Mutina ovvero Modena romana

Da sotto le strade del centro storico di Modena sono stati portati alla luce anfore, oggetti funerari, resti delle antiche mura; si tratta di reperti risalenti al periodo della fondazione della città, quale colonia romana, avvenuta nel 183 a.C.. I triumviri romani la chiamarono Mutina; la sua posizione strategica favorì lo sviluppo dei commerci, alimentando quella laboriosità che ancora oggi produce eccellenze.

La fondazione. Nel 183 a.C., i triumviri Marco Emilio Lepido, Tito Ebuzio Parro e Lucio Quintio Crispino fondarono Modena e Parma, colonie di cittadini romani, su un territorio che, fino a quel momento, era stato di una tribù celtica (i boi) e, prima ancora, degli etruschi. I romani fecero di Mutina un centro fortificato, posto lungo la via Emilia, con tanto di forum e anfiteatro. Della fase più antica della città restano poche tracce, ma importanti; oltre ai resti delle mura, lo scavo eseguito in anni recenti, tra via Università e corso Canalgrande, ha consentito di verificare la presenza, sotto una ricca domus di età imperiale, di livelli riferibili alla fondazione della colonia.

Mutina, reperto iscrizione murale

La religiosità. La preesistenza di luoghi sacri e forme devozionali di origine etrusco-italica venne reinterpretata da Roma per affermare e sancire la sua presenza sul territorio. Numerosi reperti della città e del territorio, attestano le tante forme di culto e di devozione di natura privata cui sono riconducibili i molti bronzetti raffiguranti Mercurio, Ercole e Zeus ed altri oggetti votivi ed apotropaici.

Mutina, oggetti votivi ed apotropaici

Le attività. L’inserimento di Mutina nei grandi circuiti commerciali è attestato a partire dalla metà del II secolo a.C., quando cominciarono a comparire le anfore che trasportavano vino. Gli scambi resero Mutina molto attiva nella produzione di ceramiche, soprattutto lucerne, sulle quali era a volte indicato, a garanzia della qualità, il luogo di produzione accanto al nome del produttore; sono stati rinvenuti reperti con l’iscrizione Mutina Priscus F(ecit) e M(utina) Fortis F(ecit); Fortis è da annoverare tra i maggiori produttori e le sue lucerne furono commercializzate in gran parte del mondo romano. Produzione fittile, ma anche di vino e di lane pregiate, resero Mutina famosa per la laboriosità che ancora oggi produce eccellenze.

Mutina, lucerne marcate

Lo spazio funerario. Negli ultimi tre decenni, l’indagine condotta su più di 800 tombe ha consentito di ricostruire gli spazi ed i riti funerari di Mutina. Tra i corredi più ricchi rinvenuti figurano alcune tombe femminili con reperti riconducibili alla toilette (cofanetti per il trucco, pissidi in argento, tavolette lapidee per cosmesi, specchi, balsamari in vetro), al decoro personale (tessuti impreziositi da fili d’oro, collane, anelli, gemme), alla filatura (fusi, rocchette) e alla sfera ludica (tessere da gioco). Di una tomba conosciamo pure il nome della defunta, Maria Sperata iscritto sulla sua lapide funeraria.

Mutina, doti funerarie tombe femminili

La fine della Mutina romana. Mutina fu teatro di guerre ed eventi chiave per il destino di Roma, a causa della sua posizione strategica al crocevia d’importanti vie di comunicazione. Dopo la caduta di Roma, Modena all’interno delle mura dovette vivere un momento di transizione, e probabilmente di crisi, del quale ci restano tracce modeste, a causa della diminuzione delle notizie dalle fonti storiche, ma anche per la difficoltà d’indagare i depositi archeologici al di sotto dei livelli alluvionali. La rarefazione del commercio mediterraneo ed i nuovi modelli economici, legati essenzialmente alla proprietà terriera, produssero verosimilmente una semplificazione dei modelli di consumo ed una diversa circolazione dei prodotti d’élite. Nel VII secolo la città costituiva ancora un sito d’interesse per lo scacchiere politico militare, ma in realtà fu il potere vescovile ad emergere alla fine dell’alto Medioevo come elemento organizzatore della nuova realtà urbana. In età medievale, la nuova realtà urbana si organizzò attorno ad una cattedrale posta fuori dalle mura di età romana e impiantata sulla tomba del vescovo Geminiano, vissuto nel IV secolo. Geminiano è tuttora il santo protettore della città.

Mutina, frammenti antiche mura e decorazioni in mostra

Modena espone i reperti archeologici di Mutina al Foro Boario, fino al 8 aprile 2018; la mostra Mutina splendidissima, la città romana e la sua eredità è ben organizzata e ai reperti sono affiancati numerosi video e ricostruzioni virtuali.

Cinzia Malaguti