Guerra civile americana, la prima guerra moderna

Guerra civile americana durò quattro anni, dal 1861 al 1865, fu una guerra combattuta tra sostenitori dell’unione e secessionisti statunitensi, tra stati del nord e stati del sud, cruenta e motivata dagli interessi sudisti legati allo schiavismo. Fu anche la prima guerra moderna perché per la prima volta vennero usati sommergibili e mitragliatrici, i treni divennero fondamentali, così come il telegrafo, le trincee cominciarono a disegnarne il corso, ma soprattutto bombardare centri di produzione e infrastrutture divenne strategico. E’ l’America che fece da sfondo al film di maggior incasso nella storia del cinema: Via col vento. Ripercorriamo i punti salienti di questa guerra fratricida.



Lo schiavismo e le piantagioni di cotone

Dalla seconda metà del ‘700 il cotone divenne l’oro bianco nelle aree del sud degli Stati Uniti, veniva coltivato in estese piantagioni, raccolto ed esportato in tutto il mondo, fonte di ricchezza. Per le attività manuali venivano utilizzati gli schiavi d’origine africana che garantivano alti ricavi non essendo pagati, ma solo ospitati e nutriti nelle fattorie; gli schiavi non potevano allontanarsi senza il permesso del titolare del quale erano legittimamente proprietà. Le condizioni di vita degli schiavi nelle piantagioni erano proprie di chi era privato della libertà ed era considerato alla stregua di un animale da lavoro; solo chi lavorava all’interno delle fattorie, cioè nelle case, godeva di migliori condizioni. In alcuni stati del sud come la Carolina, gli schiavi erano il 60% della popolazione, comunque in tutti gli stati del sud dove erano presenti piantagioni di cotone gli schivi erano una grande risorsa economica a bassissimo costo.

Nell”800, però, il governo americano cominciò a parlare di abolire la schiavitù; di fronte alla sfida abolizionista, gli stati del sud risposero sostenendo la legittimità morale dello schiavismo in quanto, secondo loro, l’agricoltore si prendeva cura dei suoi schiavi e li civilizzava; una visione oggi inaccettabile, ma che nell”800 era largamente condivisa. La schiavitù non era solo un problema etico, era anche un problema di potere; gli stati schiavisti formavano nel congresso americano un blocco a sé e volevano mantenere il loro numero almeno uguale a quello degli stati liberi per non perdere il loro potere di veto; progettarono, addirittura, di annettere agli U.S.A. la schiavista Cuba.

La situazione precipitò con l’elezione di Abraham Lincoln, antischiavista, eletto Presidente nel 1860 senza vincere in nessuno degli stati del sud. Lincoln cercò di tranquillizzare gli stati del sud facendo in modo che non si sentissero minacciati dalla sua elezione, ma per i bianchi del sud egli era un lupo travestito da agnello. Il 12 aprile del 1861 ebbe inizio la guerra civile americana con l’offensiva sferrata nel South Carolina.



Durante la guerra, alcuni schiavi riuscirono a fuggire e si consegnarono alle forze nordiste, ma il loro arrivo creò un dilemma legale; esisteva, infatti, una legge federale sugli schiavi fuggitivi voluta nel 1850 su pressione degli stati del sud; questa legge imponeva la restituzione degli schiavi ai loro padroni, come oggetti di proprietà. Il generale a cui si rivolsero i fuggitivi trovò il modo di trattenerli come “prede di guerra”, sapendo che così facendo avrebbe indebolito il nemico, sottraendogli una risorsa economica. La schiavitù fu poi abolita nel 1865 con il XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, a seguito della fine della guerra civile.

Le sofferenze degli afroamericani, però, non finirono. Alla schiavitù, dopo l’abolizione, seguì la segregazione razziale. Le battaglie per i diritti civili arrivarono solo negli anni ’60, ma nel 2008 venne eletto Presidente degli Stati Uniti d’America il primo afroamericano: Barack Obama.

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Piantagione di cotone

Unionisti e Confederati

Due mesi dopo l’elezione di Lincoln, Mississipi e South Carolina votarono la loro indipendenza dall’Unione, poi seguiti da altri stati del sud; venne proclamata una nuova nazione, gli Stati Confederati d’America, guidati da un altro presidente, Jefferson Davis. Lincoln, naturalmente, rifiutò di riconoscere l’atto di secessione del sud e l’esistenza di un nuovo stato; per alcuni mesi, il governo cercò una mediazione politica alla crisi, ma le parti si radicalizzarono fino a che la parola passò alle armi. Le ostilità tra Unionisti e Confederati iniziarono il 12 aprile 1861 quando le forze confederate attaccarono Fort Sumter, a Charleston nel South Carolina, dove sventolava la bandiera a stelle e strisce dell’Unione. La guerra civile americana ebbe così inizio. Il governo pensò che fosse una guerra rapida, ma si sbagliava; la guerra civile americana, chiamata anche guerra di secessione, durò 4 anni.

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Dollaro con Lincoln

Il generale sudista Lee

Robert Edward Lee fu il generale più vittorioso, acclamato e famoso nelle fila dell’esercito sudista. Il 21 luglio 1861 gli eserciti del nord e del sud si scontrarono per la prima volta in campo aperto in Virginia; prevalsero i confederati, più motivati degli unionisti. A combattere erano, per lo più, volontari e la pressione sociale esaltava i giovani sotto le armi. Dopo questa prima vittoria dei sudisti, il nuovo confine che separava ad est il Nord unionista dal Sud ribelle era il fiume Potomac, tra lo stato della Virginia e quello di Washington DC. Gli stati ribelli erano 13.

