McLuhan e gli strumenti del comunicare

Marshall McLuhan, sociologo canadese, morto nel 1980, è – con i suoi saggi – uno dei più influenti critici della civiltà contemporanea; egli ha rinnovato radicalmente lo studio dei mezzi di comunicazione di massa. Tra le sue opere: La sposa meccanica (1951), La galassia Gutemberg (1962), Gli strumenti del comunicare (1964). E’ con il saggio Gli strumenti del comunicare che vorrei introdurvi alla conoscenza dei lavori di questo studioso.

McLuhan e Gli strumenti del comunicare. Con Gli strumenti del comunicare, McLuhan riflette sulle tecnologie della comunicazione e sulla loro capacità di introdurre nuove proporzioni nelle nostre questioni personali. Egli afferma che sono estensioni dei sensi e delle funzioni dell’uomo ed hanno valore non per il contenuto che trasportano, ma per il senso, la funzione che estendono; il medium è così il messaggio, perché il vettore tecnologico ed il contenuto sono la stessa cosa. Il cinema, ad esempio, non ha valore per il film che proietta, ma per il fatto di riuscire a proiettarlo e di affascinare per questo, per la magia che suscita.

Le analisi di Mcluhan hanno un senso, io credo, solo se collocate nella sua epoca storica, caratterizzata da frammentazione e controllo verticale, dove le tecnologie erano strumenti di produttività e profitto e dove comunicazione e produzione erano entità ben distinte.

McLuhan è famoso per aver coniato la definizione che “il medium è il messaggio”. Il medium è il messaggio perché il medium influenza l’individuo non per il contenuto che veicola, ma per le sue caratteristiche tecnologiche che alterano le reazioni sensoriali o le forme di percezione. Tutte le tecnologie sono estensioni del nostro sistema fisico e nervoso per aumentare il potere e la velocità.

McLuhan distingue i media caldi dai media freddi. I media caldi sono quelli che saturano d’informazioni uno dei sensi, sono cioè medium ad alta definizione ed a bassa partecipazione sensoriale, come la radio e il cinema. I media freddi, al contrario, hanno bisogno di essere completati, sono cioè a bassa risoluzione e ad alta partecipazione sensoriale, come il telefono, la televisione e, oggi, la rete di Internet e i social media.

McLuhan ritiene che anche la televisione sia un media caldo; egli sostiene che la tv è un medium che coinvolge, che richiede partecipazione, perché è fatta d’immagini dal contorno impreciso, informazioni a bassa definizione, a mosaico, bidimensionali, da completare.  La televisione non fornisce un prodotto finito, come il cinema o la stampa, ma lascia allo spettatore il compito di chiudere o completare l’immagine, un’immagine che così esige partecipazione e coinvolgimento in profondità dell’intero essere; la televisione cioè richiede un’interpretazione e per questo non è un’estensione solo visiva, ma anche tattile-auditiva.

Il cinema e’ un medium caldo, ossia ad alta definizione e bassa partecipazione; esso è il connubio tra la vecchia tecnologia meccanica e il nuovo mondo elettrico, il cinema non richiede partecipazione, ci si va per vedere un film e immergersi nella sua sceneggiatura creatrice di sogni, forma di sollievo e compensazione.

Anche il linguaggio è un media. Il passaggio dalla cultura orale e tribale a quella alfabetica e civilizzata ha determinato omogeneità, uniformità e continuità a livello sociale e psicologico. Una cultura orale è una cultura che unisce perché coinvolge contemporaneamente la totalità dei sensi; la cultura alfabetica è una cultura che divide perché separa la vista, dal suono e dal significato. I valori occidentali poggiano sulla parola scritta che ha caratteristiche di continuità nello spazio e nel tempo e di uniformità, alla base anche dell’individualismo e del nazionalismo, ma la parola scritta intrappola i pensieri e li impoverisce.

La stampa ha introdotto nella società i principi della ripetibilità, della uniformità e della continuità che sono divenuti la base del calcolo e del commercio, della produzione industriale, dello spettacolo e della scienza; insomma, la scrittura alfabetica prima e la stampa poi hanno esteso la funzione visiva, distaccato l’azione dalle emozioni e dai sentimenti, permettendone così la ripetibilità la diffusione e la sua continuità, quindi creando la potenza e l’efficienza dell’Occidente.

Secondo McLuhan siamo passati da una fase di espansione ed esplosione dell’era meccanica, ad una fase di implosione ed avvicinamento o reintegrazione dell’era elettrica. Mentre nell’era meccanica i media sono estensioni di singole funzioni o sensi, nell’era elettrica è l’intero sistema nervoso ad essere esteso, creando simultaneità e coinvolgimento totale. L’era elettrica dei media abbraccia il mondo, contraendolo alle dimensioni di un villaggio. L’inizio dell’era elettrica nei media si ha con l’invenzione del telegrafo.

Marshall McLuhan ha il merito di aver sapute leggere gli sviluppi tecnologici in una chiava critica ed ancora attuale.

A Toronto in Canada, è attivo il McLuhan Center for Culture and Technology dove studiosi di tutte le discipline s’incontrano per condividere e sviluppare interessi accademici sull’impatto delle tecnologie digitali sulla cultura. Il Centro McLuhan è un’iniziativa della Facoltà di Informazione dell’Università di Toronto e si è sviluppato in quello che all’origine era l’ufficio di McLuhan all’Università canadese.

Cinzia Malaguti