Le compagnie di ventura

Il XIV ed il XV secolo furono tempi di guerre e di battaglie in Italia e le compagnie di ventura, guidate da abili condottieri e composte da mercenari, ne erano il fulcro; esse vendevano il mestiere della guerra e sorsero persino delle "scuole di guerra"; i condottieri combatterono ora per un principe ora per un altro, ma alcuni riuscirono a vestire i panni di prestigiosi governanti, in quella Italia divisa.

811
Battaglia di Sant'Egidio del 12 luglio 1416, Galleria degli Uffizi, Firenze

Il XIV ed il XV secolo furono tempi di guerre e di battaglie in Italia e le compagnie di ventura, guidate da abili condottieri e composte da mercenari, ne erano il fulcro.

In quegli anni, grandi e piccole famiglie lottavano per spartirsi la penisola, ingaggiando abili condottieri, le cui imprese segnarono la storia italiana tra il Trecento ed il Quattrocento dell’anno Mille.

Questi abili condottieri erano a capo di compagnie di ventura, organizzazioni commerciali che vendevano, alle piccole e grandi realtà politiche italiane, il mestiere della guerra, cioè senza improvvisazioni ed irrazionalità. Le compagnie di ventura, infatti, svilupparono delle vere e proprie “scuole di guerra” volte a migliorare l’arte militare, sia a livello strategico che tattico.

La centralità delle compagnie di ventura nello scacchiere geo-politico dell’epoca, permise ad alcuni valorosi condottieri di giocare partite politicamente ambiziose, al punto che taluni svestirono i panni militari per indossare quelli di prestigiosi governanti. Alcuni nomi?

Francesco Sforza (1401-1466), figlio illegittimo di un altro capitano di ventura, Giacomo Attendolo detto “Sforza” per la sua prestanza fisica, divenne Duca di Milano, dopo aver combattuto per diversi principati (come quello dei Medici di Firenze), per il Regno di Napoli e per lo Stato della Chiesa.

Francesco Sforza, ritratto da Bonifacio Bembo, Pinacoteca di Brera, Milano
Francesco Sforza, ritratto da Bonifacio Bembo, Pinacoteca di Brera, Milano

Andrea Fortebraccio (1368-1424), noto come Braccio da Montone, fu signore di Perugia (la sua città natale), principe di Capua, conte di Foggia, governatore di Bologna, L’Aquila, Spoleto, Orvieto, Narni, Orte, Teramo; lavorò per il Regno di Napoli e fu spesso in conflitto con lo Stato Pontificio; la sua attività di condottiero fu molto mirata a nutrire le sue ambizioni di costituire, sotto il suo governo, una Signoria del centro Italia. Fortebraccio morì in battaglia a L’Aquila dove combatté contro Francesco Sforza.

Andrea Fortebraccio, detto Braccio da Montone
Andrea Fortebraccio, detto Braccio da Montone

Sigismondo Malatesta (1417-1468) fu signore di Rimini e Fano ed uno tra i più valenti condottieri dei suoi tempi, tanto da essere chiamato “il lupo di Rimini”.

Sigismondo Malatesta ritratto da Piero della Francesca
Sigismondo Malatesta ritratto da Piero della Francesca

Castruccio Castracani (1281-1328) divenne Duca di Lucca dopo essere stato uomo d’arme anche in Inghilterra e Francia.

Erasmo da Narni (1370-1443), detto il Gattamelata, fu un abile stratega che servì Firenze, poi il Papato, quindi la Repubblica di Venezia, da cui ottenne la carica di Capitano Generale.

Francesco Bussone (1385-1432), detto il Carmagnola, era di umili origini, ma divenne Conte di Castelnuovo Scrivia e di Chiari; servì Milano e Venezia.

Bartolomeo Colleoni (1395-1475) fu un grande condottiero di compagnie di ventura, servì Venezia e Milano; a Venezia, una statua equestre del Verrocchio, in Campo Santi Giovanni e Paolo, gli rende onore.

Venezia, statua equestre dedicata a Bartolomeo Colleoni
Venezia, statua equestre dedicata a Bartolomeo Colleoni

Questi ed altri condottieri combatterono, ora per un principe ora per un altro, tra ambizioni e vittorie, ammirati e temuti, cogliendo opportunità o lottando per il potere e la gloria, in una Italia divisa.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

Storica NG nr. 93

M. Rufini, Quasi re. Le vicende di Fortebraccio capitano di ventura, Bologna, Minerva Edizioni, 2013