Quando a Bologna c’era un porto

Bologna è una città che ha cambiato il suo volto nel corso dei secoli. La Bologna che vi racconto è quella le cui tracce rimandano ad un passato di arti e mestieri antichi, per lo più scomparsi e legati alle acque dei suoi canali poi interrati, ma anche di realtà industriali di successo che hanno avuto il loro sviluppo embrionale proprio in città, come Maserati e Majani.

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Bologna, porto Navile oggi

Bologna è una città che ha cambiato il suo volto nel corso dei secoli. La Bologna che vi racconto è quella le cui tracce rimandano ad un passato di arti e mestieri antichi, per lo più scomparsi e legati alle acque dei suoi canali poi interrati, ma anche di realtà industriali di successo che hanno avuto il loro sviluppo embrionale proprio in città, come Maserati e Majani.

Bologna, porto Navile, foto d’epoca (collezione Genus Bononiae)

Oggi vediamo Bologna brulicare di attività commerciali, ma nella Bologna antica le arti ed i mestieri erano legati alle sue acque che alimentavano segherie e concerie; nella zona tra via Lame e via Marconi, vi era pure un porto fluviale, porto Navile, con tanto di Dogana e che collegava, per via d’acqua, Bologna al Delta del Po in due giorni, passando per Ferrara. Dove c’era l’antico porto, oggi c’è il Parco del Cavaticcio, dove c’era il magazzino del sale oggi c’è la sede dell’Arci-gay e dove c’era l’antico forno del pane oggi c’è un museo, il MamBo. In quella che oggi si chiama via Riva Reno e che incrocia le già citate Lame e Marconi, scorreva l’acqua del Reno dove era facile scorgere le lavandaie, intente a lavare i loro panni; il canale Reno fu poi interrato con i detriti della seconda guerra del Novecento, ma è rimasto il nome a ricordo di quel antico ruolo. Le acque dei canali che attraversavano Bologna fornivano l’energia per azionare i mulini ad acqua di vari opifici e fu così che Bologna poté sviluppare una fiorente industria (segherie, concerie, seterie) che le permise di rimanere autonoma dall’influenza imperiale; si consideri che nel 1300 esistevano alcune decine di mulini ad acqua, che divennero centinaia nel XVII secolo. I canali che attraversavano Bologna furono costruiti dall’uomo (canale di Reno, canali Cavaticcio e delle Moline, canale Navile e canale di Savena), ma c’era anche qualche rio che scendeva verso la città dalle colline e un torrente naturale, l’Aposa, intorno al quale furono costituiti i primi nuclei abitativi dell’antica etrusca Felsina. L’antica rete delle acque e dei canali che attraversavano Bologna è stata gradualmente interrata, un po’ perché le attività legate ai mulini ad acqua non erano più redditizie e un po’ per motivi igienici e di salute pubblica; in solo un punto l’acqua di un canale (Canale delle Moline) scorre alla luce del sole, lo potete vedere in via Piella, attraverso un’apposita finestrella. Tra via Righi e via Malcontenti, uno scivolo scendeva al guazzatoio destinato all’abbeveraggio del bestiame.

Bologna, via Riva Reno, lavatoio pubblico, foto d’epoca (collezione Genus Bononiae)

Tra le attività fiorenti a Bologna fino agli ultimi anni del Settecento, c’era l’arte della seta, sia come produzione che come commercio, favorendo una forte esportazione sia in Italia che in Europa. Quello che oggi è il Parco della Montagnola era, fino al XV secolo, luogo di coltivazione dei gelsi, i cui frutti servivano per alimentare i bachi da seta.

Sul canale Reno si affacciava la Manifattura Tabacchi che diede lavoro a molte famiglie, soprattutto nella prima metà del Novecento, quando l’aumento della domanda di sigarette fece impennare la manodopera, soprattutto femminile, dalle 200 unità di fine Ottocento alle 700. La Manifattura Tabacchi fu largamente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, tanto da far fermare la produzione per motivi di sicurezza; poi versò in stato di abbandono, fino alla recente riqualificazione urbana (cineteca e parco pubblico); la bella antica facciata è l’unica parte rimasta, in via Riva Reno.

Bologna, via Riva Reno, facciata ex Manifattura Tabacchi

Ora vorrei raccontarvi qualcosa di due aziende di successo nate nel centro storico di Bologna: la Majani e la Maserati.

Bologna, via Indipendenza, balconata stile liberty ex Majani

Majani, azienda alimentare di produzione di cioccolato, nacque nel 1796 in una piccola bottega artigiana, con annesso negozio, situata accanto alla Basilica di San Petronio; le attività si svilupparono gradualmente, ma il vero successo arrivò dal 1911 con il cremino Fiat, nato da un’iniziativa pubblicitaria per il lancio dell’automobile Fiat Tipo; il cremino Fiat, capostipite di questo tipo di cioccolato quadrato a strati, è ancora in produzione. Alla famiglia Majani si deve uno dei pochi palazzi in stile Liberty a Bologna: si trova in via Indipendenza e lo noterete per la bella terrazza semicircolare; qui, agli inizi del Novecento c’era un elegante punto vendita Majani. Majani ha oggi sede a Crespellano, ma potete trovare un fornitissimo negozio in via de’ Carbonesi nr. 5.

Majani, pubblicità cremino Fiat (1927)

Maserati, azienda meccanica di macchine sportive, nacque nel 1914 a Bologna in via de’ Pepoli, dove oggi si trova una targa a memoria. Il simbolo della Maserati è un tridente proprio a ricordare le sue origini bolognesi, cioè il tridente del Nettuno, la statua posta in bella mostra in piazza Maggiore. Maserati ha oggi sede a Modena.

Bologna, via de’ Pepoli, targa ex laboratorio Maserati

Per il momento mi fermo qua, ma seguite il blog perché c’è ancora tanto da raccontare su Bologna.

Buona giornata!

Cinzia Malaguti