L’uomo e le praterie

Nelle praterie l'uomo ha imparato a trovare cibo, da solo o con un po' d'aiuto, ha imparato a sfruttare l'erba per ricavarne cereali, ha imparato a catturare cavalli selvatici per ricavarne il loro latte, ha imparato a difendere con le unghie e con i denti le preziose mandrie e a radunarle anche in maniera molto efficiente. Vi racconto alcune storie di genti delle praterie.

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Kenya meridionale, prateria

Nelle praterie l’uomo ha imparato a trovare cibo, da solo o con un po’ d’aiuto, ha imparato a sfruttare l’erba per ricavarne cereali, ha imparato a catturare cavalli selvatici per ricavarne il loro latte, ha imparato a difendere con le unghie e con i denti le preziose mandrie e a radunarle anche in maniera molto efficiente. L’ingegno, il lavoro di squadra, l’intelligenza, il coraggio dell’uomo si sono affinati nelle praterie. Vi racconto alcune storie di genti delle praterie.

Prateria africana

Nella savana del Kenya meridionale, le erbe lussureggianti alimentano le più grandi mandrie spontanee del mondo, quelle della migrazione degli gnu. Il periodo della migrazione degli gnu sarebbe una grande festa per le genti della savana, se non fosse che esse non hanno né zanne, né artigli per catturarle, né gambe abbastanza veloci per colpirle. I cacciatori del Kenya meridionale si affidano all’astuzia per procurarsi il cibo sufficiente a sé stessi e alla loro comunità; come? lasciano che i leoni uccidano uno gnu per poi rubargli la cena da sotto il naso. Non sempre va tutto liscio ed occorre molto coraggio ad avvicinarsi al gruppo dei leoni che banchettano, ma se i nostri cacciatori si avvicinano in gruppo e senza paura, succede che i leoni si allontanano, lasciando sguarnita la preda; a questo punto, però, bisogna fare in fretta a staccare un pezzo di carne, perché i leoni fanno presto a ritornare sui loro passi.

Kenya meridionale, cacciatori in attesa
Kenya meridionale, cacciatori

Un po’ più a sud, nella prateria vicino al deserto del Kalahari, tra Sudafrica, Namibia e Botswana, i boscimani usano un’altra tecnica. I boscimani iniziano la caccia appiccando un fuoco vicino ad un corso d’acqua, nella speranza che – prima o poi – qualche antilope si fermi ad abbeverarsi; essi si nascondono per bene e possono passare giorni prima che qualche kudu vada a bere e a cui tirare un’imboscata; possono passare più giorni prima di poter tornare al villaggio con la preda con cui nutrire la famiglia e la comunità intera. Rimanere nascosti è importante non solo perché i kudu sono svegli, ma anche per evitare di essere visti da un predatore dell’uomo che abita queste terre, il leopardo.

Prateria vicino Kalahari
Prateria vicino Kalahari, boscimani

In Cambogia le praterie si ricoprono d’acqua durante la stagione dei monsoni ed è l’occasione per catturare una prelibatezza per le genti della prateria cambogiana: i serpenti d’acqua.

Prateria cambogiana dopo monsone
Cambogia, banchetto a base di serpenti

In Africa orientale, il lavoro di squadra per procacciare cibo o golosità viene fatto anche con l’aiuto di un uccello selvatico; i Masai, infatti, hanno imparato a collaborare con un piccolo uccello guida per procurarsi una dolce ricompensa: il miele. Queste genti della prateria africana hanno imparato a comunicare con questo piccolo uccello, in grado di localizzare con il suo olfatto il miele; fischiando avvisano gli uccelli della loro presenza, questi si mettono in movimento alla ricerca dell’alveare e, quando lo hanno trovato, cambiano fischio per avvisarli; arrivati sul posto, i masai estraggono il miele, ma sanno che devono pagare la loro guida con i favi pieni di larve.

Masai trovato alveare grazie a uccello guida
Uccello guida masai con ricompensa

Abbiamo imparato a trovare cibo nelle praterie selvagge, da soli o con un po’ d’aiuto, ma abbiamo fatto un grande passo in avanti quando abbiamo imparato a sfruttare l’erba. In origine, il frumento, il granoturco, il riso erano erbe selvatiche che poi l’uomo ha iniziato a coltivare; la coltivazione dei cereali ha permesso di nutrire molte persone, così siamo diventati stanziali ed abbiamo costruito case vicino ai campi, non più nomadi. Questa abbondanza creata dall’uomo attira molti animali che definiamo nocivi. Nelle pianure africane i killer dei cereali assumono proporzioni bibliche; è il caso della Tanzania, dove a marzo arrivano milioni di uccelli locusta che possono distruggere il raccolto in un’ora; l’unica rimedio è ridurre le perdite, distruggendo i loro nidi.

Tanzania, prateria coltivata a cereali
Uccelli locusta

La steppa della Mongolia è la prateria più estesa della Terra, qui vivono i cavalli selvatici; i mongoli delle praterie lottano per catturare le giumente che fornisce loro il latte da cui ricavano lo yogurt, ma non è un’impresa facile, anzi è faticosissima.

Steppa della Mongolia
Cavalli selvatici nella steppa della Mongolia

Le mandrie di bestiame sono un bene prezioso per molte genti delle praterie, sono il loro patrimonio, pertanto va difeso con le unghie e con i denti. Per le genti dell’Etiopia meridionale, la mandria è la loro ragione di vita e vengono organizzati periodicamente dei combattimenti per dimostrare chi è il mandriano guerriero a pieno titolo, il degno protettore dei suoi animali. Nella savana africana gli animali vengono guidati a braccio, ma nell’entroterra australiano lo fanno con un metodo più efficiente e meno faticoso: usano gli elicotteri.

Etiopia, mandria di bestiame
Australia, mandria guidata da elicottero

Leggendo queste storie si può proprio affermare che l’ingegno, il coraggio, il lavoro di squadra e l’intelligenza dell’essere umano si sono affinati nelle praterie.

Cinzia Malaguti

Videografia: video documentario Human Planet – Praterie della BBC su Rai Play