Alessandro Magno e il suo sogno

Alessandro Magno fu il più grande condottiero dell’antichità, ma la sua eredità storica non si limita alle imprese cavalleresche e militari intraprese con audacia e determinazione e che furono modelli per imperatori romani e cavalieri medievali. La sua principale eredità storica risiede nel suo sogno, parzialmente realizzato a causa della morte prematura, di un impero universale, ossia dell’unione del mondo occidentale con quello orientale. Dopo di lui, per secoli, il Medio Oriente fu un mondo greco.



L’infanzia di Alessandro Magno

Alessandro Magno nacque a Pella, antica regione greca della Macedonia, il 20 luglio 356 a.C.. La Macedonia, a quel tempo, era un regno in conflitto con la Grecia delle città-stato, governato da re Filippo II, padre di Alessandro Magno. La madre di Alessandro era Olimpiade, una principessa originaria dell’Epiro, quindi non macedone (regione che si trova tra le attuali Albania e Grecia), che Filippo II sposò in seconde nozze, quando lei aveva appena 16 anni, per sancire un’alleanza tra il sovrano macedone e lo zio di Olimpiade, re dell’Epiro. Olimpiade fu donna dal carattere forte, abile e calcolatrice in politica quanto il marito ed ebbe con il figlio sempre un legame molto profondo.

Filippo II diede un cambio di marcia ad un regno poco rilevante dal punto di vista storico e culturale e da sempre considerato una terra di pastori e contadini. Filippo II riorganizzò le forze armate, sviluppò nuove armi e sfruttò a pieno tutte le potenzialità della cavalleria, innovazioni che si rivelarono vincenti in battaglia e che, nell’arco di 20 anni, resero la Macedonia la principale potenza del Nord della Grecia. Alessandro Magno nacque in questo contesto di orgoglio e gloria macedone. Le città-stato della Grecia (Atene, Sparta, Tebe), tuttavia, rifiutarono di riconoscere il potere del re macedone perché, nonostante i successi militari, per loro la Macedonia restava una terra di barbari. D’altra parte, la Grecia nel IV secolo a.C. presentava la civiltà più avanzata del mondo occidentale; ad Atene fu fondato un sistema rivoluzionario, la democrazia, dove i cittadini determinavano la politica dello stato. Seguendo l’esempio dei vicini greci, il regno di Macedonia non smise di progredire grazie alle iniziative del suo re e diventò sempre più evidente a Pella, la capitale del regno, che da modesto villaggio si trasformò, secondo lo stile delle metropoli dell’epoca, e divenne simbolo del potere in ascesa. Alessandro Magno, dunque, passò la sua infanzia in un regno in crescente ascesa, in un’epoca ricca di cambiamenti.



Alessandro Magno, erede al trono, fu educato come tutti i figli dell’aristocrazia, ogni giorno si addestrava all’uso delle armi e alla lotta, secondo la tradizione guerriera del suo popolo. Olimpiade, la madre, influenzò la sua crescita trasmettendogli una sorta di misticismo riguardo all’idea che lui fosse figlio di Zeus, insomma che avesse una discendenza divina. La lettura dell’Iliade fu una delle sue grandi passioni e, all’età di 13 anni, divenne suo precettore Aristotele che lo educò alla cultura greca, all’arte drammaturgica, alle geografie, alle scienze naturali, fino alla letteratura e alla filosofia. Insieme ad altri nobili macedoni, molti dei quali lo accompagnarono poi per tutta la vita, Alessandro assistette anche alle lezioni che Aristotele teneva nel Ninfeo di Mieza, vicino a Pella, un luogo appartato dove il silenzio favoriva la ricerca del sapere e della conoscenza. Alessandro e Aristotele non furono sempre d’accordo, ma il filosofo restò sempre al suo fianco e Alessandro ebbe una grande considerazione di lui, al punto che affermò che, se Filippo gli aveva dato la vita, era Aristotele ad avergli insegnato a vivere rettamente.

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Acropoli di Atene

La prima volta da condottiero

La prima volta da condottiero di Alessandro Magno fu contro la Grecia, all’età di appena 18 anni, era 2 agosto 338 a.C., ma andiamo per gradi. Ad Atene era in vigore da tempo la democrazia, ossia spettava ai cittadini l’ultima parola sulle scelte politiche; non esisteva un monarca assoluto come in Macedonia e in Persia. Demostene, uno dei più celebri oratori dell’antichità, arringava il popolo affinché si opponesse a Filippo che voleva estendere la sua influenza alla Grecia. I macedoni, i barbari del nord per i greci, si erano autoproclamati reggenti di Delfi, sede del tempio di Zeus; per Atene fu un’umiliazione e in tutta la Grecia si iniziarono a stipulare alleanza contro l’odiato re Filippo. La guerra era imminente.

