Ebrei e bolognesi ai tempi del ghetto ebraico di Bologna

Della presenza del ghetto ebraico a Bologna, nella seconda metà del 1500, c’è rimasto poco, qualche targa a memoria e per il resto occorre viaggiare di immaginazione lungo le strade del ghetto e visitare il locale Museo Ebraico. In quest’articolo vi accompagno in un viaggio nel tempo a memoria delle discriminazioni che subirono gli ebrei bolognesi (e non solo) per volere del potere ecclesiastico.

Bologna, quartiere ebraico, via dell'Inferno
Bologna, quartiere ebraico, via dell’Inferno

Prima di addentrarci nei luoghi del ghetto ebraico di Bologna, dobbiamo capire le motivazioni di tanta ferocia ed arroganza da parte del potere papale di quei tempi.

Religione ebraica e cristiana condividono le sacre scritture della Bibbia, ma solo nella parte relativa all’Antico Testamento, che contiene i principi e la morale di Dio. Gli ebrei, a differenza dei cristiani, non riconoscono il Nuovo Testamento, quello legato all’incarnazione di Dio in Gesù, morto in croce e poi risorto; a questo si deve aggiungere il ruolo dell’ebreo Giuda che, secondo l’interpretazione cristiana, tradì Gesù e ne procurò così la morte in croce.

Questa diversità nell’interpretazione delle Sacre Scritture, unita al tradimento di Giuda, urtavano il dogma della Chiesa, ma fu anche il grande potere economico che avevano gli ebrei dell’epoca a farli percepire una minaccia da estirpare; gli ebrei furono così rinchiusi in un ghetto per essere tenuti sotto controllo.

Bologna, quartiere ebraico, ingresso via dé Giudei oggi
Bologna, quartiere ebraico, ingresso ghetto via dé Giudei oggi

Il ghetto ebraico di Bologna è datato 1566, a seguito di un’ordinanza papale. A Bologna il ghetto aveva due accessi che creavano due luoghi separati; ogni accesso aveva un serraglio che veniva aperto la mattina e chiuso alla sera, era piantonato da guardie del papa e presidiato da strutture ecclesiastiche che avevano lo scopo di indurre la conversione attraverso prediche coatte; il ghetto era delimitato da mura costruite appositamente.

Per il ghetto degli ebrei fu scelto il quartiere delimitato dall’attuale via Zamboni e via Oberdan, costituito da via dei Giudei, via dell’Inferno, via Canonica, via del Carro, vicolo San Giobbe, vicolo Mandria e non distante dalla originaria zona di insediamento degli ebrei dalla seconda metà del XIV secolo. Il ghetto venne effettivamente chiuso solo per poco tempo nel 1566, a causa degli ostacoli e resistenze a trasferirsi altrove poste dalle famiglie cristiane che qui possedevano casa. Nove furono i punti stabiliti da sbarrare con porte e muraglie; un alto muro, ad esempio, chiudeva il passaggio da via Canonica a via Zamboni.

Bologna, quartiere ebraico, targa sinagoga
Bologna, quartiere ebraico, targa sinagoga

All’interno del ghetto si svolgeva tutta la vita della comunità ebraica e si concentravano i servizi e le istituzioni indispensabili ad essa. Nell’attuale via dell’Inferno, al vecchio civico n. 2638, ora n. 16, si trovava la sinagoga del ghetto nella “Casa dei Buratti”. In ottemperanza alla bolla (ordinanza) pontificia di Paolo IV (1555) una sola doveva essere la sinagoga attiva in ogni ghetto, senza alcun segno esterno di riconoscimento. Le sinagoghe esistenti prima del ghetto e al di fuori di esso vennero espropriate, distrutte o vendute.

I bolognesi cristiani furono tuttavia restii a seguire i dettami papali e molte attività economiche intrattenute con gli ebrei, compreso l’utilizzo del Banco dei Pegni per i prestiti di denaro, continuarono, nonostante il ghetto e le ordinanze ecclesiastiche.

Fu così che nel 1569 Bologna assiste alla prima cacciata dalla città, ma nel 1586 un’altra ordinanza ne permette il rientro per poi arrivare al 1593 con la cacciata definitiva. Se un ebreo era costretto a transitare da Bologna per una notte, al massimo 3 dietro permesso, poteva pernottare solamente all’osteria Cappello Rosso, oggi Albergo Cappello Rosso, in via dé Fusari.

Bologna, Palazzo Bocchi, iscrizione ebraica
Bologna, Palazzo Bocchi, iscrizione ebraica

Prima dell’istituzione del ghetto, alcuni bolognesi cercarono di favorire l’integrazione culturale tra ebrei e cristiani, come Achille Bocchi, uomo colto e di grande spessore, proprietario del Palazzo Bocchi dove, ancora oggi, si possono leggere, ai lati del portone d’ingresso, due iscrizioni, una in ebraico ed una in latino.

In via Indipendenza c’è il palazzo del Monte di Pietà, nato per fare concorrenza ai Banchi di Pegno ebraici.

Di recente è stato scoperto che il rotolo della Torah, di 36 metri, conservato nella Biblioteca Universitaria di Bologna, è il più antico testo sacro in ebraico completo: è stato datato tra la seconda metà del XII secolo e l’inizio del XIII

L’Associazione culturale Succede solo a Bologna organizza periodicamente visite guidate nell’antico quartiere ebraico di Bologna; per informazioni, date e prenotazioni consultate il sito.

Bologna, Piazza Maggiore
Bologna, Piazza Maggiore

Per la tua visita ai luoghi speciali di Bologna leggi anche Il Palazzo Magnani a Bologna, Il Palazzo Malvezzi a Bologna, Bologna e i suoi 7 segreti.

A presto!

Cinzia Malaguti

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