Letteratura – A. D’Avena: Ciò che inferno non è

Ciò che inferno non è è un romanzo di Alessandro D’Avena che rende onore e merito a padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia a Palermo per il suo costante impegno evangelico e sociale.

Ciò che inferno non è non è, tuttavia, una biografia di padre Puglisi; Padre Pino Puglisi è solo uno dei protagonisti del romanzo, insieme con i ragazzi del Brancaccio che la mafia vuole condizionare al malaffare e che padre Puglisi vuole strappare da quella piovra.

Ciò che inferno non è racconta di vite di bambini e ragazzini che vivono nella povertà e nel degrado, terreno fertile per la mafia che ne vuole fare strumenti del suo potere e della sua arroganza; ma quei bambini hanno dentro ancora il seme della vita e dell’amore, basta solo coltivarlo ed è questo che vuole fare Padre Pino Puglisi, ma anche Lucia e Federico. “Metti l’amore e avrai ciò che inferno non è”!

Ciò che inferno non è ha una principale voce narrante: è quella di Federico che vive in un quartiere benestante di Palermo e che, invitato nel Brancaccio da padre Puglisi di cui è alunno, impara a conoscere anche il rovescio della medaglia della vita della sua città. Il rovescio della medaglia della vita della sua città è quello dei bambini che vivono in strada, di furti, di aggressività, sempre all’erta, ma che per padre Puglisi sono come stelle marine spiaggiate in cerca del mare. La seconda voce narrante è quella dello scrittore che osserva e descrive gli stati d’animo di Federico.

ciò che inferno non èAlessandro D’Avena utilizza in questo romanzo uno stile narrativo denso di figure retoriche, soprattutto ossimori e sinestesie; a volte l’uso delle figure retoriche l’ho trovato eccessivo, ma mi rendo conto che, nel complesso, ha il potere di allargare gli spazi dell’immaginazione, di dare aria e luce ad un contesto altrimenti grigio ed opprimente. Con gli ossimori riesce meglio a figurare il dolce nell’amaro e con le sinestesie riesce a dare un tocco di poesia ad un contesto greve.

E’ nella parte finale che il romanzo esprime il meglio di sé. Interessante e pregnante l’elenco delle cinque cose che rimpiangeremo al momento della morte, le uniche reali di una vita, quindi per non avere rimpianti dobbiamo vivere:

  • secondo le nostre inclinazioni e non prigionieri delle aspettative degli altri;
  • non lavorare troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non arriverà mai perché non esiste se non nella nostra testa, trascurando legami e relazioni;
  • trovare il coraggio di dire la verità, di dire abbastanza “ti amo” a chi abbiamo accanto, “sono fiero di te” ai figli, “scusa” quando abbiamo torto e anche quando abbiamo ragione”, senza preferire alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi;
  • trascorrere abbastanza tempo con chi amiamo;
  • cercare di essere felici, facendo fiorire ciò che abbiamo dentro ed attorno, evitando di lasciarci schiacciare dall’abitudine, dall’accidia, dall’egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati.

Ciò che inferno non è è una lettura complessivamente piacevole ed intensa, anche se alcuni capitoli li ho trovati un tantino noiosetti.

Cinzia Malaguti

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