Tra Rinascimento e Barocco

L’arte tra Rinascimento e Barocco copre l’arco di circa un secolo – tra il 1520 ed il 1600 – ed è caratterizzata da tre fasi distinte. Nella prima fase gli artisti operano alla “maniera” (da cui il termine manierismo) dei loro illustri maestri rinascimentali, Michelangelo e Raffaello in primis, nella seconda fase l’influenza della controriforma voluta dalla Chiesa cattolica segna il ritorno ad una nuova concentrazione sul tema del sacro, infine con Caravaggio si assiste all’entrata in scena di nuovi soggetti.

La prima fase: il Manierismo

L’arte rinascimentale ha visto la ricerca della bellezza divina nell’uomo, rappresentato in primo piano con le sue forme toniche e possenti, il David di Michelangelo ne è un esempio su tutti. Michelangelo (1475-1564) e Raffaello (1483-1520) furono punti di riferimento per gli artisti della prima metà del Cinquecento che realizzarono opere alla maniera, sullo stile dei lori illustri maestri, da cui il termine di manierismo. La pittura della maniera aveva messo in campo le ragioni dell’arte per l’arte, ma in cui a prevalere era una sorta di lieve trasgressione che stesse tuttavia dentro alla regola dell’esaltazione delle forme dei grandi modelli di Michelangelo e Raffaello; quella lieve trasgressione era rivolta principalmente all’uso dei colori più intensi e ad una diversa e più corale disposizione dello spazio. Tra gli artisti del manierismo ricordiamo El Greco, Pontormo, Rosso Fiorentino, Daniele da Volterra ed altri. Si noti come anche l’arte di Michelangelo cambiò in quel periodo; il Cristo della Minerva scolpito da Michelangelo nel 1515 ca mette in primo piano la bellezza delle forme, solo una mano sorregge la croce, l’altra corre lungo il fianco; nella seconda versione del 1520 ca, entrambe le mani sorreggono la croce chiudendo la figura nel suo abbraccio; tra la seconda versione e la prima c’è dunque quella lieve trasgressione che va oltre la semplice esaltazione delle forme.

La seconda fase: la ventata neo-mistica

Il Concilio di Trento (1545-1563) e la sua Controriforma furono promotori di una ventata neo-mistica e la pittura voluta dalla nuova committenza papale avrebbe dovuto essere la Bibbia dei popoli. L’arte divenne così narrazione didascalica, nella quale la pittura tornò a farsi libro illustrato per illetterati. Furono interpreti di questa nuova fase Girolamo Muziano e Federico Zuccari, ma fu Federico Barocci, in primis, a coniugare, grazie alla riscoperta di Correggio, fervore religioso e sentimentalità prebarocca.

La terza fase: la fioritura di nuovi sensi terreni 

Parallelamente alla ventata neo-mistica, lo scrupolo di attenersi al “vero” o al “verosimile” finì per sviluppare una ripresa dell’autonomia degli studi storici e naturalistici. A Bologna con i Carracci (Ludovico, Annibale e Agostino) e a Milano con Caravaggio fiorirono nuovi sensi terreni e allora ogni soggetto della realtà trovò la sua rappresentazione.  La Conversione di Saulo (1587-1588) di Ludovico Carracci è una rappresentazione corale, direi teatrale, non più didattica, dove ogni figura è rappresentata senza tralasciare alcun dettaglio e con un uso perfetto del colore. Caravaggio va oltre e le scene religiose sono ancora più innovative perché i suoi soggetti sono presi dalla strada, sono figure vere (poveri, mendicanti, prostitute) ai quali viene data, almeno artisticamente, una speranza di salvezza; si noti Madonna dei Pellegrini (1604-1606) dove la Madonna con il bambino è una donna di strada a cui s’inchinano in preghiera due poveri con i loro piedi scalzi e sporchi; un bel cambiamento rispetto al neo-misticismo di qualche decennio prima.

Riassumendo

Agli inizi del Cinquecento l’arte rappresenta ancora l’idea e l’ideale di compiutezza umana pur con qualche sfumatura plastica, poi la ventata neo-mistica della metà del secolo irrompe sulla scena artistica senza lasciare spazio agli ideali terreni. Alla fine del Cinquecento una umanità intrisa di peccato, scalza e sporca bussa alle porte del cielo e diventa rappresentazione artistica.

L’eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio a Forlì

L’eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio è una ricca esposizione sulla storia dell’arte tra il Rinascimento ed il Barocco. La mostra è allestita a Forlì, Musei San Domenico, fino al 17 giugno 2018. Orario di visita: da martedì a venerdì, dalle 9,30 alle 19,00, mentre sabato, domenica e festivi, dalle 9,30 alle 20,00; lunedì chiuso.

Cinzia Malaguti