Chi sono i Rom – cultura e tradizioni

Chi sono i Rom cultura e tradizioni.

Dopo Chi sono i Rom – la storia, continua il mio viaggio di conoscenza frutto della lettura del saggio di Santino Spinelli, Rom genti libere – Storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto. Qui vi parlo della cultura e delle tradizioni di un popolo millenario che ha molto da raccontarci. La popolazione romanì è transnazionale e variegata; da ogni paese, che ciascuna comunità ha attraversato, ha raccolto qualcosa per adattarsi e sopravvivere, ma i valori di base sono rimasti e sono comuni.

La popolazione romanì in Italia

In Italia, la popolazione romanì non arriva nemmeno all’1% della popolazione totale ed il 60% sono cittadini di antico insediamento, con cittadinanza italiana. Le comunità romanés con cittadinanza italiana si suddividono in Rom di antico insediamento e Sinti di antico insediamento. I Rom di antico insediamento sono presenti nelle regioni centro-meridionali, vivono nelle case, svolgono attività di commercianti di auto usate, ambulanti, baristi, ristoratori, negozianti, operai, atleti, infermieri, assicuratori, artigiani, insegnanti, ecc.. I Sinti di antico insediamento sono presenti nelle regioni centro-settentrionali e sono soprattutto circensi e giostrai che vivono in lussuosi camper e roulottes. Le comunità romanés straniere sono Rom di recente immigrazione e vivono nei campi nomadi dove sono ghettizzati; essi provengono dai territori della ex-Jugoslavia e dalla Romania.



L’organizzazione sociale ed i valori culturali

L’organizzazione sociale ed i valori culturali della popolazione romanì si basano su alcuni pilastri intorno ai quali si sono plasmate infinite sfaccettature e sfumature nell’interazione con lo specifico vissuto. Sono, tuttavia, valori comuni a tutte le comunità romanés:

  • la famiglia, intesa come comunità allargata a tutta la parentela (generalmente 3 generazioni), centrale nell’aiuto reciproco e nella trasmissione dei valori; essa è patriarcale e dominata dagli uomini;
  • gli uomini e le donne hanno caratteristiche comportamentali e compiti sociali differenti; l’uomo domina la sfera pubblica e rappresenta la propria famiglia/comunità all’esterno; la donna si occupa della vita domestica ed il suo prestigio è in relazione all’attività di moglie e di madre;
  • i rapporti personali fra gli individui vertono sugli elementari concetti di “dare, avere, ricambiare” regolati dalla morale dell’onore, sia personale che della propria famiglia;
  • il dualismo puro/impuro è molto pregnante ed è collegato a quello di fortuna/sfortuna che porta le  comunità romanés a seguire una serie di rituali, ad esempio: le parti superiori del corpo (pure) e le parti inferiori (impure) devono essere lavate con differenti saponi ed asciugate con differenti panni, la biancheria intima femminile (impura) non va mai esposta pubblicamente, neanche dopo il bucato, una donna mestruata e nelle prime settimane dopo il parto deve usare posate personali e non le è consentito preparare cibo per gli uomini; insomma, avrete capito che la popolazione romanì è costituita da persone molto superstiziose e fataliste;
  • la verginità della donna è un valore quale garanzia di purezza e di bellezza della donna e di onore per lo sposo, oltre che di prestigio famigliare; secondo la cultura romanì, le pulsioni sessuali devono essere tenute sotto controllo perché corruttibili, così la donna romanì deve tenere sempre un comportamento modesto e pudico, non deve dare l’impressione di voler piacere apparendo sessualmente desiderabile agli uomini; se nubile, le è vietato vestirsi con scollature eccessive o con abiti provocanti; essa deve proteggersi con un abito tradizionalmente lungo;
  • un comitato di saggi, composto dagli anziani della famiglia allargata, ha il compito di dirimere e risolvere conflitti e dispute;



