Il campo di Fossoli, luogo della memoria

Il Campo di Fossoli si trova vicino a Carpi (Mo) ed è stato un campo di concentramento, tra il 1942 ed il 1944. Fu un campo di transito, in attesa della deportazione per lo sterminio, di ebrei e prigionieri politici. Nel dopoguerra, divenne prima campo di prigionia per “indesiderabili”, poi campo profughi di guerra, poi centro di ospitalità per bambini abbandonati e orfani, poi centro profughi istriani. Il campo di Fossoli è un luogo della memoria, per non dimenticare gli orrori alimentati dall’odio. Per amare ancora di più la pace e la democrazia.



La visita all’ex campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi (MO) lascia amarezza e rabbia per quanto anche lì è potuto accadere. Non vi troverete, però, forni crematori, ma strutture che furono adibite a dormitori e magazzini, perché fu un campo di transito, prima della deportazione per lo sterminio in Austria o Germania. Fu in funzione dal 1942 al 1944 e di lì passarono circa 5000 persone, tra ebrei e prigionieri politici. Pur non avendo la funzione dei campi di sterminio, le condizioni nel campo di Fossoli, pur non essendo – almeno inizialmente – umilianti, erano comunque precarie, disagevoli e malsane. Nel campo di Fossoli non si moriva sparati, ma ci si ammalava e si moriva di stenti. Nell’ultimo periodo di funzionamento del campo, quando la direzione fu affidata a generali tedeschi, le relative condizioni di libertà precedenti, all’interno del campo, subirono un drastico cambiamento e diverse persone cominciarono a “scomparire”, portate via ed uccise. Il campo di Fossoli venne sgombrato prima dell’arrivo delle truppe alleate.

campo di fossoli
Ex campo di concentramento di Fossoli (Carpi)

Il campo di Fossoli si compose in origine (1942) di due aree: il Campo Vecchio e il Campo Nuovo. Il Campo Vecchio fu demolito nel 1946, pertanto è visitabile solo il sito del Campo Nuovo, le cui strutture hanno subito nel tempo successivi adattamenti e ristrutturazioni dovuti alle diverse fasi di utilizzo del campo. Le attuali condizioni del sito sono frutto di una serie di stratificazioni d’uso succedutesi dal 1942 al 1970, cui è seguita una lunga fase di abbandono e di degrado. L’area superstite si presenta oggi al visitatore modificata rispetto al periodo bellico, per i successivi rifacimenti e deterioramenti degli edifici e per lo sviluppo di una vegetazione inesistente nel 1942/45.

campo di fossoli

Nell’immediato dopoguerra, le baracche del Campo di Fossoli furono utilizzate quale luogo di prigionia per militari che avevano combattuto al servizio dei nazifascisti e civili collaborazionisti; alcune baracche furono poi utilizzate quale centro di raccolta profughi dai lager in attesa del rimpatrio.



A partire dal maggio del 1947, le baracche del Campo di Fossoli vennero ristrutturate ed utilizzate a scopi abitativi. Inizialmente, il sito fu occupato da cattolici praticanti, guidati da Don Zeno Santini, che diedero vita alla comunità Nomadelfia per bambini abbandonati ed orfani di guerra; nel 1952, la comunità si trasferì a Grosseto, dove è tuttora presente. Dal 1954 al 1970, il campo divenne zona abitativa dei profughi italiani provenienti dall’Istria, passata sotto il controllo della ex-Jugoslavia; l’esperienza di quello che fu chiamato Villaggio di San Marco, terminò nel 1970 con il trasferimento dell’ultima famiglia nel tessuto urbano di Carpi.

Campo di Fossoli

Nel 1984, lo Stato Italiano trasferisce l’area al Comune di Carpi affinché venga destinata alla “Istituzione del Museo – Monumento Nazionale a perenne ricordo delle vittime dei campi di concentramento e parco pubblico“. Dal 2001, la Fondazione ex Campo Fossoli cura la gestione del Campo e del Museo Monumento al deportato che si trova nel Palazzo dei Pio a Carpi.



Per la tua visita al Campo di Fossoli, consulta il sito della Fondazione Fossoli. Per approfondimenti e testimonianze, consulta il sito del Centro Studi Fossoli. Il libro-testimonianza di Ada Michlstaedter Marchesini, dal titolo Con l’animo in sospeso – Lettere dal Campo di Fossoli (27 aprile – 31 luglio 1944), lo trovi in versione integrale a questo link.

Buona vita!

Cinzia Malaguti