La Rete, le bufale e il debunking

L’informazione in rete è varia, spesso indipendente, ma non per questo affidabile; insomma, in rete viaggiano molte bufale ed alcuni studiosi stanno pensando al modo di indirizzare gli utenti verso i siti attendibili.

Il semiologo Umberto Eco pensa ad un rinnovato ruolo guida della stampa che potrebbe dedicare due paginette al giorno alla recensione di siti web, indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni, magari affiancata da analisti del web.

Lo studioso di Harvard David Weinberger pensa, invece, ad un progetto di crowdsourcing, dal basso, solo coordinata e validata dai giornali.

Io credo che entrambe le proposte possano essere utili ad orientare l’utente nella “piazza” di Internet, ma questo non impedirà il diffondersi di bufale e disinformazione, per i motivi che seguono.

Uno studio interessante di un team di ricercatori dell’Institute for Advanced Studies di Lucca ha messo in evidenza una tipologia di utenti di Internet: gli utenti di informazione “alternativa”, i cosiddetti “complottisti”.

Il comportamento sul web dei “complottisti” è tale che essi cercano solo le informazioni che confermano la loro visione del mondo, ignorando tutto il resto, comprese le fonti che fanno debunking, cioè quelle che smascherano le false informazioni.

Questo succede per via della confirmation bias, una distorsione del nostro apparato conoscitivo, ben nota agli psicologi cognitivi, per la quale tendiamo a selezionare i contenuti sulla base della loro conformità alla nostra visione del mondo.

Allora, la soluzione alla base di tutto è la consapevolezza, che porta attenzione, insieme ad una crescita culturale ed intellettiva che, a partire dalle scuole, insegni a distinguere … la rava dalla fava e a sfruttare i neuroni che abbiamo avuto in dotazione.

Cinzia Malaguti

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