Giorgio De Chirico a Ferrara

Ho avuto l’occasione di conoscere l’arte del pittore Giorgio De Chirico visitando la mostra a Ferrara Metafisica e avanguardie a lui dedicata. Giorgio De Chirico trascorse alcuni anni nella città estense, come militare, durante la prima guerra mondiale e la mostra espone proprio i suoi dipinti del periodo ferrarese, dal 1915 al 1918.

Esponente della pittura metafisica che vuole rappresentare ciò che è oltre l’apparenza fisica della realtà, Giorgio De Chirico ha dipinto un mondo segnato dall’esperienza dell’assurdità della guerra, dove l’umanità ha perso la sua anima, diventando manichini, inermi. 

Il mondo pazzo rappresentato da Giorgio De Chirico è allora un mondo fatto di cose, non di persone, un mondo irrazionale che solo l’arte può risvegliare, pungolandolo; ecco allora che prendono significato i suoi oggetti appuntiti che vogliono penetrare la realtà, andare oltre la superficie per generare il cambiamento.

Giorgio De Chirico nacque in Grecia nel 1888 da benestanti genitori italiani che gli fecero studiare pittura al Politecnico di Atene e all’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Monaco di Baviera. Giunse a Ferrara nel 1915, all’età di 27 anni, come militare, e qui nel 1917 conobbe Carlo Carrà; l’incontro con Carrà risulterà determinante per l’avvio di quella scuola che sarà chiamata “scuola metafisica“, alla quale parteciperanno in modi diversi Filippo de Pisis e Giorgio Morandi.

Giorgio De Chirico dipinge molti “quadri nel quadro“, ma lo fa in un modo nuovo, originale: sono pezzi scomposti di realtà, una realtà sempre fatta di cose, biscotti, girandole da fiera, lunghi pani appena sfornati e varie stranezze, incorniciate alla presenza di squadre e barre di legno di varie forme, in un insieme che ha il solo scopo di destabilizzare ogni certezza. Ciò che dovrebbe essere finto, cioè il quadro, sembra vero, mentre ciò che dovrebbe essere vero, cioè l’ambiente in cui il quadro si trova, è un enigma. Reale e irreale cozzano l’un con l’altro e rivelano l’illogicità del mondo.

De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917, collezione privata
De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917, collezione privata

Dopo la fine della prima guerra mondiale, Giorgio De Chirico partecipò a importanti mostre d’arte come la Biennale di Venezia (1924 e 1932) e la Quadriennale di Roma (1935); nel 1936-37 si trasferì a New York dove le sue opere ottennero un discreto successo e nel 1944 ritornò in Italia, a Roma, dove morì nel 1978.

Il periodo ferrarese è indubbiamente stato per Giorgio De Chirico un grande momento di maturazione e sviluppo della sua arte; trovo che i dipinti più belli ed interessanti dell’artista siano proprio quelli relativi al periodo di permanenza nella città estense.

Cinzia Malaguti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.