Il raptus

Platone aveva già detto tutto (o quasi): “Il malvagio diviene malvagio per qualche sua prava disposizione del corpo e per un allevamento senza educazione“. Gli studi e le ricerche contemporanee non hanno fatto che confermare che il raptus è il risultato di una convergenza di fattori genetici ed ambientali.

Studi recenti hanno mostrato che la presenza di determinati alleli di geni che intervengono nel metabolismo dei neurotrasmettitori cerebrali può sviluppare comportamenti antisociali e commettere crimini, ma si parla di maggior rischio non di determinazione. In sostanza, queste mutazioni rendono i soggetti colpiti più permeabili all’ambiente in cui crescono: essi saranno più violenti se si trovano in una famiglia disfunzionale, ma trarranno vantaggi da un’educazione adeguata. Comunque, si parla sempre di predisposizione e non di certezza: ci sono famiglie disastrate e disfunzionali i cui figli diventano, comunque, brave persone e ci sono famiglie “perfette” culla di soggetti violenti e antisociali.

Raptus, dipinto, Paolo Benedetti, 2010
Raptus, dipinto, Paolo Benedetti, 2010

Il raptus è, dunque, il risultato di un puzzle complesso dove più fattori genetici e più fattori ambientali contribuiscono a determinare una grave difficoltà a controllare i propri impulsi che, comunque, comporta la responsabilità dei soggetti in questione. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’esplosione o il cortocircuito emotivi che scatenano il raptus sono soggetti al libero arbitrio, mantenendosi intatta la capacità d’intendere e di volere. Sono rari i casi in cui il fattore genetico è così rilevante da ridurre la responsabilità individuale.

Gli psicologi e psichiatri s’interrogano sulle possibilità di prevenire i raptus, ma la complessità del fenomeno è tale che solo nei casi delittuosi s’interviene con la prigione, ma ahimè a cose fatte, ed in quelli socialmente e clinicamente più gravi s’interviene con internamenti in una struttura o alla libertà vigilata terapeutica con un percorso di controllo affidato ai dipartimenti di salute mentale. Rimane, comunque, il fatto che, al di là degli episodi acuti, gli educatori (famiglia, scuola, medici di base, comunità) dovrebbero avere la necessaria attenzione e preparazione per notare ed intervenire sulle prime avvisaglie di alterazione aggressiva del comportamento.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

Mente & cervello, n 133

U. Fornari, Follia transitoria. Il problema dell’irresistibile impulso e del raptus omicida, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *