Il social lending, ovvero il prestito tra privati

Il "social lending" é il prestito tra privati gestito interamente on line tramite siti autorizzati dalla Banca d'Italia. In Italia sono al momento (agosto 2015) solo due: Smartika e Prestiamoci. Dopo aver fatto alcune simulazioni, posso dire che, attualmente, i vantaggi per chi richiede denaro sono inesistenti, mentre un po' meglio va per chi ha denaro da investire. Vediamo perché.

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Il social lending é il prestito tra privati gestito interamente on line tramite siti autorizzati dalla Banca d’Italia. In Italia sono due: Smartika e Prestiamoci.

L’idea di mettere in contatto chi ha soldi da investire e chi ha bisogno di un prestito senza passare dall’intermediazione e dal potere delle banche é buona, tuttavia, dopo aver dato un’occhiata ai due siti e aver fatto delle simulazioni, posso affermare che i vantaggi sono davvero irrisori, almeno alla data in cui scrivo (agosto 2015).

Per entrambi i siti, il tasso d’interesse sul prestito dipende dal grado di rischio del richiedente e viene definito solo dopo le verifiche effettuate a seguito dell’inoltro dei documenti; le informazioni richieste sono quelle essenziali (reddito, proprietà, altri prestiti in essere, ecc.), ma l’iter è piuttosto breve; sono previste 3 soluzioni per il rimborso delle rate (12, 24 o 36 mesi) e sono da pagare le commissioni, le spese per l’incasso delle rate ed il bollo annuale alla società che gestisce l’iter e la piattaforma on line.

Cosa c’è di diverso rispetto all’intermediazione di una banca, vi chiederete. La differenza ha a che fare con l’incontro diretto tra domanda ed offerta di denaro perché sono i prestatori a decidere se, quanto e a chi prestare il loro denaro; una domanda di credito potrebbe anche non essere accettata, ma è più probabile che possa essere comunque accettata con la penalizzazione di un tasso d’interesse più alto, lasciando tuttavia al richiedente prestito la decisione finale se accettare o meno la proposta. Per chi domanda un prestito, il TAEG (il costo reale del prestito, quello comprensivo di tutte le spese) può risultare anche non conveniente, dipende dalla situazione creditizia personale del singolo, ma l’accessibilità al credito è superiore rispetto ai canali tradizionali, potendo essere concessi anche ad autonomi e partite iva, anche se al prezzo di un tasso più oneroso. Sul fronte dei prestatori c’é il vantaggio di poter decidere, pur nell’anonimato, quali progetti finanziare (Prestiamoci), l’interfaccia con il cliente rimane il sito; l’interesse anche per piccole cifre é interessante rispetto a quello misero delle banche, ma le regole sono ancora poche e non si sa cosa succeda nel caso di fallimenti.

Concludendo trovo che il sociale lending, così com’é oggi, sia interessante solo per chi ha difficoltà di accesso al credito bancario, a patto che sia disposto a pagare un costo maggiore che, tuttavia, é inferiore a quello applicato sulle carte revolving bancarie. Per chi ha soldi da investire può diventare un’interessante alternativa ai depositi bancari, sia per quanto riguarda il lato sociale (la possibilità di conoscere i progetti che vengono finanziati), sia per quello economico (migliore interesse per cifre piccole).

Cinzia Malaguti