Commercio dell’avorio: la situazione in Africa

30 mila elefanti africani vengono uccisi ogni anno per via dell'avorio delle loro zanne, merce di scambio per i gruppi terroristici locali che anche così si finanziano ricevendo in cambio armi. La legislazione internazionale fa acqua da tutte le parti a causa della complicità di alcune istituzioni locali corrotte o della scarsità di mezzi per combattere il bracconaggio.

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Il commercio illegale dell’avorio, materiale che si ricava – principalmente – dalle zanne degli elefanti, ha portato alla decimazione in Africa di questi splendidi pachidermi. Il pericolo d’estinzione ha indotto la comunità internazionale ad istituire un sistema di monitoraggio (CITES) che però solo in pochi casi trova la collaborazione delle istituzioni locali africane, spesso corrotte.

I responsabili delle stragi di elefanti africani sono i bracconieri ed i terroristi che scambiano le zanne degli elefanti con le armi.

Ogni anno vengono uccisi almeno 30 mila elefanti africani.

In Africa orientale, la causa principale è il bracconaggio, a causa del quale la Tanzania, negli ultimi cinque anni, ha perso il 60 per cento dei suoi elefanti, mentre in Mozambico la popolazione degli elefanti è diminuita del 48 per cento. Qui sono gli abitanti che uccidono i pachidermi in cambio di contanti e rischiando poco visto che le pene, in caso di arresto, sono lievi.

In Africa centrale la situazione è ancora più grave visto che gli elefanti sono uccisi da miliziani e terroristi che si finanziano in parte proprio con il commercio dell’avorio. Essi vanno a caccia di elefanti nei vari paesi africani, si nascondono nelle folte foreste per sfuggire ai ranger locali e poi ritornano nei paesi dove sono ospitati e dove scambiano avorio con armi, munizioni e cibo. Scrive il National Geographic: “In più di una occasione, il viaggio conclusosi con le stragi più terrificanti ha avuto origine in Sudan, un paese che non ha più elefanti, ma protegge le bande di terroristi-bracconieri stranieri ed è la patria dei Janjawid e di altri predoni attivi in tutto il continente“.

E’ dal Sud Sudan, dalla Repubblica Centrafricana, dalla Repubblica democratica del Congo, dal Sudan e dal Ciad, nazioni tra le meno stabili del mondo secondo uno studio dell’associazione Fund for Peace con sede a Washington, che provengono gli uomini che uccidono gli elefanti di altri paesi. Da loro non ce ne sono più e allora li vanno a cercare negli altri paesi africani; le zanne servono a finanziare le loro guerre, ma non si limitano agli elefanti perché dovunque essi vadano depredano villaggi, riducono in schiavitù la gente ed uccidono i guardia-parco che tentano di fermarli. Insomma, un’emergenza nell’emergenza.

E’ la Cina la principale destinazione dell’avorio di contrabbando dove oggetti vari e zanne intagliate vengono vendute a migliaia di dollari.

L’Africa è un continente pieno di problemi, tra guerre tribali, terrorismo, stragi, tagliatori di teste, povertà, corruzione, emigrazioni di massa, bracconaggi e razzie di specie selvatiche e protette, diamanti insanguinati, sfruttamenti vari. Problemi che non rimangono confinati all’Africa, ma che si riversano sull’Europa e l’Occidente, vedi il terrorismo islamico, vedi i migranti, ecc.. Allora, che l’ONU faccia finalmente qualcosa di utile!

Cinzia Malaguti

Fonte: National Geographic, settembre 2015