Letteratura – T. Terzani: Un indovino mi disse

"Un indovino mi disse" è la cronaca dei viaggi in nave, treno ed auto che il giornalista Tiziano Terzani fece nel 1993 in Asia, quando un indovino gli disse di non prendere aerei; questo modo di viaggiare è stata un'opportunità di vedere l'Asia dalla prospettiva della gente comune, della gente "vera". Dalla rapida occidentalizzazione al rimpianto per le identità in via di smarrimento, alla descrizione dei numerosi incontri che il giornalista ha avuto con indovini ed astrologi, il racconto scorre alimentato da malinconia ed inquietudine, ma anche da grande curiosità.

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Tiziano Terzani è stato per trent’anni corrispondente in Asia del settimanale tedesco Der Spiegel, ma non è mai stato il giornalista che prende le notizie di seconda mano, egli è stato un Giornalista, con la G maiuscola, quello che va dentro la notizia, che la osserva, la scruta, la esplora e poi la pubblica. Questo è il genere di giornalismo che mi piace, alimentato dalla curiosità e dalla ricerca della verità, qualunque essa sia.

Di Tiziano Terzani ho letto due libri che possiamo definire un mix di reportage e riflessioni: La fine è il mio inizio: un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita e Un indovino mi disse.

De La fine è il mio inizio trovate i miei appunti a questo link, mentre qui vi racconto qualcosa de Un indovino mi disse.

Un indovino cinese disse a Terzani di non volare nel 1993, lui per un principio di precauzione gli diede ascolto, muovendosi solo in treno, nave e auto; quella fu un occasione per riscoprire la vera Asia, non quella dei ministri e degli ambasciatori, ma quella della gente comune.

Un indovino mi disse è la cronaca dei viaggi che Terzani fece in quell’anno, il 1993, senza aerei: Thailandia, Birmania, Laos, Cambogia, Vietnam, Singapore, Indonesia, Cina, Mongolia, Russia.

Quel 1993 di viaggi lenti che lasciano più spazio all’osservazione e alla parola, dove il tempo e lo spazio riprendono tutto il loro valore, diventa un’occasione di godere del mondo da una prospettiva diversa e spesso ignorata. Il 1993 si rivelerà una straordinaria occasione per interessarsi all’aspetto meno solito delle cose, facendogli notare tutto ciò che in altri tempi gli sarebbe sfuggito.

Tiziano Terzani citazione

Si parla della Thailandia e del suo insensato scimmiottamento dell’Occidente, ma si parla anche di antiche tradizioni come quella delle donne giraffa in Birmania. Per la tribù birmana dei Padaung la bellezza di una donna dipende dalla lunghezza del suo collo al punto che, fin dalla nascita, le ragazze di quella tribù si ritrovano con grossi cerchi d’argento messi progressivamente a forza sotto il mento affinché, all’età di sposarsi, ciascuna abbia la testa distante quaranta-cinquanta centimetri dalle spalle e sostenuta e sostenuta da una pila di questi preziosi collari; nel caso se li togliessero, finirebbero per morire soffocate: la testa ormai incapace di star su da sola, cadrebbe da una parte bloccando la respirazione.

Birmania, tribù Padaung, donna giraffa
Birmania, tribù Padaung, donna giraffa

Si parla dell’arte di divinazione, d’indovini e di superstizione: sia i thai che i birmani credono che il fato non sia ineluttabile, ossia credono che si possa cambiare, cosicché credono che la predizione di una disgrazia possa permettere a chi dovrebbe esserne colpito di evitarla, attraverso l’acquisto di meriti oppure facendo accadere qualcosa che è, in apparenza, simile alla disgrazia prevista e che perciò soddisfa – diciamo così – le esigenze del destino. Queste credenze erano e forse sono prese molto sul serio ed adottate anche dai governanti, dall’esercito, dagli amministratori che prima di compiere atti importanti consultavano l’astrologo di fiducia.

Si parla di feng-shui, superstizione d’origine cinese ma ancora molto popolare in tutta l’Asia: esperti delle forze della natura vengono consultati da migliaia di persone e, su loro consiglio, cambiano la posizione dei loro mobili, i colori delle pareti in ufficio o la forma della porta di casa per propiziarsi la sorte. Persino i serissimi inglesi della Hong Kong Shanghai Bank, quando decisero di costruire la nuova sede di Hong Kong, per evitare grane con il feng-shui, ricorsero ad uno dei più famosi esperti della colonia; tantissimi particolari architettonici furono decisi da lui. Al di là dell’indubbio potere di autosuggestione, c’è il principio di ristabilire l’armonia della natura; per i popoli asiatici, malattia, disgrazie, sterilità o cattiva sorte sono il risultato della rottura di una qualche armonia.

Si parla della Malesia, dell’immigrazione cinese durante il colonialismo inglese, delle successive malsane divisioni di razza per contenere il potere dei cinesi e dei processi di islamizzazione. Oggi i malesi, che rappresentano solo la metà della popolazione, sono i soli ad avere pieni diritti civili e politici; i cinesi rappresentano circa un quarto della popolazione e spiccano nelle attività commerciali.

Si parla di Singapore definita dal giornalista “la Betlemme della nuova grande religione: la religione dei consumi, del benessere materiale, del turismo di massa”.

Singapore
Singapore

Un indovino mi disse è ricco di leggende e va bene, ma la descrizione dei numerosi incontri che il giornalista ha avuto con indovini e astrologhi viene a noia. Degni di nota sono il rilievo sull’occidentalizzazione della cultura orientale che spesso è selvaggia ed il contrasto tra paesi a sviluppo accelerato come la Thailandia e Singapore e quelli dove le tradizioni antiche e la cultura locale ancora tengono, come il Laos e la Birmania. Tutto il racconto, purtroppo, è pervaso da una cupa malinconia, alimentata dal rimpianto per le “cose” perse e dall’inquietudine per l’incertezza del futuro. Sinceramente non mi è piaciuto anche se ho trovato curiosità interessanti, come quelle qui segnalate.

Cinzia Malaguti