Il surrealismo di Joan Mirò

Per amare Joan Mirò bisogna comprendere la sua arte, insomma non è amore a prima vista; essa non è più rappresentazione più o meno realista di soggetti, bensì una poetica surrealista che affida il messaggio all’inconscio, alla casualità delle associazioni psichiche, agli automatismi dei processi espressivi.

Joan Mirò
Joan Mirò

Con André Masson è tra i fondatori del movimento surrealista, di cui è il primo a rilevare un’accezione non figurativa che sfocia in un vero astrattismo lirico dove la stessa opera ha infiniti modi di essere compresa.

Della pittura surrealista, l’arte di Joan Mirò raccoglie il concetto di spregiudicata libertà espressiva e di totale interferenza tra arte e vita, in una prospettiva di positività. Ciò che, però, lo distingue da altri surrealisti, come Salvador Dalì o Max Ernst, è la sua leggerezza, il guizzo del segno, la frequente allegria del colore, pur con una preferenza per il nero, inteso come paradiso della pittura, inizio e fine di tutto.

Joan Mirò, Senza titolo
Joan Mirò, Senza titolo

Joan Mirò nacque a Barcellona, Spagna, nel 1893; la sua prima mostra personale è datata 1918; nel 1920 si stabilì a Parigi dove incontrò Pablo Picasso, poi durante la guerra trovò rifugio a Maiorca, sull’isola spagnola omonima, dove – peraltro – trascorse gli ultimi anni della sua lunga vita. Mirò morì a 90 anni dedicandosi non solo alla pittura, ma anche sperimentando nuove forme espressive che andassero oltre la pittura.

Le sue opere sono state molto influenzate dall’arte orientale e, in particolare, dai lavori dei calligrafi giapponesi a cui rimandano segni e guizzi tipici dei suoi quadri.

Joan Mirò, Senza titolo
Joan Mirò, Senza titolo

Joan Mirò aveva l’abitudine di lavorare contemporaneamente su più opere, “Il mio studio è come un orto ed io sono il giardiniere” diceva, su pochi temi (donna, uccello, sole, luna, paesaggio, personaggio) e con una tavolozza di colori basica, cioè con pochi colori in cui privilegiava l’uso del nero, per lo più per riempire e definire.

La fine degli anni ’20 del Novecento rappresentano un punto di svolta artistico per Joan Mirò; è in quel periodo che egli decide di “assassinare” la pittura, elaborando opere che uniscono pittura e scultura in una sorta di collage tridimensionale; al riguardo, egli recuperava oggetti che casualmente trovava e li trasformava in soggetti per le sue opere; è così che Mirò creava quella interferenza tra arte e vita tanto cara ai surrealisti. Egli disse: “Le forme germogliano e mutano, si interscambiano e così creano la realtà di un universo di segni e simboli.

Mirò tra pittura e scultura, opera realizzata con carta vetrata
Mirò tra pittura e scultura, opera realizzata con carta vetrata

Tra le forme espressive che sperimentò ci fu anche l’uso della trementina che egli, dopo aver pulito i pennelli, gettava sulla tela vergine creando una sorta di reticolato di sfondo di grande effetto.

Mirò! Sogno e colore è il titolo di una mostra dedicata a questo trasgressivo ed anticonformista artista surrealista spagnolo, allestita a Bologna, Palazzo Albergati, fino al 17 settembre 2017; la mostra bolognese ripercorre la carriera artistica di Joan Mirò con l’esposizione di oltre 130 opere provenienti dalla Fondazione Pilar i Joan Mirò di Maiorca. Orari di apertura mostra a Palazzo Albergati, via Saragozza 28, Bologna: tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00.

Cinzia Malaguti

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