Letteratura – I. Falcones: La regina scalza

"La regina scalza" di Ildefonso Falcones è un romanzo che parla d’orgoglio, d’identità e di donne coraggiose. Ambientato nella Spagna del Settecento, ai tempi della grande retata contro i gitani, "La regina scalza" racconta le avventure di una comunità gitana e, in particolare, di una famiglia particolarmente legata alla propria identità.

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La regina scalza di Ildefonso Falcones è un romanzo che parla d’orgoglio, d’identità e di donne coraggiose. Ambientato nella Spagna del Settecento, ai tempi della grande retata contro i gitani, La regina scalza racconta le avventure di una comunità gitana e, in particolare, di una famiglia particolarmente legata alla propria identità.

Ambientato nella Siviglia del 1748, La regina scalza entra nel cuore della vita di una comunità di gitani, popolo perseguitato ed oggetto di vessazioni ed ingiustizie, ma è la musica gitana, malinconica ed energica, il filo conduttore delle vicende narrate. La musica gitana, cantata e ballata da Milagros, e la musica degli schiavi neri, cantata da Caridad, rappresentano qui elemento d’unione ed espressione dell’anima di popoli ugualmente perseguitati e sottomessi, gitani e neri.

La musica, il canto, la danza della tradizione gitana sono qui rappresentati come il respiro vitale di questa comunità; d’altra parte, secondo gli studiosi, la comunità gitana ha contribuito come nessun’altra a lasciare un’arte, il flamenco, oggi dichiarata dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’Umanità.

flamencoLa regina scalza racconta la vita dei gitani, perseguitati e spediti in galera perché diversi, perché vivono per le strade, perché fanno i calderai, perché riparano attrezzi e ferrano cavalli e muli.

Diversamente da altre comunità altrettanto vessate nel corso dei secoli, come i neri, i gitani furono in grado di resistere ed evitare le difficoltà in modo quasi burlesco, beffandosi delle autorità e dei loro costanti sforzi per reprimerli.

Quella dei gitani è una comunità etnocentrica, dove ci sono i gitani e tutti quelli che non sono gitani, cioè asserviti a qualcosa, come ad esempio alle leggi ed ai regolamenti scritti spesso per l’interesse di pochi. Il romanzo descrive bene questo atteggiamento burlesco, di scherno, di sbeffeggio dei gitani  verso gli altri, i payos.

A causa del loro stile di vita e della loro emarginazione, i documenti testimoniano la continua discriminazione, le vessazioni e le ingiustizie di cui sono stati oggetto i gitani da parte delle istituzioni, principalmente dei magistrati e dei religiosi. Il romanzo racconta anche di come furono religiosi i finanziatori delle attività di contrabbando del tabacco dei gitani; spesso facevano persino i trafficanti e li si poteva incontrare carichi di merci alla frontiere o per le strade. Non c’era religioso che non fosse coinvolto nel contrabbando di tabacco, o in prima persona, o come acquirente: lo amavano a tal punto, e ne consumavano talmente tanto, che il papa aveva dovuto proibire loro di fiutarlo mentre dicevano messa. Ciò nonostante, i religiosi non avevano nessuna intenzione di pagare le cifre esorbitanti imposte dal re con il monopolio, allora contrabbandavano, finanziavano, nascondevano il tabacco nelle chiese e, dietro gli impenetrabili muri di conventi e monasteri, possedevano addirittura coltivazioni clandestine.

La regina scalza racconta di come i gitani non credano nel Dio dei cristiani e nemmeno nei santi, nella Madonna e nei martiri, ma in un loro dio, Devel; tuttavia non era Devel il Creatore. La madre di tutti i gitani, precedente alla comparsa degli dei, è la Terra. La Terra era la dea madre. I gitani credono nella natura e nel suo potere, nelle guaritrici e nelle fattucchiere, donne anche loro come la Terra, come intermediarie tra il mondo degli uomini e l’altro, superiore e meraviglioso.

La regina scalza racconta della grande retata del luglio 1749 quando intere comunità stanziali di gitani vennero arrestate; gli uomini vennero condotti ai lavori forzati, bambini oltre i 7 anni compresi, mentre le donne ed i bambini piccoli vennero imprigionate.

la-regina-scalzaLa regina scalza racconta anche un po’ della storia di questo popolo indipendente e orgoglioso, in particolare di quella parte di nomadi che si diresse in Spagna, chiamati appunto gitani, in particolare di alcuni fatti storici che li coinvolsero, come la grande retata del 1749. Originari dell’India, i gitani erano arrivati in Europa nel XIV secolo, alcuni attraverso il Caucaso e la Russia, altri dalla Grecia, attraversando i Balcani o percorrendo la costa mediterranea africana. In Spagna erano arrivati alla fine del XIV secolo, in piccoli gruppi di nomadi capitanati da persone che si fregiavano del titolo di conte o duca del “piccolo Egitto”, che affermavano di essere in pellegrinaggio. Sulle prime erano stati ben accolti; i signori per le cui terre transitavano li accoglievano con tutti gli onori e offrivano loro protezione, ma quella disponibilità durò poco. Furono i re cattolici, Ferdinando e Isabella, ad emanare il primo decreto contro quelli che, all’epoca, erano chiamati “egipti”, imponendo loro di lasciare il regno entro sessanta giorni, a meno che non avessero un lavoro regolare o fossero al servizio di un signore feudale. Le pene stabilite per chi disobbediva al decreto regio erano frustate, amputazione delle orecchie, esilio. Nel corso del XVI secolo i decreti si erano susseguiti, ma gli scaltri gitani non obbedivano agli ordini dei sovrani: la loro ansia di libertà ed indipendenza superava qualsiasi ostacolo. La caparbietà dei gitani nel mantenere il loro arcaico stile di vita spinse i monarchi dei secoli successivi a emanare nuove e numerose leggi per cercare di controllarli: fu proibito l’uso della loro lingua e l’abbigliamento tradizionale, il nomadismo, anche nel caso di brevi spostamenti, la tratta di animali, la pratica del mestiere di fabbro ed il commercio; tutte queste leggi e provvedimenti spesso si contraddivano tra loro, avvantaggiando così i gitani: le corti di giustizia o il bargello dei paesi in cui si spostavano non sapevano quali applicare o se era il caso di farlo.  Si tentò di imporre loro dove abitare, ghettizzarli: i gitani potevano vivere e censirsi solo in determinate località del regno. Da lì l’errore di re Ferdinando VI: la grande retata del 1749 coinvolse soprattutto i gitani che rispettavano il decreto, risiedevano nei luoghi indicati dalle autorità ed erano stati regolarmente censiti. I nomadi ed i transumanti, quelli che non erano censiti o vivevano fuori dai luoghi deputati sfuggirono alla persecuzione dell’esercito. L’impossibilità di gestire tanta gente nelle carceri portò poi al decreto di scarcerazione, anche se con alcune limitazioni, alle quali i gitani poterono facilmente evitare grazie alla protezione di alcuni nobili e anche dei preti.

Rappresentazione di musica e danze gitane in una città medioevale
Rappresentazione di musica e danze gitane in una città medioevale

La regina scalza descrive anche alcuni riti tipici della tradizione gitana, per noi occidentali davvero sorprendenti, come la preparazione pre-matrimoniale della ragazza che prevedeva (o forse prevede ancora oggi, chissà?) la deflorazione manuale da parte della matrona della comunità e l’esibizione del fazzoletto sporco di sangue a testimonianza della verginità (perduta) della novella sposa. Due persone sono poi unite in matrimonio dopo che il più anziano della comunità ha spezzato il pane in due affinché, dopo aver salato ciascuno la propria metà, i due sposi se la scambiano.

Leggendo La regina scalza s’impara qualcosa della vita, delle tradizioni e del carattere dei gitani, delle persecuzioni e dei tentativi di assimilazione, in veste romanzata, ma frutto di analisi storica. Ildefonso Falcones con La regina scalza fa anche un passo in più, spingendosi a rappresentare gitani cattivi, sleali e infidi e gitani buoni, fedeli ai principi di lealtà, libertà e identità; i primi sono quelli assimilati ed integrati, i secondi sono quelli della tradizione nomade.

La regina scalza è un grande affresco di una comunità, quella gitana, del Settecento spagnolo, della sua umanità, della sua musica, del suo orgoglio, ma anche dei tentativi controproducenti di assimilazione a tradizioni diverse. La regina scalza è, soprattutto, un grande affresco di donne e del loro coraggio.

Cinzia Malaguti

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