Mar Glaciale Artico, la piattaforma Goliat parla italiano

La piattaforma Goliat, la più grande piattaforma offshore della regione artica, è di proprietà della compagnia petrolifera italiana ENI e della norvegese Statoil. Oltre ad essere la più grande è anche la più settentrionale del mondo. Una conferma del valore dell’ingegneria italiana nel mondo.

La piattaforma Goliat è, infatti, ancorata nel Mare di Barents, a 71 gradi di latitudine nord, corrispondenti a 85 chilometri a nord-ovest di Hammerfest in Norvegia e 225 chilometri più vicina al Polo Nord della piattaforma russa Prirazlomnaya.

La piattaforma Goliat è alta 75 metri ed è in grado di pompare 100 mila barili di petrolio al giorno e di immagazzinarne un milione nel suo scafo arancione, in attesa che venga recuperato dalle petroliere.

Goliat, la piattaforma petrolifera dell'ENI
Goliat, la piattaforma petrolifera dell’ENI

La piattaforma Goliat è stata costruita di forma cilindrica in modo da smorzare l’impatto dei venti e delle onde che nell’Artico sono particolarmente gravi; Goliat è infatti progettata per sopportare venti forza 12 e onde alte ben 15 metri. Nonostante questi numeri, la zona in cui è ancorata, è quella con condizioni climatiche artiche più benevoli, grazie alla Corrente del Golfo che protegge questa zona del mare di Barents dai ghiacci.

Il progetto ENI prevedeva una serie di Goliat per lo sfruttamento dei giacimenti ancora più vasti che si trovano più a nord nel Mare di Barents, ma il calo del prezzo del petrolio e gli alti costi di produzione in quell’area, hanno bloccato il progetto perché divenuto non conveniente.

Goliat, piattaforma petrolifera dell'ENI nel Mar Glaciale Artico
Goliat, piattaforma petrolifera dell’ENI nel Mar Glaciale Artico

Tutta la Regione Artica è ricca di petrolio, gas, fosfato, bauxite, diamanti, oro, ferro, ma le condizioni climatiche proibitive di lavoro nell’area ne pregiudicano l’estrazione o, nel migliore dei casi, alzano talmente i costi da disincentivare qualsiasi progetto. Operare nell’Artico significa sopportare lunghi periodi di oscurità e condizioni estreme; a volte violente tempeste, acque burrascose, temperature estremamente basse e venti pericolosi permettono di lavorare all’aperto soltanto due ore al giorno. Le riserve di materie prime sono, però, talmente appetibili che tutte le nazioni dell’area ci provano: come la Russia che ha bisogno dei giacimenti artici di gas e petrolio per sostituire quelli vecchi in Siberia occidentale, come la Norvegia che può fare a meno della Comunità Europea grazie alle riserve del Mare di Barents, come il Canada che ha trovato una miniera d’oro a cielo aperto nella suo deserto artico.

Mar Glaciale Artico, mappa
Mar Glaciale Artico, mappa

Le estrazioni di petrolio nella Regione Artica comportano però un problema ambientale: le fuoriuscite di petrolio durante l’estrazione ed il trasporto sono rese più gravi e pericolose dalla presenza dei ghiacci; succede che i ghiacci assorbono i residui di petrolio e li rilasciano nell’atmosfera, sotto forma di carbonio, durante lo scioglimento; il carbonio aumenta l’effetto serra e, quindi, la temperatura che favorisce un maggior scioglimento dei ghiacci, creando un circolo vizioso le cui conseguenze le vedremo a medio-lungo termine.

D’altra parte, non c’è alternativa allo sviluppo, ma solo se responsabile, cioè rispettoso dell’ambiente, cioè non avido e non intensivo. Per il resto ci adatteremo ai cambiamenti climatici.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

J. K. Bourne Jr, La corsa fredda, su National Geographic Italia, vol. 37 nr. 3 2016

 

Leggi anche:

Eni accende il giacimento Goliat nei ghiacci dell’Artico, da Repubblica.it

Eni ha iniziato ad estrarre petrolio nell’Artico, da Ilpost.it

 

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