I 2 agosto 338 a.C. a Cheronea l’esercito della coalizione greca e quello macedone si schierano uno di fronte all’altro. Alessandro combatté insieme al padre. Con 34.000 uomini per parte, gli eserciti si prepararono alla resa dei conti. Alessandro guidò la cavalleria, il corpo in cui si era formato, che sterminò il battaglione sacro dei tebani, le temute truppe d’élite. La fanteria ateniese venne attirata in una trappola che permise alla fanteria macedone (la falange macedone) e alle sue lunghe lance (sarisse) di avere la meglio. La Macedonia conquistò così il dominio militare e politico sulla Grecia. Alessandro Magno fu l’eroe di Cheronea. Il suo segreto? La coordinazione tra la fanteria della falange e la cavalleria pesante; i greci non disponevano di una cavalleria perché avevano pochi cavalli.

Dopo la dura sconfitta, ad Atene si temette il peggio, ma Filippo decise di riconciliarsi con Atene per unire tutte le forze contro i persiani e tentare di recuperare le antiche colonie greche in Asia Minore.

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Delfi, tempio a Zeus, oracolo di Delfi

Alessandro Magno nuovo re di Macedonia

I rapporti di Alessandro con il padre Filippo furono spesso segnati da duri contrasti, al punto che lui e la madre furono costretti all’esilio in Epiro, dove viveva la famiglia di Olimpiade. I consiglieri del re, tuttavia, consigliarono a Filippo di riconciliarsi con Alessandro, viste le sue abilità mostrate in battaglia. In occasione di un matrimonio tra un componente della casa reale macedone ed uno della famiglia di Olimpiade, Alessandro e la madre fecero ritorno in Macedonia. Fu in quella occasione che un sicario, forse una guardia del corpo per risentimenti personali, uccise Filippo II; divenne così re di Macedonia Alessandro. I sospetti sulla morte di Filippo ricaddero anche su Alessandro e sua madre, ma gli storici tendono ad escludere un coinvolgimento diretto di Alessandro, mentre sembra probabile quello della madre. Il motivo? La successione al trono di Alessandro sarebbe caduta qualora Filippo avesse generato un figlio maschio con la sua settima moglie che apparteneva ad una importante famiglia macedone; Alessandro era macedone solo da parte di padre, ma quel eventuale figlio maschio lo sarebbe stato al 100%, quindi quest’ultimo avrebbe avuto più diritti di succedere a Filippo. Non andò così grazie alla morte di Filippo prima che potesse nascere un altro erede. Quando Alessandro divenne re di Macedonia non aveva ancora compiuto 20 anni.

Alessandro, guidato dalla madre, si sbarazzò di tutti gli avversari pericolosi facendoli uccidere o costringendoli all’esilio. Gli ateniesi furono i primi a sfruttare questo tumultuoso cambio di vertice per rimettere in discussione l’egemonia macedone sulla Grecia; Demostene si fece portavoce del malcontento. Le prime a ribellarsi furono le genti del nord guidate da Atene e Tebe. Alessandro tentò la carta della diplomazia promettendo di risparmiare i rivoltosi se si fossero arresi, ricevendone un rifiuto. L’attacco del nuovo re macedone fu così inevitabile.

Nell’autunno del 335 a.C. a Tebe si svolse la prima battaglia di Alessandro da re di Macedonia. Le sue truppe misero a ferro e fuoco la città, più di 6000 tebani furono trucidati oppure ridotti in schiavitù, alle altre città-stato greche non rimase che accettare l’egemonia del nuovo re macedone. A questo punto, la sua autorità venne riconosciuta in tutta la Grecia.

