Letteratura – H. Hesse: Il lupo della steppa

“Impari a prendere sul serio quello che merita di essere preso sul serio e a ridere del rimanente” consiglia "l’immortale" Mozart all'inquieto Harry Haller ed è in queste parole che c’è tutto il senso di "Il lupo della steppa" di Hermann Hesse.

1931

Si può definire “lupo della steppa” un uomo schivo e irrequieto, con un’espressione selvatica ed una nostalgia senza patria.

Questo è Harry Haller, il personaggio descritto da Hermann Hesse, in questa sorta di autobiografia un po’ romanzata, dal titolo Il lupo della steppa.

Harry è un vero lupo della steppa, inquieto e solitario, ma nello stesso tempo attratto ed ammirato da quel mondo solido e sicuro così lontano dalla sua indole e che gli appare come una patria di pace senza vie d’accesso.

“Chi pretende musica invece di miagolio, gioia invece di divertimento, anima invece di denaro, lavoro invece di attività, passione invece di trastullo, per lui questo bel mondo non è una patria. “ dice l’inquieto Harry.

L’eternità dello spirito è un seme che Harry troverà sul suo cammino di ricerca spirituale. Il tempo ed il mondo, il denaro ed il potere, apparterranno ai piccoli ed ai superficiali, mentre gli altri, i veri uomini e donne, avranno … l’eternità. C’è eternità in ogni vera azione, in ogni sentimento genuino, anche se nessuno ne sa nulla, se nessuno ne scrive e ne conserva notizia per i posteri; allora la morte è passare nel mondo del valore perpetuo, della divina sostanza.

L’immortalità e la gioia di vivere non sono però in antitesi, sarà un immortale come Mozart ad insegnarlo al nostro Harry. C’è una via d’uscita alle pene di una realtà spesso superficiale ed avulsa.

Una risata ci salverà, potrebbe essere il sottotitolo di questo profondo saggio di Hermann Hesse.

Per gioire della vita, il nostro Harry “deve imparare a ridere, deve comprendere l’umorismo della vita, l’allegria degli impiccati”.

Per salvarsi dal cattivo umore, dalla tristezza, dalla depressione o dalle crisi esistenziali, dobbiamo imparare a ridere ed ogni umorismo superiore incomincia col non prendere sul serio la propria persona; è questo il messaggio immortale che ci lascia Hesse con questo suo libro.

“Impari a prendere sul serio quello che merita di essere preso sul serio e a ridere del rimanente” consiglia l’immortale Mozart al nostro Harry ed è in queste parole che c’è tutto il senso di Il lupo della steppa.

Hesse scrisse questo romanzo-saggio nel 1927, ma i contenuti trattati sono sempre attuali perché mette il dito nella piaga delle inquietudini umane; Hesse però non ci invita a piangerci addosso, bensì ci propone una meravigliosa via d’uscita: imparare a ridere della vita.

Hermann Hesse è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1946.

Ora una curiosità: Hermann Hesse scrisse Il lupo della steppa durante un suo breve soggiorno a Basilea, in Svizzera.

Cinzia Malaguti 

 

L’immagine è tratta da Wikipedia