La coscienza: come un visitatore di una galleria d’arte

Parliamo di coscienza. La presenza della coscienza ci rende diversi dagli altri primati e può essere definita come consapevolezza degli stati mentali – percezioni, ricordi, desideri, ecc. – nella misura in cui una persona li conosce soggettivamente osservandoli nella propria mente. La coscienza è l’accesso introspettivo agli stati mentali.

Alcuni studiosi di neuroscienze la definiscono un’illusione, perché è solo un’esperienza soggettiva, non necessariamente corrisponde alla realtà fisica, ma certo è la realtà percepita dalla nostra coscienza. La coscienza in fondo non è altro che ciò che sentiamo a seguito dei tentativi d’integrazione tra moduli neuronali diversi, come schemi e comportamenti ricorrenti, passato e futuro, priorità e desideri, ecc.. La coscienza è però lo strumento del cervello attraverso il quale possiamo fare piani e prendere decisioni.

Mi è piaciuta, invece, la definizione di coscienza data da Nicholas Humphrey, professore emerito di psicologia alla London School of Economics e professore del Darwin Collega of Cambridge: “Potremmo paragonare la nostra esperienza soggettiva del mondo alla visita a una galleria d’arte, in cui l’artista che espone le sue opere è il nostro stesso cervello.”

Mi piace questa definizione perché rende conto della variabilità dell’esperienza soggettiva, sia in termine di contenuti (i quadri esposti, nella metafora) che in termine di qualità dell’artista che li ha prodotti (il nostro cervello, nella metafora).

Cinzia Malaguti

Fonte: Mente & Cervello – Le scienze 

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