Cosa rende la Divina Commedia un’opera sempre moderna

Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 e morì in esilio a Ravenna nel 1321; fu il sommo poeta che nella Divina Commedia raccontò l'Italia del Trecento, ma le sue perle di saggezza ne fanno un testo sempre moderno, come anche Roberto Benigni ci ha ricordato nei suoi spettacoli.

1791
Dante ed i tre regni, dipinto di Domenico di Michelino, 1465, Duomo di Firenze

Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 e morì in esilio a Ravenna nel 1321, fu il sommo poeta che nella Divina Commedia raccontò l’Italia del Trecento.

Dante Alighieri iniziò a scrive la Divina Commedia dopo l’esilio forzato dalla sua città, Firenze, che avvenne nel 1301 perché appartenente alla fazione dei guelfi bianchi che persero la guerra contro i guelfi neri. Nel corso del XIII secolo, Firenze era stata al centro di continui conflitti fra i guelfi, sostenitori del papato, e i ghibellini, sostenitori dell’imperatore. I guelfi si imposero nel 1268, ma negli ultimi anni del secolo scoppiò una guerra fra due fazioni interne, i guelfi bianchi e i guelfi neri. Dante apparteneva ai bianchi, per conto dei quali aveva ricoperto diverse cariche di governo, e quando i neri conquistarono la città nel 1301, egli non poté più fare ritorno in città (in quei giorni si trovava a Roma come ambasciatore), pena la morte.

Firenze, Casa di Dante
Firenze, Casa di Dante

Dopo l’esilio Dante trovò rifugio a Ravenna dove visse vent’anni. Fu in quegli anni che scrisse la Divina Commedia: l’Inferno fra il 1306 ed il 1309, il Purgatorio tra il 1310 ed il 1314, il Paradiso tra il 1316 ed il 1321, concludendo la sua opera proprio l’anno della sua morte.

Nella Divina Commedia Dante si “leva molti sassolini”, raccontando di bassezze umane, di depravazione morale e di corruzione, soprattutto puntando il dito sull’avarizia.

Dante, ritratto di Sandro Botticelli, olio su tela del 1495, Ginevra, collezione privata
Dante, ritratto di Sandro Botticelli, olio su tela del 1495, Ginevra, collezione privata

Nel girone dell’Inferno Dante mette i politici: la loro superbia, invidia ed avarizia originò la guerra civile a Firenze e li portò a saccheggiare il tesoro del municipio.

Nel girone dell’Inferno Dante mette la Chiesa caduta in condizioni di depravazione morale e corruzione. Nel canto XIX incontra Niccolò III: il papa, con i piedi lambiti dal fuoco, espia la sua sete di potere in terra e preannuncia l’arrivo, in un altro girone, di Bonifacio VIII e di Clemente V che, come lui, si arricchirono con il commercio delle indulgenze.

Dante con la Divina Commedia elenca le cause all’origine delle ingiustizie e delle guerre: superbia, invidia, avarizia, ingordigia. Cause universali che rendono i messaggi di questa grande opera sempre attuali, come anche Roberto Benigni ci ha ricordato con i suoi spettacoli.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

D. Alighieri, La Divina Commedia, commento di Vittorio Sermanti, Milano, Rizzoli, 2015

P. Antonetti, La vita quotidiana a Firenze all’epoca di Dante, Milano, Rizzoli, 1983

R. Arqués, L’Italia del Trecento raccontata da Dante, Storica National Geographic, Dicembre 2015