  • fra le attività tradizionalmente esercitate fin dalle origini sono da citare: la lavorazione dei metalli (fabbro, maniscalco, stagnino, indoratore, arrotino), il commercio e l’allevamento di animali (in particolare i cavalli), lo spettacolo viaggiante, la chiromanzia e la magia bianca, la vendita ambulante, le performance musicali e artistiche, nonché la fabbricazione e la vendita di svariati oggetti; altri mestieri degni di nota sono la compravendita di immobili, il commercio di antiquariato, lavori agricoli stagionali, il recupero e la rottamazione di materiali diversi. Occorre sottolineare che questo mondo di onestà e laboriosità è totalmente ignorato dai mass-media e di conseguenza dall’opinione pubblica; solo la cronaca e l’emarginazione appaiono in primo piano; certamente nelle situazioni di estremo degrado e di emarginazione, come quelle dei campi nomadi italiani, fioriscono, come in qualsiasi altro gruppo etnico, le attività illegali;
  • non esiste una religione tipicamente romanì, cioè con sacerdoti e templi, con culti e credenze originari; la spiritualità romanì è figlia dell’Oriente, arricchita di contributi dell’Occidente, frutti di adattamenti opportunistici; in generale, si può affermare che Rom, Sinti, Manouches, Kale e Romanichals collegano alle forze del bene e alle forze del male le due entità del destino, buona e cattiva sorte, che regolano e disciplinano ogni aspetto della vita, i diffusi e frequenti rituali servono ad evocare la buona sorte; la popolazione romanì, generalmente, non crede nella vita dell’aldilà, né tanto meno alla resurrezione;
  • la morte di un famigliare è un rito di passaggio per il defunto, un evento di separazione dal defunto per i famigliari e di aggregazione della comunità; alla morte sono associati riti di purificazione: tutto il cibo presente nella casa al momento della morte è buttato via, il bivacco dove la morte è avvenuta è abbandonato e trasferito altrove, spesso vengono bruciati tutti gli oggetti posseduti o toccati dal defunto; il funerale avviene in forma solenne e appariscente; la sepoltura viene fatta nei cimiteri dei gagi, ma addobbati per renderli diversi.
Rom

Devo dire che molti aspetti delle tradizioni e della cultura romanés mi ricordano la società patriarcale occidentale pre-industriale, come la netta separazione dei ruoli tra uomo e donna, sia all’interno che all’esterno della famiglia, nonché la presenza di una famiglia allargata. Mi sembra, inoltre, caratterizzante l’organizzazione patriarcale associata ad elementi rituali e fatalistici di chiara origine orientale (buona e cattiva sorte non legate al concetto di peccato, ma alla fortuna/sfortuna, da invocare con precisi rituali). Qualche anno fa entrai in contatto con una famiglia romanì di passaggio che vidi all’opera in un rituale di divinazione e chiromanzia, espressioni di un’arte secolare per la popolazione romanì; in quell’occasione, vidi abilità di movimento, ispirazione creativa e potenza intuitiva, ma anche uno spettacolo fatto per incantare, dare e dire allo spettatore ciò che egli voleva sentirsi dire; insomma, divinazione e chiromanzia sono una loro fonte di guadagno, assimilabile ad una qualsiasi altra espressione artistica, frutto di antiche tradizioni (come la musica, la danza, il canto, il circo, ecc.).



Per concludere questa seconda parte sulle comunità romanés, ricordiamoci che la popolazione, la cultura e le tradizioni romanés sono un patrimonio per l’umanità e sono ben altro rispetto ai campi nomadi, alla cronaca e all’emarginazione, funzionali agli interessi di pseudo-associazioni o cooperative che hanno tutto l’interesse a mantenerli in una condizione di emergenza, per sfruttare i soldi pubblici per sé, non per Rom e Sinti.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

Santino Spinelli, Rom, genti libere – Storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto, Milano, Dalai Editore, 2012

Leggi anche: Chi sono i Rom – la storia

 

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