Il Cinquecento a Firenze

Michelangelo, Giambologna, Pontormo, Donatello, Bronzino, Rosso Fiorentino, sono tra i nomi più prestigiosi del Cinquecento a Firenze, un periodo che vide il consolidarsi del mecenatismo artistico che tanto aveva a cuore l’arte e gli artisti, stimolati nella loro personale e ricercata maniera espressiva; allo stile armonioso del Cinquecento ne seguì uno più teatrale e seducente, voluto dalla Controriforma ecclesiastica. Una bella mostra a Palazzo Strozzi, Firenze, espone significativi capolavori del Cinquecento fiorentino, fino al 21 gennaio 2018.

L’arte del Cinquecento fu l’età della maniera (manierismo), uno stile dettato dal personalismo nella rappresentazione pittorica di scene, anche e soprattutto religiose, decisamente raffinato, autoreferenziale e decorativo; il manierismo vide, negli artisti che lavoravano a Firenze, gli esponenti più eccentrici. Ne seguì uno stile, quello del Seicento, meno liberale e volto alla fascinazione dottrinale, voluto dalla Chiesa cattolica della Controriforma.

Un esempio molto significativo del Cinquecento a Firenze, ci viene dato dall’interpretazione della Deposizione di Cristo, dove Rosso Fiorentino, Pontormo e Branzino, dipingono la loro personale visione dell’evento, in tre diverse e ben distinte pale d’altare. Nella Deposizione dalla croce (1521) di Rosso Fiorentino, il tema della morte di Cristo è sviluppato con una pittura arcaizzante e visionaria; le figure si muovono contro un fondo azzurro astratto che si adegua ai cieli che erano stati affrescati in una cappella a Volterra, sua originaria destinazione; il dipinto si trova abitualmente (quando non è in giro per mostre temporanee) nella Pinacoteca di Volterra.

Nella Deposizione (1525-1528) del Pontormo, l’artista fissa il momento del distacco tra Madre e Figlio: il corpo di Cristo non viene trasferito nella tomba, che al pari della croce non appare nel dipinto, ma calato sull’altare; il dipinto si trova abitualmente nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze.

In Cristo deposto (1543-1545 ca) del Bronzino, il corpo di Cristo viene esibito quale offerta eucaristica per la salvezza comune; la pala venne realizzata su commissione del duca Cosimo de’ Medici per la cappella di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio, ma fu poi donata al segretario dell’imperatore francese Carlo V che la pose nella propria cappella funeraria a Besancon; il dipinto si trova abitualmente al Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie a Besancon (Francia).

La libertà espressiva del Cinquecento a Firenze spazia dal sacro al profano e allora troviamo opere allegoriche come quella seducente del mito profano di Amore e Psiche (1589) di Jacopo Zucchi, conservata abitualmente alla Galleria Borghese, Roma e quella di Venere e Amore (1575-1580) di Alessandro Allori, conservata alla Galleria degli Uffizi a Firenze; troviamo sculture meravigliose, come la Venere Fiorenza (1571-1572) del Giambologna.

Il Cinquecento a Firenze, mostra Palazzo Strozzi

La mostra Il Cinquecento a Firenze, Palazzo Strozzi, espone le opere che ho descritto ed altre interessanti di quel periodo artistico che si colloca tra l’armonioso realismo rinascimentale e l’ammaliante barocco; fino al 21 gennaio 2018 si possono ammirare, in una volta sola, opere di grande pregio e valore di grandi artisti che a Firenze trovarono ispirazione e libertà espressiva.

Cinzia Malaguti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *