8 per mille alla Chiesa cattolica ora anche basta

La CEI, Confederazione Episcopale Italiana, dal 1990 gode dei finanziamenti pubblici dell’8 per mille che hanno portato nelle casse dei vescovi 19,3 miliardi di euro; secondo l’ultima relazione della Corte dei Conti, l’incasso nel 2014 è stato di un miliardo e 54 milioni. Come vengono impiegati questi regali dei contribuenti? Servono ad aiutare i poveri ed i bisognosi? Migliaia di appartamenti, abitazioni lussuose, case, cascine, terreni, partecipazioni azionarie sono di proprietà di vescovi e prelati grazie anche al finanziamento pubblico, mentre l’Italia stenta ad uscire dalla crisi e moltissimi italiani sono costretti a vivere con meno di mille euro al mese, quando va bene.

Un’interessante inchiesta dal titolo Monsigor S.p.a. del settimanale L’Espresso (n. 5, 2016) affronta il tema delle ricchezze che fanno capo ai vescovi: a Bologna la curia ha acquistato l’intero pacchetto azionario del gruppo industriale FAAC e sponsorizza la squadra di serie A, a Padova la diocesi possiede 862 appartamenti, case, cascine e più di mille terreni (secondo la ricostruzione del Corriere Veneto), a Trento la curia ha un portafoglio di partecipazioni azionarie da 116 milioni, a Palermo un maxi terreno delle opere pie è stato venduto per essere trasformato in abitazioni lussuose ed uffici. Poi ci sono le appropriazioni indebite di singoli vescovi o prelati: l’ex vescovo di Trapani è stato indagato con l’accusa di essersi appropriato di circa 2 milioni di euro dai fondi dell’8 per mille per comprarsi una grande villa a Monreale, un’altra a Trabia, diversi appartamenti e un’intera palazzina a Palermo; l’ex arcivescovo di Palermo vantava una dote personale di una trentina di immobili; l’ex numero 3 della CEI è finito sotto inchiesta con l’accusa di essersi appropriato di 180 mila euro dai conti della curia.

vescovi

Lo studio della Corte dei Conti evidenzia la totale assenza di trasparenza sull’utilizzo dei fondi dell’8 per mille che i contribuenti italiani regalano al clero e che solo il 23 per cento di quelle somme viene investito per fare beneficenza e per aiutare i più poveri.

Un bilancio pubblico sull’uso dei miliardi avuti dai contribuenti non è mai stato pubblicato, ma credo nemmeno mai richiesto. Ora basta!

Con tutte le somme accumulate ed investite in beni immobili e mobili grazie ai contribuenti italiani, la curia, il clero, la diocesi, ecc. possono mantenersi e fare opere di bene, senza che altre somme vadano ad arricchire un clero già ricco e ad impoverire un popolo già povero. Dio e ricchezza non stanno bene insieme! Forza Papa Francesco che sta cercando di risanare, ma intanto …

sospendiamo l’8 per mille alla Chiesa cattolica, gli italiani ne hanno più bisogno dei vescovi e di tutto il clero.

Cinzia Malaguti

 

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