Luoghi e arte di Piero della Francesca

Piero della Francesca nacque a Borgo Sansepolcro (Arezzo) all’inizio del Quattrocento; era ricco, aveva proprietà e poderi e viveva in una bella casa, da dove partiva per raggiungere i suoi clienti: il Duca di Urbino, il Signore di Rimini Sigismondo Malatesta, il Papa di Roma. Le sue opere rivelano la sua grande capacità di rendere naturale il sacro e di sacralizzare la natura; l’uso del colore oro di sfondo raggiunge con lui la massima efficacia, amplificando l’effetto plastico delle figure. Ripercorriamo alcuni luoghi cari a Piero della Francesca per ammirare alcuni suoi capolavori.

Urbino, panoramica dal belvedere

Piero della Francesca si formò artisticamente a Firenze, ma il luogo dove meglio esprimeva la sua arte era la provincia tradizionalista e rurale della sua terra natale, nonché le corti feudali dell’Italia padana ed adriatica.

Borgo Sansepolcro, il luogo natale di Piero della Francesca, è un gioiello di pietra bionda rimasto praticamente immutato nel corso dei secoli e posto in posizione strategica tra Arezzo ed Urbino. Poco distante dalla centrale Chiesa Collegiata di San Giovanni, Piero della Francesca aveva la sua casa e la sua bottega. La casa di Piero è divenuta di proprietà pubblica ed è visitabile. A Sansepolcro si trova anche il Museo Civico che custodisce alcuni capolavori di Piero della Francesca, tra i quali Polittico della Misericordia e Resurrezione.

Sansepolcro, Chiesa collegiata di San Giovanni
Sansepolcro, casa di Piero della Francesca

Polittico della Misericordia prende il nome dal suo committente: la Confraternita della Misericordia. L’opera è un polittico, ossia una pala d’altare costituita da singoli pannelli separati racchiusi da una cornice; la figura centrale è una Madonna che apre il suo mantello per accogliere i suoi fedeli, rigorosamente divisi tra maschi e femmine; il fondo è color oro, ma talmente intenso da far sembrare quasi che le figure escano dal piano che le ospita; il resto del polittico racconta episodi del Vangelo. Lo sfondo oro aveva una funzione simbolica in quel tempo, alludeva – per convenzione iconografica – alla gloria del Paradiso, all’eternità, alla incorruttibilità, pertanto era usato abitualmente dagli artisti per significare i santi e le figure celesti; Piero della Francesca lo usa così bene da amplificare l’effetto plastico delle figure.

Polittico della Misericordia di Piero della Francesca
Polittico della Misericordia di Piero della Francesca

Nella Resurrezione, Cristo che risorge è assimilato al sole che sorge; Cristo ha la veste color rosa, così come la parte bassa delle nuvole, è come il sole quando sorge che illumina un po’ alla volta. Resurrezione è equiparata al sorgere del sole, ma anche al rinnovarsi della stagione, così vediamo nell’affresco da una parte alberi stecchiti dall’inverno, dall’altra alberi frondosi che accolgono la primavera. Sotto la figura di Cristo che risorge e fa risorgere, ci sono i soldati come folgorati dall’evento prodigioso. In quest’opera vediamo chiaramente la capacità di Piero della Francesca di rendere naturale il sacro e di rendere sacro la natura.

Resurrezione di Piero della Francesca

Monterchi è un altro dei luoghi cari a Piero della Francesca; vi si trova la Cappella Santa Maria Nomentana dove Piero della Francesca, nel 1455, dipinse La Madonna del Parto. E’ un’immagine votiva a cui le madri lasciavano richieste di protezione per i loro figli; la figura della Madonna è dotata di una straordinaria naturalità e divenne icona della maternità.

Monterchi, Cappella Santa Maria Nomentana
Madonna del Parto di Piero della Francesca

Urbino, la città in forma di palazzo, racconta la gloria del Duca Federico da Montefeltro, le sue virtù militari, i cui guadagni gli permisero di commissionare grandi opere, anche a Piero della Francesca. All’interno del meraviglioso Palazzo Ducale sono esposti Flagellazione di Cristo e Madonna di Senigallia.

Urbino, panoramica

Nella Flagellazione di Cristo è rappresentato Pilato seduto sul suo trono che comanda la flagellazione, ma in primo piano c’è un’altra raffigurazione che rimanda al tempo in cui Piero della Francesca ha realizzato il dipinto, forse ipotizzando un analogo sacrificio; il “forse” è d’obbligo visto che questo dipinto non è stato ancora completamente decodificato. La Flagellazione di Cristo fu dipinta nel 1460.

Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, Palazzo Ducale di Urbino
Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca

Madonna di Senigallia fu realizzato nel 1470 e qui Piero della Francesca dipinse la Madonna immaginandola nella sua casa, nobile ma non sfarzosa, una giovane madre orgogliosa di presentare il suo bambino che le sta in braccio come un imperatore; è importante notare anche la simbologia che le sta alle spalle, più precisamente la luce che entra da una finestra chiusa, allusione alla verginità; come il vetro si lascia attraversare dalla luce senza rompersi, così la Madonna è concepita di spirito santo rimanendo intatta. Il nome del dipinto deriva dalla collocazione più antica conosciuta, la Chieda di Santa Maria delle Grazie di Senigallia.

Madonna di Senigallia, Piero della Francesca, Palazzo Ducale di Urbino

Piero della Francesca morì a Borgo Sansepolcro nel 1492, dopo aver lavorato a Firenze, Urbino, Verona, Rimini, Ferrara, Roma, lasciando un’impronta di grande rilievo nella storia dell’arte italiana.

Cinzia Malaguti

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Videografia: video documentario Museo Italia – Nel raggio di Piero della Francesca su Rai Play

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