Dino Campana, poeta incompreso

Dino Campana ebbe una vita inquieta, conobbe la follia, l’oltraggio, la violazione, la mancanza, ma amava la letteratura e leggeva Tasso, Ariosto, Dante. Passò da un manicomio all’altro per la sua impulsività o per vagabondaggio, ma nei momenti di tregua scriveva poesie. A Marradi, il suo nativo borgo tosco-romagnolo, il Centro Studi Campaniani cerca di recuperarne la memoria, restituendogli il riconoscimento di quel valore letterario che gli mancò in vita.

Marradi

Dino Campana nacque a Marradi, un piccolo borgo toscano vicino alla Romagna, nel 1885; non ebbe un’infanzia felice a causa del rapporto tormentato con la madre, la quale gli preferì sempre il fratello Manlio, di pochi anni più giovane; anche i rapporti con i coetanei del paese non erano buoni, probabilmente perché egli era troppo interessato alla letteratura e poco ai giochi; il giovane Dino, infatti, si appassionò di letteratura nella biblioteca dei preti del paese dove iniziò a leggere Tasso, Ariosto, Dante.

Dino Campana sviluppò un carattere inquieto e soggetto a terribili sbalzi d’umore; spesso veniva colto da attacchi d’ira furibonda ed ai momenti di lucidità alternava fasi in cui si esprimeva in modo sconnesso; a 15 anni fu mandato in collegio dai Salesiani, la prima volta che lo misero in prigione fu a Parma per un mese per rissa; emigrò in Svizzera e poi in Francia, fece diversi lavori, un po’ di tutto, viaggiò con i nomadi e visse anche all’addiaccio, fu arrestato anche per vagabondaggio. A 21 anni fu internato, per la prima volta, in manicomio ad Imola, dove rimase per due mesi; poi la sua vita scorse tra caserme, salvacondotti, fermi, fogli di via, nosocomi psichiatrici. La sua inquietudine trovava espressione fruttuosa nella poesia. Nel 1913, all’età di 28 anni, consegnò un manoscritto ad una coppia di editori di Firenze (Soffici e Papini), dopo un anno senza notizie, ne chiese la restituzione, scoprendo che era andato perduto, era l’unica copia; il manoscritto fu ritrovato cinquant’anni dopo nella casa di Ardengo Soffici. Fu così che Dino Campana fu costretto a riscrivere la sua raccolta di poesie, attingendo agli appunti e alla memoria; il nuovo manoscritto fu pubblicato a sue spese, gli diede il titolo Canti Orfici, in omaggio alla figura mitologica di Orfeo, il primo dei poeti-musicisti. Dino Campana ebbe una intensa quanto tumultuosa relazione con la scrittrice Sibilla Aleramo, finita all’inizio del 1917.

Nel 1918 venne internato presso l’ospedale psichiatrico di Villa Castelpucci, nei pressi di Scandicci (Firenze); morì nel 1932 per un’infezione inguinale che fu causata dal ferimento durante un tentativo di fuga dall’ospedale. La sua tomba si trova nella Chiesa di San Salvatore a Badia a Settimo di Scandicci.

Gli Appennini a Marradi

A Marradi, il suo paese natale, si trova il Centro Studi Campaniani, associazione culturale sorta con la partecipazione del Comune di Marradi e con lo scopo principale di costituire un centro di documentazione riguardante la vita e l’opera di Dino Campana. Quando andrete a Marradi per la rinomata Sagra della Castagna, passate a visitarlo!

Cinzia Malaguti

Videografia: video documentario L’attimo fuggente – Dino Campana su Rai Play

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