La bellezza senza tempo

La natura ci ha fornito la capacità di percepire il bello per sopravvivere, prosperare ed evolverci, ecco perché l’industria estetica è così fiorente, ma i canoni di bellezza cambiano continuamente, influenzati dai media. La bellezza universale, dunque, non esiste, ma esiste quella luce che viene da dentro, quell’armonia del momento, bellezza che è dappertutto, bellezza senza tempo. Vediamo l’evoluzione del concetto di bellezza nei secoli e cosa ci aspetta nel futuro.

L’ideale estetico degli uomini primitivi lo abbiamo scoperto osservando le sculture del paleolitico, risalenti all’età della pietra; sono intagliate in osso, pietra o avorio e rappresentano figure femminili caratterizzate da corpi carnosi dove il volto, le braccia e le gambe sono appena abbozzate, mentre seni, fianchi e ventre sono marcati ed abbondanti; esse evidenziano la fertilità della donna e la sua importanza per la sopravvivenza della specie, in un’epoca in cui l’ideale della bellezza femminile era legato alla fertilità e le riserve di grasso erano associate a maggiori chance di sopravvivenza in tempi di carestia, un concetto di bellezza legato alla funzionalità.

La bellezza femminile nelle sculture primitive
La bellezza femminile nelle sculture primitive

I greci antichi sono stati i primi a studiare la teoria della bellezza, le sue proporzioni matematiche, il suo rapporto con la virtù e ci hanno tramandato la storia del mito di Elena di Sparta, poi divenuta Elena di Troia, figlia di Zeus, la donna più bella del mondo e di tutta la storia, una donna la cui bellezza ha ossessionato l’uomo per secoli. L’ideale greco di bellezza femminile, tuttavia, risale a prima di Elena perché la loro dea della bellezza, dell’amore e della fertilità era Afrodite; una bellezza dunque deificata, esaltata. C’è poi la storia di Frine accusata di empietà, ma assolta perché tanta bellezza non poteva che essere un dono divino, quindi sarebbe stato un sacrilegio ucciderla.

Da un concetto di bellezza funzionale, si è passati, dunque, alla bellezza estetica degli antichi greci, fino a quella –  a volte esasperata – del mondo contemporaneo e influenzata dai media e dalle mode.

Se veniamo, infatti, ai tempi moderni, troviamo lo studio di Daniel S. Hamermesh pubblicato nel libro La bellezza paga, dove dimostra che, a prescindere dalla razza e dal credo, chi ha un bel aspetto trova più facilmente un impiego, ottiene posti di lavoro migliori e guadagna di più, circa il 17 per cento in più di chi è meno bello. Parrebbe un mondo superficiale, dove conta poco il talento, ma in realtà la bellezza estetica è da considerare come un valore aggiunto, una marcia in più, ma che non identifica la persona nella sua totalità.

Più di recente, sta venendo fuori un concetto di bellezza più psicologico e meno biologico, una bellezza che non è più legata alla giovinezza, una bellezza senza tempo, da cercare dentro di sé, multiforme come multiforme è la natura. Così intesa, la bellezza è dappertutto, è l’armonia del momento. La bellezza del XXI secolo fa rima con armonia, non più solo con estetica, sono le forme interne dell’essere che danno quella luce all’esterno e che determinano l’armonia dell’insieme, la bellezza dell’anima che si riflette all’esterno, la bellezza senza tempo.

Per il resto, per l’estetica, l’intelligenza artificiale ci riserva sorprese nel futuro; essa, infatti, potrà migliorare l’uso dei trattamenti cosmetici, processando i dati riferiti all’interazione tra epidermide e ambiente, cosicché potremo – ad esempio – usare la crema più adatta al nostro tipo di pelle, a seconda del suo stato e delle condizioni ambientali.

Cinzia Malaguti

Videografia: video documentario The sense of beauty – La bellezza universale su Rai Play

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