Spartaco, lo schiavo temuto dall’esercito romano

Spartaco era un condottiero della Tracia, regione collocata a sud-est della penisola balcanica, che fu catturato in battaglia dai Romani e fatto schiavo (epoca romana tardo-repubblicana). Fisicamente prestante e dotato di abilità militari, venne addestrato per diventare un gladiatore, ma preso cominciò a maturare l’idea di scappare. Ci riuscì e, insieme ad altri gladiatori, si mise in fuga, a loro si unirono altri schiavi scappati dalle campagne, riuscendo così a mettere a segno la più importante rivolta di schiavi e diseredati di tutta l’antichità. Insieme vinsero più volte contro diverse legioni romane, fino all’ultima decisiva che avvenne nel 71 a.C. e che mise fine alla loro avventura. Spartaco divenne un simbolo della libertà e della lotta all’oppressione, anche se il sistema schiavistico romano continuò ancora per diverso tempo.



A Santa Maria Capua a Vetere (CE) ci sono i resti di uno dei più importanti anfiteatri di tutta l’epoca romana. Fu proprio a Santa Maria Capua a Vetere che Spartaco venne portato per diventare un gladiatore. Spartaco era un soldato trace, combatté anche al fianco dei romani, ma poi i traci cambiarono schieramento e Spartaco fu fatto prigioniero, portato a Roma in catene e venduto come schiavo. Fu portato al campo di addestramento per gladiatori di Capua ed il suo primo combattimento avvenne nel 73 a.C..

La tradizione dei giochi gladiatori era molto sentita nell’Antica Roma, era uno spettacolo di massa molto atteso dal pubblico che scommetteva ed incitava i propri beniamini; era uno spettacolo cruento: il gladiatore sconfitto sollevava l’indice della mano e rivolgeva lo sguardo all’organizzatore dei giochi, a lui spettava la decisione finale, vita o morte; l’eventuale esecuzione avveniva con un colpo rapido diretto al cuore; solo il 20% dei combattimenti, però, si concludeva con un esito mortale perché ogni gladiatore era un investimento economico. L’anfiteatro di Capua dove combatté Spartaco venne distrutto e ricostruito poco più avanti, nel luogo dove possiamo, ancora oggi, vederne i resti.



Spartaco progettò la fuga e, insieme ad altri gladiatori divenuti amici, sorprese le guardie; riuscirono a scappare e si nascosero sulle prime pendici del Vesuvio, non lontano da Capua; all’epoca, il vulcano era senza cono perché l’eruzione non era ancora avvenuta, quindi era molto diverso da come lo conosciamo oggi. I romani inviarono 3000 uomini per scovarli, ma persero in battaglia, grazie alla grande abilità militare di Spartaco che, inoltre, conosceva le astuzie militari dei romani. Altre vittorie richiamarono molti schiavi (al tempo presenti in ogni attività), principalmente provenienti dalle campagne, dove lavoravano nelle cosiddette ville rustiche; si unirono a loro anche romani liberi, ma in povertà. I resti di una di queste ville rustiche, una delle più grandi, si trovano a nord di Roma (uscita Fiano), a ridosso dell’autostrada, sull’antica via Tiberina; è il sito archeologico Lucus Feroniae. Per procurarsi cibo, assaltavano le ville romane facendo delle vere e proprie razzie, ma Spartaco cercò sempre di contenere la violenza alimentata dal risentimento della schiavitù. I ribelli riuscirono a trovare appoggi nelle aree agricole e montane, ma non nelle città dove la ribellione non attecchì perché gli schiavi domestici vivevano in condizioni migliori, pertanto i ribelli dovettero mantenersi sempre alla macchia.

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Area archeologica villa rustica romana Lucus Feroniae

Dopo alcune vittorie, Spartaco decise di dirigersi verso nord per entrare in Gallia, questa decisione provocò una rottura del fronte dei ribelli che i romani riuscirono a sfruttare; il gruppo che non seguì Spartaco venne trucidato. Nonostante le diverse vittorie del suo gruppo contro legioni di consoli e proconsoli, Spartaco cambiò idea sul proseguire in direzione delle Alpi, decidendo di marciare su Roma. La conquista di Roma era però destinata a restare solo un’illusione perché Roma era ben difesa da alte mura e per la ragione che dicevo prima, ossia che nelle città i ribelli non avevano seguito, per le migliori condizioni di vita.

Dopo le sconfitte subite dalle legioni romane, venne inviato un comandante di polso, Marco Licinio Crasso, il quale ricorse persino alla decimazione dei soldati scampati (uno ogni dieci venne ucciso) per ristabilire la disciplina; egli costituì, poi, una imponente armata che seguì i ribelli diretti a sud, li accerchiò a Reggio Calabria. I ribelli credevano di poter andare in Sicilia, luogo dove avrebbero trovato sostegno perché già sede di precedenti ribellioni di schiavi; al riguardo, avevano fatto un accordo con dei pirati cilici, ma essi intascarono i soldi e non si fecero vedere. I ribelli di Spartaco vennero, dunque, accerchiati; Crasso fece costruire uno sbarramento per impedirne un’ulteriore fuga, ma gli uomini di Spartaco riuscirono a superarlo. L’ultima decisiva battaglia era, però, alle porte.



L’ultima battaglia avvenne nel 71 a.C., infuriò per ore, i ribelli combatterono con coraggio prima di cedere alle legioni di Roma. Spartaco cadde circondato dai soldati romani, ma il suo corpo non fu mai trovato. 6000 ribelli vennero crocifissi, un macabro monito verso gli schiavi che avessero pensato di ribellarsi a Roma. Alcuni riuscirono a scappare, ma vennero fermati più a Nord. Con quest’ultima battaglia finì l’epoca delle grandi rivolte servili. Il sistema schiavistico continuò, ma Spartaco divenne un simbolo della libertà e della lotta all’oppressione. Spartaco entrò nel Pantheon dei grandi nemici di Roma.

Buona vita!

Cinzia Malaguti