Immigrazione problema o risorsa? 5 interventi da fare subito

La migrazione del XXI secolo, quella a cui stiamo assistendo, è più complessa della migrazione del XX secolo, quella che ha visto le giovani generazioni italiane della prima metà del Novecento lasciare la propria terra per emigrare, con solo un fagotto sulle spalle, nelle Americhe, Stati Uniti e Argentina in testa.

La migrazione del XXI secolo, dai paesi del Medio-Oriente e dell’Africa centro-settentrionale, verso l’Europa, Germania in testa, è più complessa perché coinvolge all’origine diverse motivazioni (guerre, dittature, povertà) e a destino un agglomerato diviso di nazioni europee impreparate ad affrontare un’emergenza comune.

Medio-Oriente
Medio-Oriente

I miei nonni materni emigrarono negli Stati Uniti agli inizi del Novecento ed un mio zio lì rimase fino alla fine dei suoi giorni, mentre i nonni ritornarono in Italia dopo pochi anni di trasferta; ho due cugini tutt’ora residenti negli Stati Uniti. Sbarcarono nelle Americhe, tra il 1880 ed il 1915, circa 9 milioni di italiani, di cui 4 milioni scelsero gli Stati Uniti dove trovarono organizzazione, accoglienza ed opportunità; gli Stati Uniti sono una nazione formata prevalentemente da immigrati!

La migrazione del XXI secolo sta invece creando molti problemi all’Europa, nonostante parliamo di poche migliaia di migranti, in ondate che dureranno ancora alcuni anni, ma che non raggiungeranno i numeri dell’emigrazione europea verso le Americhe degli inizi del Novecento.

Gli Stati Uniti hanno visto nei migranti un’opportunità ed hanno avuto ragione perché quel paese è diventato il faro economico dell’Occidente. L’attuale migrazione verso l’Europa ha visto, invece, dapprima il menefreghismo europeo con il tentativo di liquidare il problema ad una questione italiana, per poi rivedere la posizione quando i migranti hanno trovato vie alternative come quella balcanica. Le pressioni di più paesi europei, non più di uno solo, in difficoltà con la gestione dei migranti ha fatto scattare una molla nella testa della leadership europea (Germania). Il cambio di marcia della Germania è indubbiamente anche dovuto alle insopportabili immagini delle fatiche e delle privazioni umane di tanti migranti e dei bambini. C’era bisogno di arrivare a tanto?! I governanti europei non sono stati lungimiranti ed ora gli tocca di mettere una pezza, nella confusione data dall’emergenza e con il rischio di improvvisazioni che peggiorano il problema.

Io vedo 5 interventi da fare in contemporanea:

  1. identificazione dei migranti tra coloro che hanno diritto d’asilo perché fuggono da guerre o dittature e coloro che migrano per migliorare le loro condizioni economiche;
  2. obbligatorietà delle quote di migranti con diritto d’asilo da distribuire tra i vari paesi europei in funzione di parametri che tengano conto anche e soprattutto del grado di disoccupazione interna;
  3. volontarietà per l’accoglienza dei migranti economici, le eccedenze sono da rimpatriare;
  4. interventi di sostegno dell’ONU per lo sviluppo economico dei paesi poveri,
  5. azioni comuni a cura dell’ONU per favorire la pace nei paesi in guerra.

Le migrazioni, qualora gestite con intelligenza, sono opportunità di crescita per i paesi ospitanti.

Cinzia Malaguti

 

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