Chi ha spostato il mio formaggio?

Titolo curioso per un saggio breve, anzi brevissimo, che utilizza una storiella di topi e gnomi quale parabola sull’importanza di mantenersi flessibili ai cambiamenti e di saper ridere di sé stessi e dei propri errori. Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson si legge in un’ora, ma il suo sottile messaggio è destinato a rimanere tutta la vita.

Chi ha spostato il mio formaggio? è suddiviso in tre capitoli che aprono e chiudono il cuore del racconto, appunto la storia “del formaggio spostato” raccontata nel secondo capitolo. Ha l’aspetto ed il sapore della favolina, ma v’invito a non demordere per assaporarne la profondità condita di leggerezza.



I protagonisti di questa storiella sono quattro personaggi di fantasia – i topolini Nasofino e Trottolino e gli gnomi Tentenna e Ridolino – che rappresentano la parte più istintiva, semplice e la parte più complessa di noi stessi, sempre presenti nella nostra natura, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla cultura o dal paese d’origine. Oggetto del racconto è il cambiamento, vissuto spesso con disagio e chiusura per paura di perdere qualcosa, ma che è – invece – spesso foriero di nuove e migliori opportunità. I quattro protagonisti rappresentano i vari modi con cui reagiamo al cambiamento; a volte ci comportiamo come Nasofino che fiuta per tempo il cambiamento, altre volte come Trottolino che scalpita per entrare in azione, altre volte ancora facciamo come Tentenna che nega il cambiamento e vi resiste; Ridolino, infine, è la nostra scelta migliore perché impara prontamente ad adattarsi e a ridere di sé stesso, migliorando la propria vita in un mondo che cambia continuamente.

Mantenerci flessibili ci aiuta sempre ad affrontare nel migliore dei modi la vita ed i suoi inevitabili problemi, traendone profitto; chi non rimane flessibile è destinato a rompersi alla prima tempesta.

Buona lettura e … buona vita!

Cinzia Malaguti