Letteratura – Gogol’: Le anime morte

"Le anime morte" è un classico della letteratura mondiale e forse l’opera più conosciuta dello scrittore russo Gogol’. Pubblicato nel 1842, è un affresco ironico e pungente della nobiltà russa di quei tempi. La cosa più pregnante di questo romanzo dell’Ottocento russo, per un lettore del XXI secolo, è la forza descrittiva dei personaggi e dei paesaggi, una vera maestria!

3202

Le anime morte è un classico della letteratura mondiale e forse l’opera più conosciuta dello scrittore russo Gogol’. Pubblicato nel 1842, è un affresco ironico e pungente della nobiltà russa di quei tempi; dove però Gogol’ dà il suo meglio è nelle numerose descrizioni del paesaggio, della primavera e della terra russa.

Le anime morte è un romanzo epico, non tanto per il suo protrarsi nel tempo, quanto per “l’ingombro” dei suoi innumerevoli personaggi.

Le anime morte di Cicikov, il principale personaggio del romanzo, sono quei servi della gleba morti dopo l’ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano a pagare le tasse, fino alla registrazione del successivo censimento. Cicikov va a caccia di anime morte con le quali far apparire un gran numero di servitori (fasulli) tale che ipotecandoli egli possa costituire un gran capitale.

Le anime morte di Cicikov sono una metafora delle anime morte di Gogol’: i possidenti vivi, ma senza anima, personaggi banali, volgari e con pochezza morale.

Il romanzo è suddiviso in due parti nelle quali si esprimono distintamente le due anime di Gogol’: nella prima parte c’è il Gogol’ satirico, nella seconda parte c’è il Gogol’ moralista.

Nella prima parte, i primi sei capitoli (su undici) sono una galleria di ritratti, mentre negli altri si concentra sulle immagini collettive ed i personaggi non sono nemmeno nominati, descritti genericamente come “gli impiegati”, “le signore”, “i fannulloni”, ecc..

Nella seconda parte si legge un Gogol’ meno ironico e più moralista, più morbido nelle sue accuse di indifferenza morale rivolte ai proprietari di servitù, quasi volesse propiziare in loro l’emergere di una maggiore “russicità”, di una maggiore ricchezza umana.

La cosa più pregnante di questo romanzo dell’Ottocento russo, per un lettore del XXI secolo, è la forza descrittiva dei personaggi e dei paesaggi, una vera maestria!

Cinzia Malaguti