggio regolarla. Intelligente ed equilibrato è il modello britannico.

In Gran Bretagna la surrogazione è regolata già dal 1985. Possono farvi ricorso coppie eterosessuali, ma anche coppie omosessuali, che per motivi biologici o psicologici non possono portare a termine una gravidanza in proprio. Le portatrici o gestanti sono volontarie, devono essere in buona salute, devono superare un certo limite di reddito, per evitare che ci sia sfruttamento del bisogno, e non possono essere rimborsate con più di 10.000 euro, essendo assistite dal sistema sanitario nazionale come per qualsiasi gravidanza. Ogni portatrice può offrirsi per una sola gravidanza surrogata nella vita ed ha la libertà di scegliere la coppia per la quale vuole fare un figlio. (Fonte: Mente & Cervello nr. 137, maggio 2016)

In genere, alcune preclusioni della maternità surrogata si rifanno a considerazioni relative a problematiche di stabilità psicologica nel tempo dei soggetti coinvolti, gestante e bambino, in particolare; tuttavia, non esistono prove scientifiche a sostegno della sua pericolosità per la stabilità psichica dei soggetti coinvolti. Di certo occorre un grande equilibrio delle parti adulte coinvolte ed una preparazione psicologica al distacco della gestante dal bambino che è cresciuto dentro di lei per nove mesi. Per quanto riguarda il bambino, i problemi possono sorgere solo se si trova a vivere in un ambiente sociale, esterno alla famiglia, che lo addita o lo esclude; quindi molto dipende dal grado di maturità di una società.

L’Italia, come dicevo, ha deciso di punire la pratica della maternità surrogata sul suo territorio, ma deve comunque trattare amministrativamente i figli nati all’estero di italiani residenti. Se sono figli di una coppia eterosessuale, il figlio nato da una gravidanza surrogata può essere facilmente fatto passare per un figlio biologico della coppia. Se, invece, è un figlio di una coppia omosessuale, dal momento che l’Italia non riconosce questa possibilità, verrà trascritta solo la paternità o la maternità del genitore biologico, o di quello che si dichiara tale, perché nessuno va a fare un test del DNA per verificarlo.

Il legislatore italiano, in materia di maternità surrogata, si comporta così come uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia, ma ciò non cambia la realtà delle cose. Sarebbe molto meglio e molto più saggio regolare la materia.

Cinzia Malaguti

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *