Acetaia Monari Federzoni di Solara. C’è un momento preciso dell’anno in cui la campagna che abbraccia Solara di Bomporto, nel cuore della pianura modenese, rivela la sua vera natura. È l’autunno, quando la nebbia sale dai fossi, sfuma i contorni dei filari e porta con sé un aroma inconfondibile: acuto, avvolgente, impregnato di legno e mosto cotto. Qui, dove il clima regala inverni gelidi ed estati soffocanti — l’escursione termica perfetta che fa respirare il legno delle botti —, batte uno dei cuori pulsanti dell’Aceto Balsamico di Modena.
A tenere le redini di questa alchimia c’è un’insegna che ha fatto la storia del territorio: Monari Federzoni.

1912: Il coraggio di Elena e quella prima licenza
La storia dell’Oro Nero modenese è costellata di tradizioni familiari, ma quella di Monari Federzoni ha una peculiarità rara: nasce dalla visione e dalla determinazione di una donna.
Siamo nel 1912. Elena Monari gestisce una bottega di generi alimentari nel centro storico di Modena. Tra gli scaffali di spezie e granaglie, la Signora Elena conserva le damigiane di un aceto balsamico denso e profumato, preparato secondo la ricetta di famiglia. Il 12 gennaio 1912 compie un gesto audace per l’epoca: richiede e ottiene dal Ministero la prima licenza ufficiale per la vendita al dettaglio di Aceto Balsamico di Modena.
Non è solo un atto burocratico; è l’atto di nascita di un’industria del gusto. Da quell’angolo di via Moreali, il condimento dei duchi d’Este comincia il suo viaggio per diventare un’icona globale.

Il cuore a Solara: la cattedrale di legno e vigneti
Se le radici sono piantate nel centro di Modena, il polmone agricolo e produttivo dell’azienda ha trovato la sua casa ideale a Solara di Bomporto. Negli anni ’80, per sostenere una richiesta ormai internazionale, la famiglia decide di trasferire la produzione nella campagna circostante.
Oggi, chi arriva a Solara si trova di fronte a uno spettacolo unico:
- Oltre 100 ettari di vigneti di proprietà che incorniciano la struttura, da cui nasce il mosto di uve tipiche (Lambrusco, Trebbiano, Ancellotta).
- La più grande bottaia del territorio, un tempio di silenzio e pazienza dove riposano oltre 5.000 barrique e tini di legno pregiato.
Entrare nella bottaia di Solara è un’esperienza sensoriale quasi mistica. Il soffitto basso trattiene la memoria di decenni di travasi; legni diversi — quercia, castagno, ginepro, gelso — cedono lentamente tannini, aromi e sfumature cromatiche al liquido scuro che riposa al loro interno. È qui che la fisica della pianura incontra il tempo: le soffitte calde d’estate accelerano la concentrazione per evaporazione, mentre i freddi invernali sedimentano e chiarificano il balsamico.

L’impronta femminile: quattro generazioni fino ad oggi
Oltre alla maestosità degli impianti di Solara, ciò che rende affascinante la saga di Monari Federzoni è la sua continuità familiare, guidata da una profonda leadership femminile.
Da Elena, la fondatrice, la testimonianza è passata di generazione in generazione fino a Sabrina Federzoni, che dagli anni ’90 guida l’azienda portando il Balsamico IGP di Modena sui tavoli di oltre 60 Paesi, affiancata oggi dalla quinta generazione con la figlia Vittoria. Un passaggio di testimone che ha saputo fondere il rigore dei controlli di laboratorio (oltre 12.000 test all’anno) con il rispetto per la fermentazione naturale e la cottura lenta dei mosti.
La magia dentro la bottiglia
Cos’è, alla fine, che rende l’aceto balsamico di queste terre così irresistibile? È il contrasto. Un equilibrio perfetto tra l’acidità pungente dell’aceto di vino e la dolcezza avvolgente del mosto cotto. Un goccio versato su una scaglia di Parmigiano Reggiano stagionato, su un risotto al radicchio o su una semplice coppa di fragole fresche non è solo un condimento: è la sintesi liquida della terra modenese.
A Solara, tra i filari ordinati e il profumo di legno antico delle acetaie, il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso. Ed è proprio questo il segreto di Monari Federzoni: aver insegnato al mondo a correre un po’ più piano, giusto il tempo di assaporare una goccia di storia.
Buona vita!
Cinzia Malaguti
