La storia del cinema: anni 90, arriva il digitale

Negli anni ’90 arriva l’immagine digitale e Terminator 2, la realtà diventa meno reale, tutto si può fare con il computer, così il cinema ritorna ad essere spettacolo. Dagli ultimi anni del celluloide con i film di Lars Von Trier, ai film remake che ripropongono in nuove forme film del passato, come quelli di Quentin Tarantino e Gus Von Sant, ai film post-modernisti con mescolanza di stili e giocosità come quelli dei fratelli Coel.

Lars Von Trier è, forse, il regista più rappresentativo degli ultimi anni della pellicola in celluloide, in una sorta di colpo di coda del realismo spinto alla sua massima celebrazione; Lars Von Trier elimina le scenografie, gli attori erano liberi di muoversi dovunque, lui faceva riprese su riprese per poi montare i pezzi che gli sembravano più veri, anche se erano sfuocati e anche se non rispettavano la regola dei 180 gradi del montaggio cinematografico; insomma, la crudezza più pura. Innovativa è in Le onde del destino (1996), la scena finale dove un’inquadratura fissa dall’alto in basso, con due campane che suonano ai lati, rappresentando una vista dal Paradiso. Von Trier disse che un film deve essere come un sasso in una scarpa, cioè deve lasciare un piccolo segno o un piccolo fastidio; egli fu il regista più discusso del suo tempo.

Terminator 2 di James Cameron, scena del film

A parte qualche regista di nicchia, il cinema degli anni ’90 utilizza sempre di più immagini generate a computer e perfettamente integrate con i personaggi reali. E’ stato così possibile realizzare film come Jurassik Park (1993) di Steven Spielberg dove dinosauri generati a computer interagiscono con gli attori e Titanic (1997) di James Cameron dove le inquadrature in campi lunghi riescono a darci l’idea della lunghezza dello scafo e l’altezza del salto di salvataggio, raccontandoci una tragedia come se fosse stata davvero filmata.  E’ stato così possibile realizzare film come Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991) di James Cameron dove la rappresentazione di una figura in metallo liquido si trasforma in un attore reale.

Titanic di James Cameron, scena del film

Con il cinema degli anni ’90, la realtà perde così parte della propria concretezza, fino ad arrivare a film come Toy Store (1995) di John Lasseter, il primo fatto completamente a computer e a Guerre Stellari ep. 2 (2001-2002) girato senza mai usare la pellicola.

Il cinema degli anni ’90 ha un’altra importante caratteristica: la riedizione di film del passato, secondo l’idea che non esistano grandi verità da raccontare e che tutto sia in realtà riciclato; si faceva, insomma, cinema sul cinema, i film citavano film. Tipico esempio è Psycho (1998) di Gus Von Sant, un remake del famoso Psycho di Hitchcock; nel film di Von Sant, le inquadrature e i dialoghi sono gli stessi, ma alcuni particolari denotano la personalità del regista, dando un’impronta personale alla pellicola. Altri remake famosi del cinema degli anni ’90 sono Schindler’s List (1994) di Steven SpielbergL.A. Confidential (1997) di Curtis Hanson, Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme, tutti e tre derivano da seri film di genere degli anni ’40, realizzati in nuove forme.

Altri film che riproducono scene già viste in altri film del passato sono Pulp Fiction (1994) e Le iene (1992) di Quentin Tarantino; Tarantino è un regista che ha amato e ama fare cinema sulla storia del cinema. Nei suoi film c’è un gusto post-modernista, ironico, giocoso, reso da una mescolanza di stili che vogliono rappresentare una realtà multipla e frammentata. Il post-modernismo degli anni ’90 è anche il cinema eccentrico e tecnicamente impeccabile di Joel Coel & Ethan Coel, maestri della precisione visiva e narrativa che hanno affinato in una visione del mondo comica e dissonante; citiamo di quel decennio, Crocevia della morte (1990) e Il grande Lebowski (1998).

Con Gus Von Sant assistiamo anche all’introduzione nel cinema del mondo dei videogiochi, non per gioco, ma per riprendere la logica dell’avanzamento, del camminamento da un punto ad un altro; Von Sant riprende le persone che camminano, con insistenza, in una sorta di ossessione della bellezza del camminare.

L’uso dell’immagine digitale viene anche usata per suggerire un mondo interiore, come ha fatto Jane Campion in Lezioni di piano (1993), dove una giovane ragazza sta guardando attraverso le sue dita, che sembrano sipari rossi che si aprono sulla sua vita; per questo film la Campion ricevette la Palma d’Oro.

Altri registi utilizzarono le potenzialità del cinema digitale realizzando film satirici, uno su tutti Starship Trooper (1997) di Paul Verhoeven, una presa in giro dei soldati macho, dove si rappresenta la minaccia al genere umano portata da insetti alieni, interamente creati a computer.

Con il cinema degli anni ’90, ogni tipo d’immagine, facilmente generata a computer, fa perdere alla realtà parte della propria concretezza, ma ci guadagna in potenzialità evocative e spettacolo.

Cinzia Malaguti

Videografia: Video documentari The story of film su Rai Play

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