Pitagora era vegano

Pitagora nacque a Samo (Grecia) nel 570 a.C., ma nel 540-530 a.C. fugge dall’isola, governata da un tiranno, per trasferirsi nel Sud dell’Italia, a Crotone. Pitagora fu matematico e filosofo e a Crotone fondò una scuola che combinava la conoscenza filosofica con elementi religiosi. Tra i precetti della sua scuola, c’erano tabù alimentari, tra i quali l’astinenza dal consumo di carne e pesce.

A dire la verità, quella di Pitagora, più che una scuola assomigliava ad una setta. Non si trattava solamente di apprendere nozioni matematiche o filosofiche, ma la frequentazione della scuola comportava l’adeguamento a stili di vita selettivi ed invasivi. Tra le idee filosofico-religiose di Pitagora, quelle più famose riguardano il concetto d’immortalità dell’anima e di reincarnazione.

Busto di Pitagora
Busto di Pitagora

Le regole della scuola di Pitagora. I giovani che si avvicinavano a Pitagora per riceverne i suoi insegnamenti non venivano accettati subito, ma solo dopo aver superato vari esami e periodi di prova, della durata di tre anni durante i quali le parole del maestro potevano essere ascoltate solo dall’esterno del circolo, oltre una cortina. Gli adepti dovevano osservare un voto di silenzio reverenziale, rigide norme su comportamento, purezza rituale, abbigliamento ed alimentazione. Lo stile di vita era regolato in modo quasi monastico: tuniche di lana bianca, meditazione in solitudine prima di andare a dormire e al risveglio, momenti giornalieri in cui praticavano la divinazione o la predizione, prima dei quali consumavano una sorta di pasto mistico per ottenere l’energia necessaria. Quelli che non superavano il periodo di prova, o pur superandolo poi commettevano errori, se ne dovevano andare, ma per la comunità dei pitagorici erano “morti”, venivano erette tombe in loro memoria e, se per caso li si incontrava, li si ignorava come se non esistessero più.

In tema alimentare, le norme di affiliazione non erano meno rigide e riguardavano soprattutto il consumo di carne e pesce. Anche il consumo di fave era proibito per ragioni sulle quali si sono fatte delle ipotesi: secondo alcune, le fave erano piante legate agli dei degli inferi e ai morti; secondo altre, erano considerate tossiche e dannose per la salute.

Pitagora
Pitagora

Il veganismo, in realtà, riguardava soprattutto le alte sfera della scuola, i discepoli più vicini al maestro, che si privavano della carne e del pesce; agli iniziati di grado inferiore era permesso mangiare alcuni tipi di carne, come quella degli animali sacrificati nei rituali.

A parte le fave, Pitagora ed i suoi più vicini discepoli mangiavano (quasi) sempre vegetali, cotti e crudi, richiamandosi all’idea mitologica dell’Età dell’Oro, quando animali e uomini convivevano in pace, quando si godeva dei frutti della terra senza lavoro né spargimento di sangue o sfruttamento degli animali.

I pitagorici ebbero molta influenza politica ed incarichi importanti a Crotone arrivando ad amministrare la cosa pubblica.

La scuola pitagorica durò fino al 508 a.C. quando una rivolta contro i pitagorici, causò la distruzione della scuola e l’esilio di Pitagora nella città di Metaponto, dove morì poco dopo. Sulle cause della rivolta si sono fatte due ipotesi: forse è stato l’odio di un adepto rifiutato a fomentare la rivolta o forse, più probabilmente, è stata causata da una protesta popolare per la mancata suddivisione in lotti delle terre conquistata nella battaglia contro Sibari.

La scuola pitagorica è stata, dunque, la prima setta strutturata ed i suoi adepti sono stati i primi vegani.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

Storica NG nr. 84

B. Centrone, Introduzione ai pitagorici, Roma-Bari, Laterza, 1996

M. Timpanaro Cardini, Pitagorici, testimonianze e frammenti, Firenze, La Nuova Italia, 1969

 

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