Dalla filosofia Zen, tre metodi per nutrire la felicità

Dal maggiore maestro zen vivente, Thich Nhat Hanh, i tre metodi per nutrire la felicità, che considero illuminanti, coerenti, efficaci, ma anche impegnativi e responsabilizzanti.

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Sono un’ammiratrice del maggiore maestro buddhista zen vivente, Thich Nhat Hanh, i cui saggi v’invito a leggere e in questo articolo voglio condividere con voi i tre metodi per nutrire la felicità, illuminanti, coerenti, efficaci, ma anche impegnativi e responsabilizzanti.

L’obiettivo è ridurre lo stress ed il malessere prodotto dagli stili competitivi e discriminatori. Se è la prima volta che vi avvicinata alla filosofia zen, vi consiglio di leggere anche i due testi che indico nella bibliografia, se invece siete già … avanti negli studi … credo che questo articolo vi porterà sani consigli.

E’ finito il tempo del dare sempre la colpa ad altri delle nostre sofferenze, rabbia, irritazioni, è giunto il momento di capire che la vera felicità nasce da dentro di noi, non dipende dalle condizioni esterne.

Il primo metodo per nutrire la felicità consiste nel guardare e riconoscere che abbiamo già molte condizioni di felicità nel nostro corpo e tutt’intorno a noi. Abbiamo occhi in grado di vedere, orecchie in grado di sentire, corpi ancora funzionanti. Abbiamo intorno aria da respirare, un cielo bellissimo. Dobbiamo essere solo veramente presenti nel qui ed ora per vedere tutto questo.

Il secondo metodo per generare la felicità è quello di confrontare la nostra situazione attuale con situazioni di infelicità del passato. Abbiamo tutti sperimentato momenti di difficoltà o situazioni in cui abbiamo sofferto profondamente. Se richiamiamo alla mente quelle immagini e le confrontiamo con il momento presente vediamo chiaramente che la nostra situazione attuale è decisamente migliore: con questa consapevolezza, in noi nasce subito la felicità.

Il terzo metodo per nutrire la felicità consiste nel restare concentrati sul momento presente e praticare l’arte di vivere sia con la gioia che con la sofferenza, accettando ed abbracciando la sofferenza che proviamo, invece di combatterla o reprimerla. Una mamma abbraccia il suo bambino quando piange così egli si smette, allo stesso modo noi possiamo abbracciare la nostra sofferenza per placarla e all’improvviso si fa spazio per la gioia. Non combattere o lottare con la tua sofferenza, limitati a riconoscerla ed abbracciarla, e potrai sentire nascere in te gioia e felicità.

Cinzia Malaguti

Bibliografia

T.N. Hanh, L’arte di lavorare in consapevolezza, Firenze, Terra Nuova Edizioni, 2014

T.N. Hanh, Fare pace con sé stessi, Firenze, Terra Nuova Edizioni, 2013