Volontariato etico vs volonturismo

Fare volontariato fa bene a sé stessi e agli altri, ma c’è volontariato e volontariato; c’è il turismo del volontariato, chiamato volonturismo, dove apposite agenzie ti fanno vivere un’esperienza di aiuto in un paese straniero, previo versamento di una quota, e c’è il volontariato etico dove l’esperienza è costruita senza l’intervento di intermediari e gli aiuti economici arrivano direttamente ai gestori locali dei progetti. La differenza è sostanziale perché nel volonturismo paghi una cifra all’agenzia, ma al progetto locale arrivano solo briciole. L’esperienza di Nicolò Govoni, giovane volontario prima in India poi a Samos, autore di alcuni libri, rivela come il volontariato etico sia la differenza tra business del volontariato ed aiuti concreti.



Celebrare la vita è farne il miglior uso possibile“, sono queste le parole che caratterizzano la giovane, ma già saggia vita e l’esperienza di Nicolò Govoni. Nicolò parte a vent’anni per fare volontariato in India dove mette piede in un piccolo orfanatrofio. Nicolò deve insegnare inglese, ma dopo un po’ si rende conto di quanto sia artefatta quell’esperienza e di quanti pochi aiuti economici arrivino a destinazione, cioè dove ce n’è bisogno. In quell’ambiente, controllato dall’agenzia, lui gode di privilegi perché quando tornerà a casa dovrà raccontare di una bella esperienza, affinché altri possano seguire il suo esempio, così vuole l’agenzia che gestisce queste attività di volontariato e alla quale ha versato una cifra non indifferente, volo escluso. La soluzione – però – non è criticare il volontariato in genere perché dietro ci sono interessi economici, si tratta di scegliere in maniera oculata e orientarsi sui contatti giusti. Nicolò racconta la sua esperienza nei suoi libri e qualche dritta la dà su come orientarsi nel mondo del volontariato. Nicolò rimarrà in India alcuni anni, durante i quali si laurea e, nel contempo, aiuta i bambini svantaggiati facendone una missione e dando senso e significato alla sua vita. Durante questi anni, però, Nicolò matura la consapevolezza delle storture del volonturismo, così fonda una ONLUS, raccoglie fondi ed aiuta direttamente l’orfanatrofio. Torna in Italia, scrive libri, il cui ricavato investe in attività di volontariato diretto, in India, ma anche a Somos, in Grecia; a Samos aiuta – con alcune collaboratrici – i bambini profughi. I libri vanno bene, dopo la prima auto-pubblicazione, l’interesse è tale che viene contattato da Rizzoli che decide di pubblicare i suoi libri; il ricavato finanzia le sue attività di volontariato etico.



Quella di Nicolò Govoni trovo sia una bella storia di generosità e di aiuto sinergico, ma anche una traccia del mondo del volontariato e delle sue ombre. Nicolò ha imparato sulla sua pelle che esiste un volontariato artefatto e poco utile alle comunità interessate, il volonturismo, e un volontariato diretto e mirato a progetti specifici, il volontariato etico. Non significa che il volonturismo sia sbagliato, si tratta di avere chiare le idee su quale tipo di esperienza di volontariato si vuole fare: un mese in un luogo esotico dove sentirsi un po’ più utili che a casa oppure un’attività a lungo termine concreta ed impegnativa?

Per chi vuole saperne di più dell’esperienza di Nicolò Govoni, i suoi libri sono: Uno (edito da Genesis Publishing, 2015) e Bianco come Dio (edito da Rizzoli Editore, 2018).

Cinzia Malaguti