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Alessandro Magno, statua a Skopje, Macedonia del Nord

Alessandro Magno alla conquista dell’Impero Persiano

L’impero persiano fu il più grande e potente dell’epoca; il suo territorio abbracciava tre continenti, dalla valle dell’Indo ai confini con l’India, ai deserti dell’Egitto, dall’Asia Minore alle catene montuose dell’Hindu Kush; anche Babilonia, la più bella città dell’Oriente antico, fu sottomessa dai persiani che ne fecero uno dei centri principali del loro potere. Il re dell’Impero Persiano era Dario III, l’ultimo discendente di Ciro il Grande, fondatore dell’Impero. Il cuore del regno persiano era a Persepoli, la città sacra a sud dell’odierno Iran, centro politico e religioso. Ho avuto occasione di visitare i resti di Persepoli e, pur essendoci solo rovine dei palazzi imperiali e dei templi, trasmettono ancora oggi, dopo 2000 anni, la potenza di quel regno; i bassorilievi mostrano l’estrema varietà dell’impero con la rappresentazione di emissari siriani, egizi, babilonesi, indiani, arabi che si presentano dinanzi al sovrano con doni preziosi per la festa di inizio anno.

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Persepoli, bassorilievo

Anche le antiche colonie greche in Asia Minore facevano parte dell’impero persiano, ma non la Grecia, nonostante gli innumerevoli tentativi di sottometterla. I greci furono molto tenaci contro i persiani, combattendo vittoriosamente battaglie che sono entrate nella storia. Quando Alessandro Magno decise di invadere l’impero persiano aveva appena 20 anni, ma tanta determinazione; egli si sentiva l’ultimo difensore del mondo greco ed il primo obiettivo fu proprio la riconquista delle antiche colonie greche in Asia Minore. Alessandro Magno attraversò lo Stretto dei Dardanelli, la lingua di mare che divide l’Europa dall’Asia, nella primavera del 334 a.C. e lo fece con 37.000 soldati. Nella battaglia del Granico, Alessandro sconfisse il generale persiano a capo di un esercito di mercenari, liberando le antiche città greche, nelle quali venne accolto calorosamente. Dario III, resosi conto che Alessandro poteva costituire una seria minaccia al suo potere, scese in campo personalmente con la sua armata nella battaglia di Isso, per fermare l’avanzata di Alessandro.

Nella battaglia di Isso (334 a.C.), Alessandro scelse di puntare tutto sulla velocità della cavalleria ottenendo una sonora vittoria e la fuga di Dario III. Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è esposto un bel mosaico che rappresenta le fasi finali della battaglia di Isso con Dario III sul suo carro protettivo ed Alessandro, invece, che combatte a fianco dei suoi soldati. Dopo aver reso omaggio ai caduti di Isso ed aver premiato i soldati più valorosi, Alessandro decise di puntare verso sud, verso l’Egitto. Man mano che proseguiva verso sud, veniva accolto come un liberatore e anche gli egizi spalancarono le porte alle armate greche. Come ogni greco, anche Alessandro ammirava le civiltà più antiche e la conquista del regno dei faraoni accrebbe la sua gloria in patria. In Egitto fondò una città con il suo nome, Alessandria d’Egitto, alla fine del 332 a.C., anche se morì prima di vedere completata l’opera. I lavori di costruzione della nuova città furono portati avanti da Tolomeo, uno dei generali di Alessandro Magno. In pochi secoli, Alessandria d’Egitto divenne una grande metropoli cosmopolita, seconda per dimensioni solo alla Roma imperiale; il suo faro, di oltre 100 metri di altezza e terminante con una lanterna, fece da modello agli altri fari; fu un importante centro culturale dell’antichità e punto d’incontro tra mondo greco, egizio e medio orientale; nella sua Biblioteca conteneva oltre 50.000 testi, un numero immenso per il mondo antico. La conquista dell’Egitto mise fuori gioco la flotta persiana, ormai priva di basi da cui rifornirsi.

