Muri nella società

Muri nella società. Nell’epoca della globalizzazione stiamo assistendo ad una crescita di muri fra le nazioni del mondo. Il muro divide per paura, per difesa, per arroganza, per consuetudine, per ignoranza, per opportunità, allora parliamo di muri. Sono molti i muri che conosciamo: politico, psicologico, funzionale, pubblico, sociale, muri di chiusura. Il muro però può diventare palcoscenico creativo ed espressivo e allora è apertura, vitalità.

Perché le nazioni erigono muri? Ci ricordiamo il muro di Berlino, divideva una città in due per motivi politici, fu abbattuto nel 1989; pensavamo che con la fine delle ideologie fosse finita la costruzione di muri tra i popoli, ma ci eravamo sbagliati. La frequenza con cui si sono costruiti muri negli ultimi 30 anni è impressionante; pensiamo al muro di filo spinato di cui si è circondata l’Ungheria per tenere lontani siriani ed altri immigrati o pensiamo al muro costruito dagli Stati Uniti per tenere lontani i messicani o tanti altri muri eretti nel mondo. Il fenomeno è così diffuso e trasversale da richiedere riflessioni. Nell’epoca della globalizzazione informazioni, risorse, merci ed uomini viaggiano senza confini; viviamo in una società che il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman ha definito liquida, una società in cui la mancanza di appigli solidi e sicuri crea un senso diffuso di insicurezza. Alcuni governi hanno cercato di rispondere alla società liquida con dei muri, per arginare ciò che per loro è debordante, in un atteggiamento di paura e di protezione che sa di Medioevo.

Muri nel mondo

Vediamo il caso dei recentissimi muri in Ungheria. A seguito del grande afflusso di migranti durante la Crisi Europea del 2015, l’Ungheria dichiarò che l’Unione Europea era “troppo lenta ad agire” e iniziò la costruzione di  una barriera lungo il confine con la Serbia nel giugno 2015; la barriera fu ultimata a settembre. L’impatto immediato della recinzione fu quello di bloccare l’ingresso in Ungheria dei migranti dalla Serbia, dirigendo il flusso verso la Croazia. L’Ungheria iniziò allora la costruzione di una seconda recinzione lungo il confine di 348 km con la Croazia, completandola nell’ottobre 2015. Migliaia di migranti furono così diretti verso la Slovenia, per cui l’Ungheria cominciò a costruire recinzioni sul suo confine con la Slovenia, ma la barriera di reti metalliche fu presto rimossa. Il 28 aprile 2017, il governo ungherese annunciò di aver completato una seconda doppia barriera, lungo i 155 km del confine serbo, dotata di allarmi e telecamere termiche. Secondo il governo ungherese, le recinzioni hanno causato il crollo dell’immigrazione clandestina ed ha richiesto all’Unione Europea di rimborsare metà dei costi della barriera, richiesta naturalmente respinta dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. L’immigrazione dalla rotta dell’est è sì diminuita, ma perché l’Unione Europea ha pagato la Turchia, prima porta verso l’Europa, affinché la blocchi sul nascere. L’Ungheria ha costruito una prigione intorno ai suoi confini, dove i prigionieri sono i suoi stessi abitanti, oltre ad avere speso soldi inutilmente.

Muri nell’arte, The wall di Arnaldo Pomodoro

Le nostre città d’origine medievale sono circondate da mura, mura funzionali costruite nel Medioevo per la difesa della città dai barbari o dai nemici di turno, in un’epoca dove oscurantismo, guerre e feudalesimo segnavano la vita delle comunità.

Se c’è un muro c’è inclusione e c’è esclusione, ma il muro può essere solo nella testa di chi lo percepisce. C’è il muro psicologico dell’indifferenza e c’è quello legato al genere, alla razza, all’etnia, alla religione, ma c’è anche il muro del burocrate e quello legato alle disponibilità economiche. Il muro è allora simbolo di incomunicabilità, retaggio culturale, stereotipo.

The wall, mostra a Bologna, foto di scritte sui muri

Il muro è anche supporto e palcoscenico creativo, dove disegnare e raffigurare in quella che chiamiamo street art. Il muro è anche supporto e palcoscenico espressivo per moti di protesta o sentimenti. Il muro in questi casi cambia la sua funzione e diventa apertura.

The Wall, mostra a Bologna

Una interessante mostra multimediale sul concetto di muro è allestita a Bologna a Palazzo Belloni, dal titolo The wall, fino al 6 maggio 2018. Pannelli interattivi invitano il visitatore ad esplorare il significato di muro nelle sue declinazioni, accompagnati anche dall’esposizione di opere d’arte tematiche.

Cinzia Malaguti