La maggior parte delle battaglie nei primi anni della guerra si concentrò tra Washington DC (Unione) e Richmond in Virginia (Confederazione), distanti tra loro solo 155 km. In quest’area, il generale sudista Lee mise a segno molte vittorie, costringendo alla fuga l’esercito unionista a Gaines Mill, Fredericksburg, Chancellorsville, Bull Run. Nel porto di Norfolk, i sudisti riuscirono a recuperare lo scafo di un vascello abbandonato e a trasformarlo in una nave corazzata che fece affondare una fregata nordista, anche se il successo durò poco perché una nave corazzata più innovativa arrivò da nord e, dopo quattro ore di battaglia, vinsero i nordisti. Via terra, l’avanzata dell’esercito unionista ad est era preclusa, oltre che dall’abilità del generale Lee, anche dalla barriera naturale dei molti fiumi presenti in Virginia. Gli unionisti iniziarono così a guardare ad ovest per penetrare le difese dei confederati; ad ovest i fiumi non rappresentavano una barriera naturale perché erano navigabili, quindi erano una via di comunicazione rapida ed efficace.

Il generale Robert Edward Lee, intanto, continuava a combattere in Virginia. Nel luglio del 1863, a Gettysburg in Pennsylvania, venne combattuta una delle battaglie più importanti della guerra di secessione americana, conclusasi con una netta vittoria delle forze dell’Unione e la prima grande sconfitta del generale Lee, a capo dell’Armata della Virginia settentrionale, la principale forza militare degli Stati Confederati. La battaglia di Gettysburg arrestò l’offensiva in Pennsylvania dell’esercito confederato. Nell’aprile del 1865 l’Armata della Virginia del generale Lee si arrese e così fecero anche le altre. Dopo la fine della guerra civile, Robert Edward Lee cercò di smorzare i toni di chi non voleva darsi per vinto e divenne il primo sostenitore della riconciliazione.



Il generale nordista Grant

Il generale nordista Ulysses Grant prese il comando delle armate dell’Unione nel marzo del 1864, ma già da settembre del 1861 Grant guidò Armate a ovest del teatro di guerra, in qualità di maggior generale, riportando diverse vittorie. Grant guidò le armate unioniste nelle aree occidentali della guerra di secessione, utilizzando i fiumi presenti (Tennessee, Mississippi, Ohio) quali vie di comunicazione rapide ed efficaci ed ottenendo svariati successi militari; la battaglia di Shiloh in Tennessee è ricordata tra gli scontri più sanguinosi della guerra di secessione.

Nella veste di generale dell’Unione, Ulysses Grant guidò le fasi finali della guerra di secessione, quelle che portarono alla resa dell’Armata della Virginia del generale Lee nell’aprile del 1865, alla quale seguì la resa di tutte le altre armate sudiste. La resa finale fu anticipata da un attacco strategico decisivo, guidato dal generale d’armata Sherman, nel settembre del 1864 ad Atlanta; in una sorta di guerra totale, vennero prese di mira fabbriche di armi, ferrovie ed altre infrastrutture che misero in ginocchio il fronte sudista. Il generale dell’Unione Ulysses Grant venne, poi, eletto Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1869.

La fine della guerra e la fine dello schiavismo

Dopo la vittoria delle forze dell’Unione nella battaglia di Gettysburg e quelle nei territori ad ovest, il sud fu sempre più sotto assedio ed i porti, necessari per l’esportazione del cotone, erano bloccati. Inoltre, dopo tre anni dall’inizio del conflitto, era sempre più difficile trovare nuovi volontari. Le strategie di guerra totale (case incendiate, campi distrutti, popolazione allo stremo e affamata, infrastrutture inservibili) messe in campo dagli unionisti sfiancarono le residue energie combattive dei confederati. In questa atmosfera, nel 1864 gli eserciti di Grant invasero nuovamente la Virginia, mentre i sudisti si ripararono dietro fortificazioni, dando inizio all’ultima prova di forza, una guerra di trincea lunga ed estenuante. Qualche mese dopo, Atlanta venne messa a ferro e fuoco e nell’aprile del 1865 l‘Armata della Virginia del generale Lee si arrese ad Appomattox, a cui seguì la resa di tutte le altre armate sudiste. La guerra civile americana era finalmente finita, ma costò la vita di 750.000 persone. Nel 1865 il XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, firmato da Abraham Lincoln, pose fine alla schiavitù negli Stati Uniti.

Il 15 aprile 1865 Abraham Lincoln venne assassinato mentre assisteva ad uno spettacolo teatrale; il suo assassino riuscì a scappare, ma poi fu scovato in un fienile ed ucciso.

Curiosità

Pare che Abraham Lincoln chiese a Giuseppe Garibaldi di guidare un’armata unionista, ma egli respinse l’offerta perché aveva altri progetti. Di certo, nella guerra civile americana combatterono anche degli italiani, emigrati negli Stati Uniti, sia nello schieramento unionista che in quello confederato.

Per finire, un monito: tutte le guerre sono insensate ed offendono l’intelligenza umana!

Buona vita!

Cinzia Malaguti