Ora l’obiettivo di Alessandro Magno era la conquista definitiva dell’Impero Persiano con la cattura di Dario III. Nel 331 a.C., le armate greche erano già arrivate fino alle rive dell’Eufrate nell’odierno Iraq, al ché Dario propose un trattato di pace che venne rifiutato. Si avvicinò così lo scontro finale che avvenne nella vasta pianura di Gaugamela. L’esercito persiano schierò 200.000 uomini contro appena 50.000 uomini macedoni, ma Alessandro aveva un piano. Alessandro mosse la cavalleria parallelamente allo schieramento nemico affinché i persiani credessero in un attacco alla loro sinistra, allo stesso tempo ordinò alle sue falangi di attaccare il centro dell’esercito persiano dove si trovava la guardia personale del re; Dario, temendo di essere attaccato sul fianco sinistro, ordinò alla sua cavalleria di seguire i movimenti di Alessandro, ma così facendo scoprì il centro del suo schieramento, peraltro già impegnato contro la falange macedone; Alessandro, all’improvviso, ordinò alla sua cavalleria di invertire la corsa, lanciandosi nel varco al centro per attaccare il re. Ancora una volta, Dario abbandona il campo, lasciando le truppe al loro destino. Fu l’inizio della fine per l’impero persiano. Dopo questa eclatante vittoria, Alessandro entrò a Babilonia senza combattere e venne accolto con entusiasmo. Decise di eleggere Babilonia a sua residenza. Dopo Babilonia, anche Persepeli venne conquistata; un incendio, doloso o accidentale (non si sa bene), distrusse il palazzo reale. Alessandro, però, non era ancora soddisfatto perché voleva sconfiggere personalmente Dario, così si mise, insieme alle sue truppe, alla ricerca del re persiano; lo trovò morto a nord, tradito dai suoi in una imboscata.



Il ritorno a casa

Alessandro voleva costruire un impero che unisse Occidente e Oriente e si mise ad uccidere gli oppositori interni, ma cercò anche i traditori di Dario rifugiatisi in Afghanistan. In Afghanistan, Alessandro prese anche moglie per suggellare un’unione anche politica tra Oriente ed Occidente. Alessandro adottò i costumi e le usanze dei re persiani, pretese inchini e bacia mani, anche dai suoi stessi compagni d’armi; il suo era puro calcolo politico, ma per i suoi commilitoni era un’offesa, tant’è che poi non lo pretese più dai greci. Alessandro voleva estendere il suo impero verso Oriente e nella primavera del 326 a.C. raggiunse la Valle dell’Indo. A Idaspe, le truppe di Alessandro trovarono armate indiane con elefanti e l’avanzata comportò molte perdite umane. Nonostante le molte avversità, anche climatiche, Alessandro voleva raggiungere il Gange, ma i suoi uomini rimasti erano stremati e volevano tornare a casa; nonostante le sue insistenze, Alessandro accontentò i suoi uomini e decise di tornare indietro, d’altra parte, essi avevano fermamente deciso che non lo avrebbero seguito in una ulteriore avanzata. La via del ritorno passò da una nuova strada. Alessandro decise di discendere il fiume Indo fino all’Oceano Indiano, quindi divise l’esercito, le navi seguirono la via del mare verso la Persia, mentre lui intraprese una lunga marcia con le sue truppe; i soldati dovettero attraversare una delle regioni più inospitali del pianeta, il deserto di Gedrosia, e la marcia divenne mortale per molti di loro; quando raggiunse Susa, aveva perso più uomini che in tutte le sue battaglie.

La morte di Alessandro Magno e la sua eredità storica

La fama delle imprese di Alessandro Magno fece il giro del mondo. Il sogno di Alessandro Magno era unire Occidente e Oriente. Per saldare l’unione tra la componente persiana e quella macedone, a Susa ordinò che venissero celebrate delle nozze miste e lui diede l’esempio sposandosi con due donne (i persiani erano poligami come i macedoni) figlie di due precedenti re persiani, Dario e Artaserse. Le nozze di Susa sono ricordate come il più grande sforzo di Alessandro per creare un regno universale.

Dopo qualche mese dalle nozze di Susa, Alessandro morì a Babilonia, era il 323 a.C. e non aveva ancora compiuto 33 anni. La causa della morte non è chiara agli storici, forse malaria o forse avvelenamento. La sua salma venne portata ad Alessandria d’Egitto, ma nessuno oggi sa dove si trovi esattamente la sua tomba. Dopo la sua morte, i suoi generali iniziarono ad entrare in contrasto tra di loro e l’impero venne sfaldato.

L’eredità storica di Alessandro Magno risiede nel suo progetto di impero universale, parzialmente realizzato a causa della sua morte prematura. Rimane il fatto che, dopo di lui, per secoli, il Medio Oriente è stato un mondo greco. I Tolomei d’Egitto, ad esempio, che arrivarono sino a Cleopatra, furono dinastie greche. I Vangeli furono scritti in greco. Per quanto riguarda il suo stile di condottiero, egli fu un modello per imperatori romani e cavalieri medievali.

Buona vita!

Cinzia Malaguti